Opere pubbliche: «In arrivo una "pioggia" di milioni di euro su Treviso»

Il sindaco Conte parla del bilancio dei primi due anni di mandato. Tra gli obiettivi futuri una caserma Salsa come nuovo "polmone verde", il "no" alle antenne 5G e l'idea di Suoni di Marca 2020 a Villa Margherita

Il sindaco Mario Conte

Nell notte tra il 10 e l'11 giugno 2018 Treviso ha visto l'inizio di una nuova era leghista in città, un repentino cambio di rotta, un ritorno al passato dopo i cinque anni trascorsi dall'ex sindaco Giovanni Manildo a Ca' Sugana, un periodo legato maggiormente all'area della sinistra politica. Quella notte, però, le urne hanno portato alla ribalta Mario Conte, giovane candidato di fiducia della Lega tanto da essere appoggiato su più fronti, a partire da Salvini e Zaia fino ad arrivare allo "Sceriffo" Gentilini. A due anni esatti dal suo insediamento in Municipio abbiamo quindi voluto incontrarlo per fare con lui il punto della situazione nel capoluogo dopo due anni di mandato, tra progetti passati e futuri.

Sindaco, sono passati due anni esatti dal suo insediamento a Ca’ Sugana e da quel momento sono cambiate tante cose, sia per lei che per la città. Siete soddisfatti, come Amministrazione, di quanto fatto fino ad oggi?

«Sono pienamente soddisfatto di quello che è stato fatto, soprattutto se consideriamo che siamo un'Amministrazione nuova e giovane, che ha preso per mano tutta una serie di problematiche che si erano arenate nel tempo e mai più risolte. Noi invece abbiamo preso tutto "per le corna" e siamo arrivati al traguardo, con dei risultati importanti per la nostra città, uno su tutti il salvataggio del Teatro Comunale Mario Del Monaco, un tema tanto caro ai trevigiani. Si tratta infatti di un simbolo della nostra cultura, della storia della città, una partita che non è stata per niente facile da concludere, sia da un punto di vista burocratico che legale. Il risultato è però sotto gli occhi di tutti, con gli spettacoli che sono persino triplicati rispetto a prima e gli abbonamenti raddoppiati, il tutto anche grazie ad un team che lavora con energia ed entusiasmo. Inoltre, abbiamo fatto tutta una serie di interventi di manutenzione e di sistemazione di molteplici piccoli problemi nei quartieri, a partire da via San Vitale che con le ultime piogge, ad esempio, non è più andata sotto acqua. Insomma, tanti interventi che si sono rivelati fin da subito risolutivi, soprattutto in quelle zone che negli anni erano risultate maggiormente critiche. E' chiaro però che riassumere in breve due anni di mandato è proibitivo perché veramente in ogni settore abbiamo fatto qualcosa di straordinario: dalla programmazione culturale al rilancio del Distretto del commercio, all'incremento del turismo, della politica ambientale e giovanile a quello per lo sport e la famiglia. Ovviamente, oltre ad aver già raccolto i risultati di questi primi due anni di programmazione, abbiamo anche seminato tantissimo e oggi, nonostante il periodo legato al Covid-19, per la città si prospetta un periodo di grandi investimenti, sia diretti che indiretti. Ci saranno grandi opere come il completamento del Museo Bailo che vede impegnati ben 3 milioni di euro, o ancora la riqualificazione del quadrante generale della stazione. Insomma, è in arrivo una "pioggia" di milioni di euro su Treviso che ci farà fare un grande salto di qualità. Quindi, ottimo il bilancio di questi primi due anni da sindaco e non vedo l'ora di ripartire con grande energia, come sempre».

In riferimento all’ex caserma Salsa, questa potrebbe divenire una sorta di “Cittadella delle Istituzioni bis”. In che modo il Comune di Treviso interverrà per il suo recupero?

