Popolazione trevigiana, Barbiero (Spi Cgil): «Crescono gli over 65, sempre meno giovani»

L’analisi del Centro Studi del Sindacato dei Pensionati della CGIL evidenzia lo squilibrio, con future ripercussioni sulla tenuta complessiva del sistema socio-economico della Marca

L’immagine della Marca riflessa nell’andamento demografico degli ultimi nove anni: questo l’oggetto del recentissimo studio condotto dal Centro Studi del Sindacato dei Pensionati trevigiani della CGIL, che tiene conto dei dati ISTAT al 1° gennaio 2020 nei 94 comuni della provincia. Tra il 2012 e il 2020 i residenti passano da 876.051 a 888.309 (più 12.258). Gli over 65 anni sono cresciuti complessivamente di quasi 28mila unità, con un aumento del 16,4%. La popolazione attiva (15-64 anni) ne ha perse invece oltre 4.200 (-0,7%) e, ancor più preoccupante, i giovani (0-14 anni) sono diminuiti di quasi 11.424 unità segnando in quasi dieci anni una percentuale pari a 8,6 punti percentuali in meno. Un calo che, a guardar bene, è quasi completamente assorbito dalla fascia dei piccolissimi (0-6 anni) diminuita del 20%, con la conseguente difficoltà di gestione degli asili e la sempre più diffusa tendenza ad accorpare le classi delle elementari. Con un saldo negativo oltre le 300 unità di giovanissimi perse sono i comuni di Villorba (-321), Paese (-346), Castelfranco Veneto (-372), Mogliano Veneto (-414), Casale sul Sile (-452) e Montebelluna (-476).

L’obiettivo dichiarato dello studio è tracciare un quadro della struttura della popolazione trevigiana, della sua composizione e del cambio generazionale, per supportare la contrattazione sociale con le Amministrazioni comunali della Marca. Tra gli indici utilizzati, allora, quello che guarda alla relazione tra soggetti attivi e non, quello di vecchiaia che misura il rapporto tra il numero di anziani ogni 100 giovani, e la variazione percentuale nella fascia 0-14 anni nel periodo di riferimento. Il tutto per capire la sostenibilità del carico economico e sociale che pesa su chi produce reddito da lavoro e su quali risorse dovranno contare, da qui in futuro, i Comuni e l’Azienda Sanitaria per erogare servizi mirati a nuovi e a crescenti bisogni di una società sempre più anziana.

Alcuni numeri a livello provinciale. «Che anche nella Marca gli anziani, da tempo, fossero in progressivo aumento era trend già noto - illustra Anna Rita Contessotto del Centro Studi dello SPI CGIL - Meno evidente ai più, che gli squilibri generazionali fossero così elevati, con un indice di vecchiaia aumentato di 35 punti dal 2012 ad oggi. E infatti alcuni comuni sono ormai al limite della sostenibilità, con variazioni territoriali tuttavia molto marcate tra una zona e l’altra, con picchi estremi tra Tarzo (246%) e Loria (102%). Osservando poi la fascia degli over 75 si nota che nel 2020 le donne superano di 20mila unità gli uomini, con una differenza particolarmente elevata tra gli ultra ottantacinquenni, fascia più vulnerabile dove si concentrano rischi economici e socio-sanitari maggiori: 9.586 uomini contro 21.031 donne».

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«Un quadro complessivo preoccupante che dovrebbe far scattare il campanello dall’allarme a tutti gli attori istituzionali, Comuni e Ulss 2, attivi nella programmazione socio-sanitaria e nella gestione socio-economica del territorio, sui cui tavoli come sindacato trevigiano, dati alla mano, porremo ancora una volta richieste e proposte - afferma Paolino Barbiero, segretario generale SPI CGIL di Treviso - Perché l’indice di vecchiaia in impennata, rapida e costante, e la mancata compensazione del ricambio generazionale richiedono misure urgenti di welfare territoriale e politiche demografiche in grado di invertire la tendenza per recuperare equilibrio e sostenibilità economica e sociale».

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