Sindaco infermiere in rianimazione: «Vi racconto il Coronavirus»

Intervista a Mauro Migliorini, primo cittadino di Asolo, impegnato da metà marzo all'ospedale San Valentino di Montebelluna per il Coronavirus: «E' stato un ritorno a casa»

Il sindaco Mauro Migliorini nel reparto di Rianimazione del San Valentino (Riproduzione riservata)

Due mesi in prima linea nel pieno dell'emergenza Coronavirus. Un'esperienza impossibile da dimenticare per il sindaco di Asolo, Mauro Migliorini, richiamato dall'Ulss 2 per prestare servizio nel reparto di Rianimazione dell'ospedale di Montebelluna. Lo abbiamo voluto intervistare oggi, giovedì 28 maggio, in un momento in cui il contagio nella Marca è stato quasi azzerato grazie all'enorme lavoro svolto da tutto il personale sanitario. La sua è una testimonianza diretta dell'emergenza vissuta negli ultimi mesi:

-Quando ha deciso di tornare a prestare servizio in Rianimazione?
«Dopo i primi casi registrati in Veneto temevo che la situazione si sarebbe potuta aggravare. Avevo parlato con la mia famiglia della possibilità di mettere in pausa l'incarico di sindaco per dedicarmi a tempo pieno al lavoro come infermiere. A metà marzo è arrivata la chiamata dell'Ulss 2 e ho iniziato a prestare servizio nel reparto di Rianimazione dell'ospedale San Valentino a Montebelluna. E' stato come tornare a casa. Avevo già lavorato in passato per questo reparto ed era stata una delle esperienze professionali più importanti della mia vita, così come gli ultimi due mesi vissuti in piena emergenza. Dallo scorso 4 maggio sono uscito dal reparto di rianimazione per occuparmi del monitoraggio costante dei dipendenti dell'ospedale San Valentino, sempre per conto dell'Ulss 2. Il reparto aveva sei posti letto prima dell'emergenza: li ha dovuti raddoppiare portandoli a 12. Tra medici, infermieri e operatori oltre 40 persone prestavano servizio per garantire assistenza continuata ai pazienti. Il periodo peggiore è stato verso la fine di marzo, poco dopo il mio arrivo. Dalla metà di aprile in avanti, invece, la situazione ha iniziato a migliorare a vista d'occhio. Oggi dedico la prima metà della settimana al lavoro in ospedale, la seconda metà e parte del weekend al mio ruolo come sindaco di Asolo».

-Come si è svolto il lavoro nel reparto?
«Devo dire che questo virus mi ha sorpreso: prima di tutto per la sua complessità assistenziale. Non è una banale influenza, colpisce molti organi del nostro corpo e necessita di cure lunghe e impegnative sia per il paziente che per chi deve metterle in pratica. Tutte le persone ricoverate sono arrivate in ospedale con febbre alta e grandi difficoltà respiratorie. Una delle tecniche adottate per aiutarli è stata quella della "pronazione". Metterli a pancia in giù per farli respirare con più facilità. Fondamentale anche il lavoro dei fisioterapisti che hanno consentito ai pazienti una prima riabilitazione già durante il periodo di ricovero in reparto. Tantissime le storie che si sono succedute nelle scorse settimane. Ricordo, tra le tante, qualla di una ragazza di 23 anni riuscita a guarire con successo dal virus. La cosa che più mi ha colpito però è stata un'altra. Quasi nessuno dei pazienti che stavano per essere dimessi dal reparto di Rianimazione ricordava il periodo del loro ricovero. Avevano memoria solo di quando avevano iniziato a stare male ma non gli sembrava possbile di aver contratto il virus ed esserne guariti».

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-I cittadini di Asolo come hanno preso la sua scelta?
«Conoscevo bene il valore dei miei concittadini ma non mi aspettavo di ricevere così tante dimostrazioni di vicinanza e affetto. Gli asolani hanno capito da subito la mia esigenza di tornare in servizio nel pieno dell'emergenza. Ho cercato comunque di rimanere sempre aggiornato sulle novità che accadevano in paese, sentendomi ogni giorno con il vicesindaco e organizzando un summit settimanale per fare, di volta in volta, il punto della situazione con i colleghi della giunta. L'affetto e la vicinanza dei concittadini mi porta a credere che ci sia speranza per il futuro. Il virus non è sparito ancora, dovremo imparare a conviverci nei prossimi mesi, stando attenti a seguire tutte le norme di prevenzione, a partire dall'uso della mascherina. Sarà una sfida davvero importante. Da parte mia volevo concludere ringraziando i cittadini di Asolo che hanno rispettato le norme fino ad ora e rivolgendo un pensiero speciale al primario Moreno Agostini e alla caposala Bianca Trento del reparto di Rianimazione dell'ospedale di Montebelluna per la loro accoglienza e per essere riusciti a farmi sentire di nuovo a casa in un momento così difficile».

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