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Chiude la Libreria Einaudi, il centro perde un pezzo di storia

Stop all'attività entro il mese di febbraio, allarme per il quadrante di Galleria Rialto: troppi i negozi sfitti. Opposizioni all'attacco: «Necessario un ripopolamento del centro storico»

Treviso dice addio alla Libreria Einaudi, aperta nel 1972 e diventata negli anni uno dei simboli del commercio in centro storico. Punto vendita apprezzatissimo da estimatori della casa editrice e da lettori provenienti da tutto il Veneto, chiuderà i battenti entro febbraio.

Come riportato da "La Tribuna di Treviso", la data ufficiale di chiusura verrà annunciata dai titolari, Paolo e Raul Gorghetto, nei prossimi giorni. Fatale la crisi delle librerie, dovuta all'aumento delle vendite di libri online e una generale difficoltà legata al caro prezzi degli ultimi mesi. Non tutto è perduto, in ogni caso. L'ipotesi è quella di aprire una nuova libreria Einaudi fuori Mura dove i costi e le spese d'affitto sono leggermente più sostenibili. Un problema, quello del caro prezzi, che non riguarda solo Einaudi: da tempo il quadrante di Galleria Rialto è una delle zone commercialmente più in difficoltà di Treviso, pur trovandosi a pochi metri da Piazza dei Signori. Petrin ha chiuso da un anno e non è stato rimpiazzato da nessun'altra attività, la chiusura del negozio di hi-fi De Piccoli ha visto un susseguirsi di attività durate solo pochi mesi e le altre vetrine vuote in zona iniziano a essere troppe. L'ex negozio Timberland è vuoto da anni mentre l'ex cinema Edison non è mai ripartito dopo essere stato riqualificato. I pochi commercianti rimasti chiedono aiuto alle istituzioni: andare avanti a queste condizioni è davvero diventato impossibile.

Il commento

«La chiusura della libreria Einaudi in centro, attività storica e prestigiosa della città, caratterizzata da grandi professionalità, impoverisce la città, il suo tessuto economico e culturale». Sono queste le parole di Luigi Calesso, portavoce di "Coalizione Civica", subito dopo l'annuncio dell'imminente chiusura. «Certamente si tratta di una scelta dovuta a cambiamenti del mercato dei beni di consumo che hanno raggiunto anche il mondo del libro ma ciò non può esimerci da una valutazione sulle dinamiche che interessano propriamente il centro storico, visto che la zona in cui si trova la libreria è caratterizzata da numerosi spazi commerciali vuoti, da quelli abbandonati più o meno di recente a quelli mai utilizzati. Possiamo aggiungere - prosegue Calesso - che le decine, centinaia di migliaia di visitatori (nei fine settimana) che il sindaco vanta non sembrano portare particolare giovamento a molte attività economiche del centro storico se, appunto, negozi che si trovano a poche decine dalla piazza non sembrano registrare particolari aumenti di clientela e fatturato. Ma, andando ancora più a fondo, è evidente che la riduzione del numero degli abitanti del centro storico mette in sempre maggiore difficoltà molte attività economiche che non possono affrontare le sfide dei nuovi metodi di distribuzione basandosi unicamente sugli acquisti effettuati (se tutto va bene) da turisti e visitatori. Abbiamo verificato nel corso degli anni, infatti, che il centro storico per soli ricchi non funziona, gli appartamenti “di lusso” non sempre vengono venduti e, anche se qualcuno li acquista, in numerosi casi rimangono vuoti, inutilizzati. Il nodo, quindi, è il ripopolamento del centro storico che ha bisogno di qualità della vita e servizi per i residenti, di pedonalizzazione e di abitazioni disponibili  per tutti, non solo per i più abbienti. Le amministrazioni comunali non sono responsabili delle difficoltà del commercio in centro ma, certo, sono responsabili di non avere una idea di città in cui l’aumento dei residenti in centro storico rappresenta il perno anche per la rivitalizzazione delle attività economiche della città dentro le Mura».

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