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Lavoro di domenica e nei festivi: Treviso apripista con il contratto integrativo

Renato Salvadori, presidente di Unascom-Confcommercio Treviso, interviene sulla spinosa questione del lavoro nei giorni festivi lodando le decisioni prese dal modello trevigiano

«Il dibattito apertosi intorno ad orari ed aperture domenicali ha costruito squadre di tifoseria contrapposta. Come se, una questione fondamentale per il commercio, la sua tenuta ed il suo sviluppo futuro possa ricondursi semplicemente ad un referendum pro o contro la comodità dell’acquisto festivo» Con queste parole Renato Salvadori, presidente di Unascom - Confcommercio Treviso inizia il suo intervento dopo la presentazione dell’accordo per il nuovo contratto integrativo presentato a Treviso.

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«Oggi possiamo dire che, sia pur faticosamente, il comparto ha raggiunto un proprio equilibrio tra costi e benefici (basta pensare alle aperture domenicali degli alimentari). E quindi mal sopporterebbe, sul tema degli orari che è uno degli aspetti fondamentali della competitività aziendale, una retromarcia normativa costruita sui principi e non su dati di fatto. Con il rischio che, senza realmente tutelare nessuno, si aggiungano costi ed inefficienze di gestione, che potrebbero addirittura peggiorare tempi di vita e di lavoro per lavoratori ed imprenditori. Confusione, poca coscienza o semplicemente ricerca di un consenso che, fermandosi alla superficie, rischia di scontentare i più facendo, in ultima analisi, un pessimo servizio a cittadini e consumatori? L’economia non si crea con le leggi, ma si aiuta con provvedimenti equilibrati pensati per risolvere le questioni anziché crearle. E il mercato ha delle regole che non possono essere saltate. A rischio della sua stessa distruzione.

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Per questo, conoscendo bene il problema, Confcommercio e Cgil, Cisl e Uil della provincia di Treviso, lo hanno affrontato costruendo soluzioni concrete. Da ciò è nato il contratto  integrativo territoriale (firmato da Unascom e Parti sociali nel 2015 per gestire lavoro domenicale e la flessibilità) che ha posto al centro la flessibilità d’impresa coniugata ai diritti dei lavoratori avendo come capisaldi: il riconoscimento della “stagionalità” come elemento specifico di programmazione imprenditoriale a tutela ed incremento dell’occupazione; le aperture festive articolate su 21 domeniche, limite oltre il quale scatta la maggiorazione economica; l’ “orario medio” con possibile compensazione del lavoro festivo con riposi compensativi di identica durata. Un contratto, unico ed innovativo. Un punto di riferimento sui cui la provincia di Treviso fa da apripista. A dimostrazione - continua Salvadori - che Confcommercio e sindacato non inventano l’acqua calda, ma se messi nella condizione, fanno il proprio mestiere dando risposte concrete a problemi veri. In modo efficace perché conoscono il territorio e le sue esigenze, ascoltando i lavoratori e le imprese. Senza fare promesse elettorali. Se, come purtroppo sembra, la crisi non è finita, occorre guardare al mercato, tralasciando la ricerca del consenso, orientandosi alle soluzioni di lungo periodo. A tutela dei consumatori più deboli ed anziani soprattutto se vivono nei paese e nelle periferie; facilitando il fisiologico ricambio imprenditoriale, recuperando la voglia dei giovani di trovare occupazione nel commercio. E’ così, e solo così, che si creano sviluppo ed occupazione. Il contratto integrativo territoriale è un segnale concreto - conclude il presidente - che aiuta lo sviluppo del territorio in un’ottica di flessibilità mettendo al centro le imprese ed i lavoratori, ma perché non resti un insieme di norme evolute in un mondo fermo ed ingessato, bisogna che i principi contenuti nei nostri accordi vengano metabolizzati dalla comunità tutta, che deve porre in essere anche altri strumenti di conciliazione vita lavoro ed incentivare il welfare in tutti i modi. Quindi anche altre Istituzioni devono fare la loro parte, senza fermare un meccanismo che Unascom-Confcommercio e Parti Sociali hanno avuto il merito di avviare.

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