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Ingiustamente licenziato da Contarina: la Corte d’Appello respinge il ricorso

Dopo le due sentenze a favore del lavoratore emesse dal Tribunale di Treviso anche la Corte ha recentemente dato ragione al dipendente assistito dalla Fit Cisl

Si scrive un’altra pagina della vicenda che vede coinvolti Contarina, l’azienda che si occupa della gestione dei rifiuti nei Comuni aderenti al Consiglio di Bacino Priula, e un suo lavoratore che era stato licenziato nel 2016 durante un periodo di malattia, con l’accusa di non aver presentato il certificato medico. Anche la Corte d’Appello di Venezia infatti, dopo le due sentenze a favore del lavoratore emesse dal Tribunale di Treviso, ha recentemente dato ragione al dipendente, assistito dalla Fit Cisl e dall’avvocato Alessio Veggiari, ribadendo l’illegittimità del licenziamento.

La storia risale al 2016. Contarina aveva licenziato un lavoratore che era stato ricoverato in ospedale per gravi motivi di salute durante un periodo di vacanza nel suo Paese d’origine. Il dipendente aveva fatto regolarmente pervenire in azienda il certificato di ricovero ospedaliero tramite fax inviato da un familiare. L’azienda ha sostenuto in un primo momento di non aver ricevuto alcuna comunicazione e, successivamente, che la procedura della comunicazione non fosse corretta.

La Fit Cisl ha impugnato subito il licenziamento. Il Tribunale di Treviso, con ben due sentenze, una nel 2018 e una nel 2019, aveva dato ragione al lavoratore respingendo le teorie di Contarina che nel 2020 ha impugnato la sentenza davanti la Corte d’Appello di Venezia. A luglio scorso è arrivata la sentenza di secondo grado con la quale la Corte d’Appello ha dato nuovamente torto all’azienda confermando l’illegittimità del licenziamento.

“A questo punto - spiegano Alessandro Bagagiolo e Maurizio Fonti della Fit Cisl - ci saremmo aspettati la parola fine a questa spiacevole vicenda, ma non è così: Contarina ha deciso di ricorrere in Cassazione. Fermo restando la legittimità della scelta fatta, la cosa sorprende molto anche alla luce del fatto che l’azienda sta facendo molta fatica a trovare autisti per lo svolgimento delle attività di raccolta e negli ultimi mesi diversi lavoratori stanno presentando le dimissioni per andare a lavorare in aziende private”.

“Ancora più stucchevole - proseguono i sindacalisti - è stato l’atteggiamento durante il processo d’appello, con cui è stata più volte evidenziata la nazionalità romena del dipendente licenziato e il fatto che altri lavoratori della stessa nazionalità avrebbero avuto precedenti di malattia con modalità simili, un po’ come a voler influenzare il giudizio del magistrato con pregiudizi tanto deplorevoli quanto scorretti. Auspichiamo che non sia questa la motivazione di tanto accanimento, altrimenti inspiegabile considerando la carenza di personale e le motivazioni assolutamente futili. Il tutto in barba a spese legali importanti, ovviamente pagate poi dai cittadini”. “Magari - concludono i sindacalisti della Fit - se Contarina anziché far arricchire gli avvocati investisse di più sul personale migliorandone le condizioni sia lavorative che economiche, anziché fughe di personale avrebbe richieste d’assunzione”.

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