Alla “Latera” di Porta Piave una targa in memoria di Gianfranco Crespan

La cerimonia di inaugurazione si è tenuta a Porta Piave con la famiglia di “Franco” e il Gruppo Folkloristico Trevigiano di cui è stato fondatore e presidente

«I progetti, l’allegria e l’entusiasmo tipici di Franco Crespan mancano a tutta la città di Treviso a cui lui ha sempre dato tanto amore. Il dolore per la sua scomparsa è ancora grande in tutti noi». Esordisce così venerdì mattina Mario Conte, sindaco di Treviso, al momento dell’inaugurazione della targa in memoria di Gianfranco Crespan, fondatore e presidente del Gruppo Folkloristico Trevigiano e Totila d’Oro 2020, venuto improvvisamente a mancare lo scorso 4 marzo all'età di 83 anni.

«Per ricordare Franco abbiamo voluto individuare un luogo simbolo del nostro centro storico come Porta Piave e il suo monumento della “Latera”, da lui fortemente voluto in passato per ricordare i vecchi mestieri e le antiche tradizioni venete» continua il primo cittadino. La cerimonia ha visto la partecipazione anche degli assessori Sandro Zampese e Silvia Nizzetto, del presidente del Consiglio Comunale Giancarlo Iannicelli e di alcuni consiglieri comunali, oltre della moglie Adele, della figlia Valentina e dei “tose e tosi” del Gruppo Folkloristico Trevigiano che hanno ricordato, nei rispettivi interventi, il legame dello storico fondatore col capoluogo e con le sue tradizioni, il tutto proprio alla “Latera” donata nel 2010 dal sodalizio trevigiano per ricordare il legame fra città e campagna e del sacrificio di tante donne che, di buon mattino, portavano il latte appena munto verso il centro storico. Dopo la scopertura della targa “i tosi e le tose” hanno intonato alcuni canti popolari particolarmente cari a Crespan, per un rinnovato saluto ad un uomo che ha fatto della “trevigianità” uno stile di vita.

Infine, il sindaco Conte ha voluto ribadire che, nonostante l’importante scomparsa di Franco, le attività del Gruppo Folkloristico Trevigiano continueranno con ancora maggior vivacità che in passato, proprio per onorarne la memoria: «L’esame “dea vecia” di metà Quaresima sono due anni che manca dalla città, ma sono sicuro che l’appuntamento tornerà ad esserci. Dopotutto, si tratta di un appuntamento importante per chi fa il sindaco perché è il momento in cui arrivano le “tirate d’orecchi” più sincere, ovvero quelle decise per una volta dal popolo e non dalla politica. Me ne aspetto dunque tante ma, anche senza la presenza fondamentale di Franco, questa tradizione non può venire meno visto che per anni è stato proprio lui ad animare il processo “aea Vecia” e la consueta condanna al rogo delle malefatte dell'anno passato. Torneremo di certo lungo il Sile e lo faremo per tutta la nostra comunità».

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