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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Attualità Sant'Antonino / Piazzale dell'Ospedale

Medicina a Treviso, Lanzarin: «I soldi per i servizi essenziali non sono stati toccati»

L'assessore alla Sanità del Veneto replica alle accuse di Paolino Barbiero, ex segretario di Cgil Pensionati. «Inaccettabile l’idea di una mancata attenzione della Regione verso le famiglie e la realtà delle Rsa»

«Neanche un soldo proveniente dal capitolo dei Lea è stato speso per finanziare il corso di laurea in Medicina e Chirurgia a Treviso. C’era un giudizio in corso e, quindi, non sarebbe stato nemmeno possibile dal momento che eravamo vincolati all’attesa della lettura da parte della Corte Costituzionale del provvedimento».

A dirlo è l’assessore regionale alla Sanità e ai Servizi sociali, Manuela Lanzarin replicando a Paolino Barbiero, ex segretario di Cgil Pensionati che aveva accusato la Regione di aver impiegato fondi destinati ai servizi essenziali, sottolineando, inoltre, come il finanziamento poteva essere impiegato come compartecipazione delle famiglie degli anziani nelle Rsa. «Nessuno ha tolto nulla ai servizi per gli anziani - continua l’assessore Lanzarin - e trovo inaccettabile che anche solo si ventili l’idea di una mancata attenzione della Regione verso le famiglie e la realtà delle Rsa. Nell’ultimo anno, infatti abbiamo deliberato ben 6 provvedimenti, per complessivi 45.908.401 euro di contributi straordinari in questo ambito. Trovo, infine, non utile giocare sulla contrapposizione tra servizi e facoltà di Medicina. A fronte della difficoltà a reperire professionisti della sanità che da anni soffriamo nelle nostre strutture, non è certo un depauperamento investire sulla formazione e la crescita di nuovi medici. L’obiettivo è sempre e soltanto quello di garantire servizi ai cittadini» conclude l'assessore.

La replica dello Spi Cgil di Treviso

“Non si mistifichi la realtà dei fatti: che la Regione del Veneto avesse previsto di utilizzare il Fondo Sanitario, ovvero le risorse destinate ai Lea (Livelli Essenziali di Assistenza), per finanziare la formazione, cioè l’attivazione della Facoltà di Medicina a Treviso, non è una fantasia bensì l’illegittimità rilevata dalla Corte Costituzionale e riconosciuta anche dal governatore Luca Zaia che ha dichiarato che troveranno i soldi – 1,5 milioni di euro – in altre poste del bilancio regionale. Incomprensibile allora la replica dell’assessore regionale Manuela Lanzarin ai numeri messi in fila dall’ex segretario generale dei Pensionati CGIL Paolino Barbiero che, niente di più, ha solamente fotografato il fabbisogno di assistenza e come tali risorse siano indispensabili al sistema salute del nostro territorio. Risorse che non si possono destinare ad altro scopo”. Risponde a tono Vigilio Biscaro, segretario generale dello SPI CGIL di Treviso, alla “insensata” presa di posizione dell’assessore regionale Lanzarin.

“La spesa per garantire i Lea non si può assolutamente toccare. Ci tranquillizza allora che, dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale, la Regione metta un punto alla faccenda dichiarando che nemmeno un euro sarà attinto da quel capitolo per finanziare l’attivazione del corso di Medicina a Treviso – aggiunge Vigilio Biscaro –. Innegabile però che questo fosse il progetto del Governo regionale, dichiarato e palese. Il Sindacato non ha fatto altro che dare il conto di quanto si sarebbe perso in termini di servizi e assistenza sul territorio se quelle somme, quel milione e mezzo di euro, avesse preso la strada destinata da Palazzi Balbi. Ed è altresì innegabile che in questo momento, in questa fase pandemica in particolare, proprio al territorio servirebbero maggiori risorse per la Sanità pubblica, assunzioni, servizi di prossimità e molto altro. Non diciamo nulla di nuovo e nulla che non sia condivisibile da chi ha sottocchio le difficoltà del nostro sistema sanitario e socio-assistenziale – sottolinea Biscaro”.

“Sul progetto del corso di Medicina a Treviso – chiosa il vertice dello SPI CGIL provinciale – nulla da dire, anzi. Investire sulla formazione, in particolare in questo ambito, lo riteniamo di grande importanza, e non può mancare. Anche perché l’Università, oltre a garantire le figure professionali necessarie al sistema, è essa stessa una risorsa che genera a sua volta indotto nel capoluogo. Già anni fa abbiamo perso corsi e così opportunità di crescita. Ma i denari che vanno a finanziare il progetto formativo – ribadisce Biscaro – non possono essere sottratti dai servizi di Salute agli anziani e ai trevigiani tutti. Si trovino da altre parti, si trovino attivando forme progressive di redistribuzione della ricchezza, visto che da anni ormai il sostegno alle famiglie degli universitari diventa sempre più esiguo”.

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