«L'ex caserma Salsa diverrà un punto di unione tra i quartieri di Selvana e Santa Maria del Rovere, perché il nostro obiettivo è quello di creare un nuovo polmone verde con una pista ciclabile a collegare le due zone. Per quanto concerne però la metà dell'area di proprietà del Demanio, lì nei prossimi anni si sposteranno sia la sede della Guardia di Finanza che quella dell'Agenzia delle Entrate, visto che entrambe lasceranno piazza delle Istituzioni. In ogni caso all'Appiani non rimarranno vuoti quegli spazi attualmente da loro occupati e ci stiamo quindi già muovendo per farci trovare pronti quando sarà il momento, anche perché le "torri" hanno un grande potenziale, forse oggi un po' penalizzato dal vincolo pubblico che però abbiamo già deciso di modificare nell'ultimo Consiglio comunale. Inoltre, sempre per l'Area Appiani, abbiamo anche in progetto di rivedere la disposizione degli attuali "parcheggi blu" all'interno di una più ampia modifica della sosta su tutto il territorio comunale. In ogni caso, tornando alla Salsa, nel prossimo futuro verranno investiti circa 40 milioni di euro, di cui gran parte saranno usati per l'intera riqualificazione dell'area. Il punto focale rimane però il progetto di "forestazione urbana" che stiamo portando avanti anche in quartieri come San Giuseppe, Monigo e Fiera. Il nostro obiettivo no è però creare una "Cittadella delle Istituzioni bis", ma bensì una "Cittadella dell'associazionismo", sia sportivo che culturale».

In merito a Villa Margherita, invece, è possibile pensare ad un suo riutilizzo per cerimonie, matrimoni ed eventi culturali? Può esserci uno spiraglio anche per una cessione ad un privato?

«E' indiscutibile che Villa Margherita sia un immobile dalle grandi potenzialità, ma anche dei grandi costi di gestione. Prima di tutto però vogliamo rendere fruibile il suo parco alla cittadinanza, dopodiché stiamo ancora analizzando delle progettualità che ci sono giunte in Comune, perché ci piace molto l'idea di aver lì magari un nuovo polo museale o la sede di alcune attività culturali del territorio. Purtroppo, però, bisogna anche guardare in faccia la realtà ed essere onesti nel dire che i costi di mantenimento dell'area sono veramente importanti. Da questo punto di vista, però, l'Amministrazione non è mai stata ferma e stiamo già valutando diversi bandi europei per cercare di reperire risorse che ci consentirebbero una totale riqualificazione. L'idea è quindi di mantenere la villa di proprietà del Comune, sempre che non arrivino offerte davvero irrinunciabili da parte di qualche privato. Oltre a ciò, sarebbe bello poter recuperare la storica limonaia all'ingresso di via Cal di Breda, bellissimo esempio di architettura che potrebbe anche diventare uno spazio per eventi e piccole feste. Tutto però ha un costo e, nell'ottica della sostenibilità economica, bisogna andarci coi piedi di piombo. Lo stesso vale per quelle strutture nel parco di villa Manfrin che risultano ancora chiuse. Sarebbe bello poterle dare in gestione a qualche associazione locale, ma spesso le idee si scontrano con gli alti costi di gestione che dicevo prima. Per cui, attualmente, quella del parco rimane una vocazione legata allo sport e al relax e per tutto il resto puntiamo sui fondi dell'Unione Europea. Inoltre, lì vicino c'è anche il Parco dello Storga, ulteriore "polmone verde" fruibile dai cittadini ma un po' lasciato all'incuria da parte della Provincia e per questo non escludo che, se si trovasse un accordo, il Comune possa farsi carico di una serie di interventi di manutenzione al fine di renderlo un fiore all'occhiello sul nostro territorio, un punto attrattivo di prim'ordine per le passeggiate, le attività sportive e le visite naturali».

Una questione ancora irrisolta, poi, è quella legata all'occupazione della caserma Piave da parte del centro sociale Django. Su questo versante tutto tace da tempo e, dopo i primi proclami sullo sgombero dell’area, nulla più è stato fatto. Come mai?

«Per quanto riguarda questo argomento non ci sono particolari novità, nel senso che con il collettivo del Cso Django il Comune non ha proprio rapporti, se non per tramite dei rappresentanti di Open Piave con cui ci confrontiamo da tempo. Seguo però le loro manifestazioni ideologiche, che rispetto, ma a parte questo al momento il resto rimane tutto fermo».

In città molti sognano il ritorno agli eventi di aggregazione post-Covid. A proposito, "Suoni di Marca" si farà?

