Piazza Borsa, blitz dei centri sociali alla manifestazione contro il ddl Zan

I giovani del Cso Django e del movimento "Non una di meno" hanno contestato la manifestazione di domenica 26 luglio a Treviso contro il disegno di legge sull'omotransfobia

Un momento della manifestazione in piazza Borsa (Credits: Gabriele Zanella)

Alta tensione, domenica 26 luglio, in piazza Borsa a Treviso dov'era in programma una manifestazione pacifica di protesta contro il disegno dl legge Zan, in discussione al Parlamento, che prevede il reato di omotransfobia, definito dai manifestanti come liberticida.

Anche a Treviso dunque, dopo aver toccato altre numerose città in Italia, i manifestanti sono scesi in piazza in difesa di un modello di famiglia patriarcale ed eteronormata. La mobilitazione voleva far luce e contestare l'istituzione di un nuovo reato, quello di omofobia appunto, che non viene definito dal legislatore, lasciando così enormi spazi a interpretazioni e derive che, a detta dei manifestanti, rischiano di colpire tutti coloro che promuovono il diritto naturale di ogni bambino ad avere un padre e una madre o, più semplicemente, che si riconoscono nel principio dell’identità sessuata biologica e non in quello della variegata identità di genere che, basandosi sull'auto percezione, comprende oltre 50 definizioni. La risposta dei centri sociali e di molte associazioni trevigiane non si è fatta attendere. In Piazza Borsa sono intervenuti i manifestanti del Cso Django di Treviso e i sostenitori dell'associazione "Non una di meno". Con il loro blitz hanno iniziato a contestare i manifestanti riuniti in Piazza Borsa: la situazione è rimasta sotto controllo grazie alla presenza delle forze dell'ordine ma le tensioni non sono mancate.

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«Questi gruppi di destra, legati al fondamentalismo cattolico sono gli stessi che combattono l’autodeterminazione delle donne, il diritto all’aborto, il riconoscimento degli affetti esterni alla famiglia tradizionale, l’educazione all’affettività e alla sessualità nelle scuole - commenta l'attivista Gaia Righetto - Chi parla, come Salvini, di eterofobia ha una chiara intenzione, quella di difendere la norma eterosessuale: il riconoscimento dell’esistenza esclusiva di “uomo” e “donna”, la conservazione di quei ruoli che riconoscono al maschio un ruolo di potere e prevaricazione. Non possiamo accettare le parole di alcuni cattolici che definiscono questa legge liberticida, questi di fatto stanno difendendo la libertà di discriminare, di deridere, di minacciare, di marginalizzare le minoranze di genere e sessuali. Considerano più importante la difesa della libertà di discriminare della discriminazione a persone vere e proprie. Non è accettabile che manifestazioni con contenuti così violenti, in nome della famiglia naturale, possano avvenire a Treviso. Non vogliamo che le nostre piazze vengano presidiate da misogini ed omofobi e per tanto sta a noi come froci, froce, trans*, migrant* e queer, che da sempre attraversiamo i confini di genere rompendo gli schemi dell’eterosessualità e del patriarcato, liberarle dalla violenza, una violenza istituzionale e sistematica, fondata su un pensiero misogino e patriarcale, che colpisce tutt* a partire dall'identità di genere e sessuale».

La replica di Pro Vita e Famiglia

«Volete vedere l’odio e l’illegalità in azione? Ieri, a Treviso, persone legate alla battaglia Lgbt hanno violentemente cercato di impedire lo svolgimento della nostra pacifica manifestazione, regolarmente autorizzata dalle autorità, contro il Pdl Zan-Scalfarotto sull'omotransfobia» hanno dichiarato il presidente e il vice presidente di Pro Vita onlus Toni Brandi e Jacopo Coghe, dopo essere stati avvertiti dagli organizzatori locali. 

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Nel video, pubblicato sul nostro profilo Facebook, si vede come la nostra veglia, rispettosa della legge, non si sia potuta svolgere pacificamente a causa dell’intolleranza e della violenta dittatura in atto degli sbandieratori dell’anti omotransfobia, i veri odiatori seriali che minacciano ogni giorno di più la libertà di opinione e di espressione! Altro che clausola salva idee di Zan, aggiunta in un secondo tempo solo per gettare fumo degli occhi, ecco il loro odio e la loro violenza dove arrivano - hanno continuato Brandi e Coghe - Noi non rappresentiamo solo la libertà di opinione ma anche la legalità, mentre la loro protesta al contrario non era stata autorizzata dalle autorità. Averci denigrato e schernito con offese e ingiurie, è una prevaricazione gravissima e una violenza totalitaria compiuta dai cosiddetti difensori della democrazia e dei diritti civili. Come si vede nel video preoccupa che le forze dell’ordine, deputate a far rispettare la legalità, non siano intervenute per far rispettare la legge, subendo la condotta illegale di chi ci urlava contro. Vedere poliziotti inermi limitarsi unicamente a presenziare una piazza non allontanando i contestatori irregolari la dice lunga sul futuro che spetta a chi come noi vive nel rispetto della Costituzione e degli altri» concludono Brandi e Coghe. 

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