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«Lettera di Natale a mia madre, paziente di serie B»

Le parole di Mauro R. in una lettera aperta al direttore dell'Ulss2 e al Governatore del Veneto: «Il regalo più grande: le dimissioni il giorno di Natale, ma non è affetta da una disabilità trattabile e...»

"Certo che quest'anno non avrei mai immaginato di spedire, a 52 anni, una letterina di Natale di questo tipo." - inizia con queste parole la lettera di Mauro R. di Venegazzù di Volpago del Montello, che riceviamo e pubblichiamo integralmente.

"La mia non vuole essere ne una richiesta di aiuto, ne, tantomeno, una protesta verso le istituzioni, ma una semplice testimonianza di vita. La mia storia potrebbe iniziare da molto lontano, dagli anni cinquanta, del secolo scorso, anni di speranza, di fatica, di emigrazione, con tutte le salse strappalacrime del caso, che tantissime famiglie venete hanno vissuto, ma preferisco sorvolare su tutto ciò e passare ai fatti più recenti. Era il 4 novembre scorso, in un bar, non molto lontano dalla stazione ferroviaria e dalla chiesa di Guarda, gestito da una cinesina gentilissima, ormai diventato ritrovo di immigrati slavi ed ucraini che, alle nove di domenica mattina, si ritrovano, davanti ad un cappuccino ed una brioche".

"Due opposte fazioni, due generazioni di uomini e donne, legati però entrambi ad un unico filo di speranza. - continua Mauro nella sua lettera di Natale - Da una parte loro, gli immigrati o meglio l'esercito di badanti, soprattutto donne, ma anche uomini, scese in campo per dare una speranza di futuro migliore alle loro famiglie, rimaste in patria. Dall'altra una moltitudine di ex-lavoratori/ici, di pensionati, quiescenti in cerca di una speranza di pace e tranquillità, di una serena vecchiaia. Sembra che quella mattina sia successo qualcosa di strano, di anomalo. Ci sono pochissimi pensionati e quasi nessuna badante, come mai? Forse sono tutti rientrati in patria, richiamati dai loro genitori ormai anziani e bisognosi di conforto. Oppure, sono i nostri vecchi che sono tutti morti? E su questa battuta, mia Madre si lascia andare, rivolta alla sua amica e coetanea con cui stava facendo colazione, dopo la Santa Messa a cui le avevo accompagnate, un "par Dio, noaltre tegnon duro, fin che son bone!" È da qui che inizia il mio percorso di sofferenza e dì buio, in cerca della mia speranza, della mia voglia di lottare".

"Meno di 24 ore dopo mi ritrovo ad inseguire un ambulanza, con dentro mia Madre, diretta, a sirena spiegate, verso lo Stroke-Unit di Castelfranco Veneto. É un ictus! - ci scrive Mauro - La terza causa di morte nel mondo, la prima per disabilità; 200mila casi ogni anno nel nostro paese. Numeri impressionanti, che hanno posto il problema di dare un sostegno tangibile a tale evento traumatico. E come, creando delle leggi a favore dei disabili, giustamente, con contributi, agevolazioni fiscali e quant'altro, tutto però allo scopo di fare business. Di tutto ciò me né sono reso conto, definitivamente, proprio oggi quando mi hanno comunicato che mia Madre è stata stabilizzata e come regalo di Natale, verrà dimessa".

"Dopo 50 giorni di ospedale, dopo che mi sono sentito ripetere all'unisono che il caso è molto grave, - continua Mauro - che non ci sono margini di riabilitazione, che non gli è mai stato fatto un piano terapeutico, che per mettergli l'ago per una flebo hanno mandato un giovane infermiere che gli avrà fatto 10 fori sul braccio, senza mai trovare la vena (tanto è afasica e non si lamenta), che la fisioterapia non serve e quindi non va presa in carico, che deglutisce poco e quindi non vale la pena riprovare la riabilitazione, che a forza di tentativi gli hanno sbagliato l'alimentazione causandogli una diarrea e dei disturbi intestinali atroci, che la dietologa non serve interpellarla perché non si sa quando arriverà, che metterla in carrozzina, per un minimo di ginnastica, in previsione di scariche, non è decoroso".

"L'unico problema, per la Ulss 2, - conclude Mauro in questa lettera aperta - è che mia Madre non risponde e quindi non è affetta da una disabilità trattabile, a cui indicare una riabilitazione appropriata, di serie B quindi, e va messa da parte. L'imperativo è avere posti letto vuoti per le emergenze, per il bilancio e per la carenza di personale. La direzione sanitaria mi ha invitato ad esporre le mie lamentele alla direzione medica, al dottor Benazzi, al governatore Zaia. Io voglio solo dire che anche la nostra gestione sanitaria non è immune dai difetti, proprio così eccellente non è, non ti lascia nella sporcizia, non ti farà morire nell'immediato. Ti soccorre, vive di emergenze perpetue, ma lentamente ti logora e ti lascia, indifferentemente, in balia del tuo destino...fin che son boni e dopo...".

LA REPLICA DELL'ULSS 2

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