Duomo di Treviso, santa messa per la dedicazione della cattedrale

Sabato mattina, 14 novembre, il Vescovo di Treviso Michele Tomasi ha celebrato la funzione invitando i fedeli a costruire insieme il vero bene e la vera giustizia

Il Duomo di Treviso (Foto d'archivio)

«Davvero Signore sei con noi in questo nostro tempo? Abiti nelle nostre chiese, e in questa chiesa, la cattedrale? Sei presente nelle nostre case, nei nostri posti di lavoro, negli ospedali, nelle case di riposo? Sei con noi sulle strade che percorriamo timorosi? Però è proprio questa la nostra fede, la fede in un Dio che è vicino al suo popolo, è vicino a tutta l’umanità, soprattutto a quella più debole e ferita». Il Vescovo di Treviso, Michele Tomasi ha presieduto questa mattina, sabato 14 novembre, la Celebrazione eucaristica nella solennità della Dedicazione della chiesa cattedrale di Treviso.

La ricorrenza sottolinea il significato profondo del Duomo che, secondo gli insegnamenti del Concilio Vaticano II, costituisce il centro di tutta la vita liturgica della diocesi e l’immagine viva della Chiesa di Cristo che nel mondo prega, canta e adora. Riflettendo sulla domanda del Re Salomone, «Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra?», il Vescovo ammette che «ce lo chiediamo anche guardando alle notizie, alle preoccupazioni, alle tante fatiche, che viviamo oggi, in tutto il mondo. Ovunque ci giriamo vediamo la fatica di percorrere le strade consuete della vita, l’incertezza praticamente ad ogni istante, in ogni passaggio, per ogni scelta, di fronte ad alternative, in cui ci vengono chieste scelte tutte rischiose e comunque difficili. Sentiamo anche grande la sproporzione tra i contenuti, i gesti, i riti, le convinzioni della nostra fede e l’esperienza di tutti i giorni, in questi giorni strani e confusi”. Ma poi aggiunge “che il Signore si è fatto compagno di strada di ogni uomo, di ogni donna, è Lui che vive ogni momento della storia assieme a noi. Ogni angolo di mondo è già raggiunto dalla sua presenza, perché Gesù, vero uomo e vero Dio, ha condiviso la nostra storia, con la sua croce si è immerso in ogni fatica e in ogni abbandono, e da Risorto è veramente fibra dell’universo, di tutto l’universo. Ogni grido di aiuto davanti a lui, e grazie a lui, si fa preghiera. E se questa chiesa, la cattedrale - ha aggiunto mons. Tomasi -, assume un ruolo importante per la vita della nostra comunità cristiana, ed essa deve essere considerata come "il centro di tutta la vita liturgica della diocesi", immagine della Chiesa di Cristo che nel mondo "prega, canta e adora" (come ha scritto il santo papa Paolo VI), allora è anche da qui che deve salire l’invocazione di tutta l’umanità, per tutta la creazione. Questa casa è un segno. Segno che ci affidiamo all’invocazione al Signore, che non vogliamo smettere di pregare, cantare e adorare» ha sottolineato il Vescovo, che ha ringraziato i Canonici del Capitolo della cattedrale, che assicurano la preghiera in questa chiesa, e poi coloro che curano la musica, il canto e tutta la liturgia e quanti si prendono cura della cattedrale, perché sia bella e accogliente per tutti. Infine, l’invito a farsi, proprio a partire dalle nostre celebrazioni, comunità viva che costruisce comunione e giustizia per tutti: «Saremo quindi Chiesa, casa del Signore, quando saremo legati e uniti tra noi come una comunità in Cristo Gesù. Questa casa di pietre sarà allora il segno della dimora di Cristo in mezzo al suo popolo, che impara anche in questo luogo ad obbedire alla Parola di Dio che è pietra d’angolo, fondamento di tutta la nostra vita e anche pietra d’inciampo provocazione a cercare e a costruire insieme il vero bene, la vera giustizia».

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