Ludopatia, in Parlamento il disegno di legge made in Treviso

Prima firmataria la senatrice trevigiana Sonia Fregolent. A breve sarà esaminato nella commissione competente. Barazza: «Stop alle speculazioni sulla pelle dei più deboli»

È in aumento il gioco d’azzardo patologico in provincia di Treviso: nel 2015 gli utenti in cura al Ser.D. per gambling erano 310, nel 2018 sono stati 354. La maggior parte di queste persone ha come prima dipendenza quella da Slot, VLT e altri giochi elettronici: rispettivamente 239 e 271.

Il fenomeno in realtà è molto più vasto: i dipartimenti per le dipendenze trattano solo il 4,5% del bisogno potenziale. Una indagine epidemiologica recente stima infatti una prevalenza di gioco d’azzardo ad alto rischio dello 0,8% della popolazione maggiorenne nell’area Nord-Est  del Paese (Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Trentino, Alto Adige). «Ipotizzando un valore simile anche per il solo Veneto, ciò significherebbe una utenza potenziale per i servizi di oltre 32.700 giocatori ad alta problematicità, rispetto ai 1.831 giocatori effettivamente presi in carico dai servizi – spiega la dottoressa Amelia Fiorin, referente Ambulatorio GAP (Gioco d’Azzardo Patologico) del Ser.D dell’Ulss 2 della Marca Trevigiana -. È possibile quindi stimare che complessivamente i dipartimenti per le dipendenze accolgano e trattino solamente il 4,5% del bisogno potenziale della comunità locale». Il dato che più fa pensare riguarda i giovani. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, nel 2018 ha giocato circa il 30% dei ragazzi su base nazionale, e il 20% dei residenti nel Nord-Est, di cui l’1,8% in modo problematico. La prevalenza di gioco problematico nei ragazzi del Nordest è quindi più del doppio di quella degli adulti. Il problema non emerge, e viene sottovalutato dagli adulti, solo perché le cifre spese da persone senza reddito sono basse e non intaccano gli equilibri familiari.

«In ogni caso l’azzardo minorile è un bacino da cui evolveranno i futuri giocatori patologici adulti – è l’allarme lanciato da Fiorin - La letteratura è concorde nel riconoscere che i minori che giocano a soldi, e ancor più quelli che lo fanno in modo eccessivo, hanno maggiore rischio di mostrare altre aree problematiche: uso di alcol e di sostanze, comportamenti devianti, scarse performance scolastiche, ecc.». È in questo quadro che si inserisce il disegno di legge (in allegato) sui criteri di installazione di nuovi apparecchi di slot o VLT e in genere dei giochi con vincita in denaro sottoscritto da 51 senatori con prima firmataria la senatrice trevigiana Sonia Fregolent. La proposta di legge, presentata in Senato il 18 febbraio scorso, aspetta ora di essere incardinata nella commissione competente. «A fronte delle iniziative dei sindaci con specifiche ordinanze e regolamenti, mancava una legge nazionale che andasse a normare le aperture in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale – afferma la senatrice Sonia Fregolent - Un giocatore d’azzardo patologico rovina sé stesso e il tessuto famigliare, il fenomeno è in espansione e va fermato. È una battaglia che ha fatto sul territorio il comitato dei sindaci del distretto di Pieve di Solgo e che, ora, il territorio trevigiano mi ha chiesto di portare in Parlamento. Perché venga approvato in tempi breve servirà un forte sostegno di tutta la comunità trevigiana». Il disegno di legge, nato con la consulenza del Gruppo di Lavoro sulla Ludopatia dell’Associazione dei Comuni della Marca Trevigiana si pone, tra le varie finalità, di prevenire i costi sociali dovuti ai disturbi da gioco d’azzardo tutelando le fasce più deboli della popolazione (art. 2). Vieta “l’apertura di qualsiasi nuova sala giochi con apparecchi con vincita di denaro e di qualsiasi sala di raccolta scommesse e la collocazione di qualsiasi ulteriore apparecchio per il gioco d’azzardo lecito e di qualsiasi ulteriore sistema di VTL in locali che si trovino ad una distanza minore di 500 metri dai luoghi sensibili (…) e minore di 100 metri dai luoghi che commercializzano denaro, oro o oggetti preziosi” (art. 3). L’orario di accesso a tali attività è limitato nella fascia 8-22 di tutti i giorni della settimana (art. 4). «La presentazione di un progetto di legge nazionale fa parte di un percorso che abbiamo intrapreso per mettere in campo tutto ciò che è possibile a contrasto del fenomeno della ludopatia – afferma Mariarosa Barazza, presidente dell’Associazione Comuni della Marca Trevigiana - A livello di enti locali, abbiamo fatto davvero tutto il possibile, serve ora che i decisori nazionali – Governo e Parlamento  - si facciano carico con responsabilità del problema. Va al più presta sanata la ferita che vede lo Stato italiano basare una parte consistente del proprio bilancio sugli introiti derivanti dal gioco d’azzardo legale. Diciamo basta alle speculazioni di Stato sulla pelle dei più deboli». La provincia di Treviso è infatti da anni in prima linea sul contrasto alle ludopatie e al gioco d’azzardo patologico, grazie al lavoro intenso fatto dall'associazione dei Comuni della Marca Trevigiana, che nel 2017 ha elaborato e fatto sottoscrivere ai primi cittadini il “Manifesto dei sindaci della Marca Trevigiana per l’attuazione di azioni di prevenzione del fenomeno del gioco d’azzardo e della ludo dipendenza” con lo scopo di creare, attraverso la sua approvazione nei consigli comunali o nelle giunte, un fronte comune a contenimento di un fenomeno sociale in allarmante crescita e a difesa dei soggetti più deboli.

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I sindaci, attraverso quel Manifesto, chiedevano che venisse approvata una legge nazionale per la riduzione dell’offerta e il contenimento degli accessi e leggi regionali sulla cura dei giocatori patologici e a sostegno delle iniziative degli enti locali; di poter avere potere di ordinanza sugli orari di apertura delle sale gioco e sulle distanze dai luoghi sensibili (scuole, oratori, centri sportivi…); di poter avere parere preventivo e vincolante sull’installazione di apparecchi di intrattenimento. A seguito di quella campagna di sensibilizzazione, molti Comuni della Marca Trevigiana hanno già approvato il regolamento e la relativa ordinanza (su schemi preparati dall’Associazione Comuni) per regolamentare l’accesso alle sale giochi, sale videolottery (VLT), sale scommesse. Tra i primi ad aver creduto in questa battaglia, con iniziative intraprese già dal 2015, è stato il Comune di San Fior, che vanta anche la vittoria al Tar nei confronti di un privato che aveva fatto ricorso contro l’ordinanza che limita gli orari di funzionamento degli apparecchi con vincita in denaro.  «Noi come amministratori comunali abbiamo visto persone chiedere aiuto, che, dopo essere rimasti senza soldi per comperare le cose di prima necessità per i propri figli, si sono rivolti ai Servizi Sociali del Comune per poter andare avanti – dichiara Francesco Granzotto, assessore al Sociale del Comune di San Fior - Questi fatti, e il dovere di tutelare la nostra comunità ci hanno stimolato nel porre in essere ogni forma di contrasto a questa terribile piaga del gioco d’azzardo, in particolare adottando tutti i provvedimenti volti a limitare l’uso degli apparecchi e congegni automatici ed elettronici da gioco d’azzardo leciti».

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