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#IoApro anche a Treviso, i titolari: «Boom di prenotazioni, la gente vuole tornare a vivere»

Nel Trevigiano sono al momento oltre una decina i locali che aderiscono all'iniziativa: «Siamo stati abbandonati a noi stessi. Mi dispiace ma abbiamo famiglia e diritto alla libertà: non facciamo niente di male. Lavoriamo, offriamo un servizio e, sono sicura, facciamo anche del bene»

Boom di adesioni anche nel Trevigiano di #IoApro, l'iniziativa dei ristoratori e delle Partite Iva che decidono di tenere aperti i loro locali nonostante le restrizioni.

Fatturato del 73% in meno

Al momento i ristoratori aderenti all'iniziativa sono circa una quindicina, sparsi in tutto il territorio provinciale. Il leit-motiv della protesta è sempre lo stesso: «Chiediamo di lavorare e di tornare a vivere. Le persone ci chiedono di poter mangiare un boccone, i lavoratori di poter avere un momento di ristoro nel corso della giornata e noi abbiamo diritto di lavorare e poter sfamare le nostre famiglie». A San Vendemiano terrà certamente le luci accese, un gesto simbolico, il bar Luci il cui titolare ci conferma le difficoltà di un anno disastroso: «Già c'era la crisi prima con tutti i nostri disagi stavamo cercando di tirare avanti. Lo scorso anno abbiamo realizzato un fatturato del 73% in meno: il minimo è tenere aperto, luci accese e far sapere che esistiamo. Al mondo della politica chiederei questo: scendete dal piedistallo e parlate con la gente, chiedete di cosa ha bisogno e se volete farci stare a casa almeno sappiate che tra affitto, tasse e dipendenti abbiamo bisogno di 15mila euro al mese per poter sopravvivere».

Siamo stati abbandonati

Dello stesso parere Silvia, titolare del trentennale agriturismo "Le Colline" di Vittorio Veneto: «La mia intenzione è quella di restare aperta da oggi in poi: vi dico solo che in due mesi ho dovuto pagare 20mila euro solo di tasse del mio locale a fronte di aiuti pari a 4400 euro totali. Tasse che non si sono mai bloccate. Siamo stati abbandonati a noi stessi, le stesse associazioni di categoria, sparite. Viene da pensare male: incapacità governativa o volontà di distruggere la classe media, la socialità e il benessere dei cittadini e dell'economia italiana?»

«Abbiamo diritto alla libertà e alla vita»

Silvia nel suo agriturismo dispone di 11 camere e di un ampio spazio per la ristorazione e sulla modalità di iniziativa non ha dubbi: «Terrò aperto anche per la cena e ho un boom di adesioni, di persone che vogliono venire a mangiare e dimostrare la loro solidarietà. Noi, nei limiti ovviamente strutturali, ospiteremo all'incirca venti persone. Mi dispiace ma abbiamo famiglia e diritto alla libertà: non facciamo niente di male. Lavoriamo, offriamo un servizio e, sono sicura, facciamo anche del bene. Voi non avete idea di quante persone ci chiedono di aprire: lavoratori costretti a mangiare al freddo con la scusa dell'asporto, famiglie che vogliono trascorrere qualche ora con i loro figli... Prima si lamentavano della mancanza delle strutture ricettive nell'area del prosecco...oggi fanno morire il turismo che è il cuore dell'Italia. E' come se alla Germania togliessero l'industria delle automobili. Ristoratori dobbiamo avere il coraggio di difendere i nostri diritti: non abbiate paura, la licenza non vi verrà tolta e le multe sono impugnabili». Silvia infine chiude: «Io ho lavorato con il pubblico, io come i miei genitori settantenni siamo stati a contatto con il pubblico e nessuno di noi si è ammalato. L'unica ad ammalarsi è stata mia nonna, 95 anni, che con tutti gli accorgimenti della RSA dove è ospiatta ha preso il Covid lì in struttura. Vi dico: dopo un periodo difficile è guarita. Questi sono fatti. E da questo faccio un appello: torniamo a vivere».

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