«Assolutamente, faremo sicuramente qualcosa, ovviamente compatibilmente con le normative nazionali e regionali in merito alla tutela dal Coronavirus. Il periodo non è infatti facile, soprattutto nell'organizzazione di eventi di ampio respiro come possono essere il Mercato Europeo, l'AperiShow e Suoni di Marca. L'incertezza su come potranno essere sviluppati eventi come questi è ancora tanta, ma ci stiamo attivando per non lasciare nulla al caso e, se possibile, sfrutteremo anche spazi "inusuali" come Villa Margherita che potremmo pensare di sfruttare per portarci l'edizione 2020 di Suoni di Marca, in un formato chiaramente ridotto ma che abbia comunque il binomio musica e food. Comunque, la speranza di tutti noi è di non perdere più alcuna manifestazione tra quelle ancora in programma in città».

Un problema che da tempo affligge il centro storico di Treviso è poi quello degli spazi sfitti e del rincaro dei canoni di locazione, tenendo anche conto che durante il periodo di lockdown molti esercenti hanno ricevuto avvisi di sfratto. Ai proprietari cosa si sente di dire?

«Guarda, in riferimento agli sfratti posso dire che, per quel che il Comune è a conoscenza, non ce ne sono stati. Sono sì arrivati gli avvisi ma non si è più proceduto ad alcun allontanamento di attività commerciali. Piuttosto, ho avuto diverse segnalazioni di affittuari che, visto il lockdown, hanno diminuito i canoni di locazione o addirittura ci hanno rinunciato in toto, magari andando anche a ridiscutere fin da subito il contratto di affitto per il futuro. E' infatti evidente che il Covid abbia portato dei danni economici importanti, con i commercianti che hanno anche dovuto cambiare il modo di lavorare e di rapportarsi coi clienti, ma è altrettanto vero che in alcuni casi gli affitti in città sono troppo alti. Sono però anche convinto che ci sia in tutte le parti in causa una sensibilità tale da poter comunque trovare delle soluzioni adatte a questo momento storico. In ogni caso, a breve presenteremo un nuovo progetto comunale proprio in riferimento agli affitti commerciali, puntando al contempo alla riduzione degli spazi sfitti in centro storico. Bisognerà però anche fare una nuova valutazione degli immobili, maggiormente rispondente a come Treviso viene oggi sfruttata dai cittadini essendoci infatti vie più o meno attrattive rispetto ad altre, oltre al fatto che il mondo del commercio è altrettanto cambiato, soprattutto con l'aumento esponenziale dell'e-commerce».

In questi ultimi mesi è anche molto caldo il tema della connessione 5G che tanta preoccupazione provoca nella comunità. Il piano antenne, all’epoca approvato dalla Giunta Manildo, è oggi modificabile?

«A tal proposito, ci tengo subito a precisare che nessuna compagnia telefonica ha mai fatto alcuna richiesta a questo Comune per l'installazione sul territorio di antenne 5G; mentre come Amministrazione abbiamo ereditato un piano antenne che siamo riusciti a modificare solo in parte purtroppo. Alcune installazioni che erano previste per questi anni sono state fermate, una su tutte quella di viale Brigata Marche, mentre su altre quattro non abbiamo avuto modo di agire essendo già in fase avanzata il rispettivo iter contrattuale. Come presidente Anci, poi, in questi mesi ho anche organizzato dei webinar proprio su questo argomento e agli incontri hanno partecipato l'Arpav, la Legambiente e la Regione Veneto con l'Ulss 2 e posso dire che la confusione sul 5G è ancora molto diffusa. In ogni caso, i cittadini possono stare tranquilli: a Treviso, finché non ci saranno studi scientifici approfonditi sulle conseguenze o meno del 5G sulla popolazione e l'ambiente, nessuna antenna di questo tipo verrà mai installata».

Rimanendo sempre in tema “green”, anni fa si vociferava della possibilità di creare, lungo la Restera, delle aree ristoro per ciclisti e runners. Ad oggi, ci sono novità in tal senso? Come Giunta avete pensato a come valorizzare l’intero percorso comunale?

«Sinceramente, questa non la vedo come una necessità primaria su cui investire. La Restera è già abbondantemente frequentata di suo essendo luogo di sport, di passeggio e di relax. Nel tempo si sono comunque sviluppati dei punti di ristoro lungo tutto il percorso, come ad esempio le attività a Ponte Dante, il Makallé fino ad arrivare infine a Silea. Dovesse esserci qualche richiesta la valuteremo, ma penso sia anche importante non sovraffollare questo bellissimo parco naturale che attrae turisti da tutta Europa. Piuttosto, mi piacerebbe implementare l'illuminazione pubblica per rendere la Restera più sicura anche durante le ore notturne. Interessante per le famiglie, e gli sportivi, sarà poi la "area attrezzi" dedicata all'attività fisica che verrà realizzata in corrispondenza del nuovo condominio "Bosco verticale", una sorta di palestra a cielo aperto disponibile a tutti».

Un tema molto caldo negli ultimi giorni è quello del cosiddetto “bonus bici”. Lei è considerato un sindaco molto sportivo e la si vede spesso arrivare a Ca’ Sugana in sella alla sua bicicletta, sta quindi forse pensando ad una nuova "slow-mobility" per Treviso?

«Assolutamente si e posso anche già anticipare che prossimamente miglioreremo il servizio comunale di bike-sharing, rinnovando dal punto di vista tecnologico sia il parco bici che il sistema di accesso al servizio. Inoltre, metteremo a disposizione dei cittadini anche molteplici monopattini elettrici che potranno essere usufruiti, come già avviene da tempo nelle grandi città internazionali, attraverso una semplice app a cui bisognerà registrarsi. Il tema della mobilità sostenibile è difatti sempre stato al centro del nostro programma elettorale e lo dimostra anche una delle prime interviste che feci da sindaco quando dissi che da lì in avanti avremo "puntato tutto sulla bicicletta". E' un progetto sul quale ho sempre creduto e questo pensiero si è rinforzato proprio durante la pandemia perché avevo, e ho tuttora, la convinzione che la bicicletta sia il mezzo di trasporto più sicuro e proprio per questo nelle ultime settimane abbiamo accelerato il progetto della "Ciclopolitana" e quello sugli incentivi comunali all'acquisto di bici elettriche. Inoltre, prossimamente arriverà in stazione una nuova "bike station", ovvero un parcheggio coperto e custodito per le bici dei pendolari. Su queste basi dobbiamo effettuare tutti un cambiamento di mentalità, anche perché molti quartieri sono distanti davvero pochi chilometri dal centro storico di Treviso e per questo continueremo ad incoraggiare l'utilizzo di mezzi sostenibili, anche in un'ottica di salute pubblica visto che il movimento fisico aiuta sia la mente che il corpo di ognuno di noi. In tal senso, un grazie lo devo soprattutto al vice sindaco De Checchi e al PUMS (Piano urbano di mobilità sostenibile, ndr.) che ci sta dando una fotografia della nostra città, sotto il punto di vista della mobilità, che è qualcosa di fantastico. Potenzialmente, secondo i dati in nostro possesso, gran parte dei trevigiani, e non solo, potrebbero raggiungere la città solo con l'utilizzo di mezzi a due ruote, facendo così anche diminuire l'inquinamento atmosferico e sonoro, oltre che ridurre drasticamente il problema dei parcheggi e del traffico. Insomma, l'obiettivo è una vita più sana per tutti per fa diventare Treviso una capitale del ciclismo!».

Per concludere, negli ultimi giorni si è parlato molto del polo universitario trevigiano. Per il Comune si tratta di una spina nel fianco o di un valore aggiunto? Per quanto poi riguarda la questione della nuova sede per il corso di Giurisprudenza, lei su quale struttura punterebbe?

«Treviso avrà una vocazione sempre più universitaria e, anche grazie all'intervento dell'assessore Manera, in questi mesi ci siamo anche affacciati a quello che è il mondo degli studenti Erasmus. La volontà di questa amministrazione è quindi quella di avere una città piena di studenti universitari e ci stiamo perciò attrezzando con tutta una serie di servizi che possano rendere migliore la loro esperienza di studio nel centro storico. Andiamo dalla semplice accoglienza fino alle aree studio e le biblioteche, tanto che stiamo persino valutando di effettuare un importante investimento per la riqualificazione e l'ampliamento della biblioteca comunale. Per quanto riguarda, invece, la Scuola di Giurisprudenza, nei mesi scorsi è stata paventata la possibilità di spostare la sede del corso da Palazzo San Leonardo ad un'altra struttura vicina, in via Tolpada. Al momento però non ci sono novità significative, stiamo infatti ancora dialogando sia con Fondazione Cassamarca che con l'Università degli Studi di Padova. Una cosa è però certa: la nostra città sarà a misura di giovani».

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