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La Messa celebrata dal Vescovo Tomasi

La Messa celebrata dal Vescovo Tomasi

Appello del Vescovo di Treviso: «Ascoltiamo le famiglie e sosteniamole»

Venerdì 19 marzo, in Duomo, Monsignor Michele Tomasi ha aperto l’anno dedicato alle famiglie e voluto da Papa Francesco a cinque anni dalla firma dell’enciclica “Amoris Laetitia”

Un omaggio alle famiglie «senza le quali non avremmo potuto sostenere la crisi come abbiamo fatto, come stiamo facendo. Non possiamo chiedere loro soltanto, senza dare nulla in cambio: dobbiamo almeno riconoscerne il valore e metterci insieme, tutti, persone e istituzioni, a loro servizio». Con queste parole il Vescovo di Treviso, Michele Tomasi, ha celebrato la messa in Duomo per la festa di San Giuseppe, dando inizio all’anno “Amoris laetitia”, dedicato all’annuncio del Vangelo della famiglia, secondo la strada tracciata dall’enciclica che il Papa ha firmato proprio cinque anni fa, nella festa di San Giuseppe.

Monsignor Tomasi ha ricordato le condizioni nelle quali la festa di san Giuseppe era stata celebrata l’anno scorso, nella cripta della cattedrale, con pochissime persone. «In quel contesto difficile avevo affidato tutta la nostra Diocesi alla protezione e all’intercessione di San Giuseppe, soprattutto perché riconoscevo la necessità di non richiuderci nel limite e nella paura. In San Giuseppe avevo visto quell’intercessione così profondamente umana e forte di cui sentivamo davvero il bisogno, per poter vivere concretamente l’amore che la fede continuava e continua a risvegliare in noi. Soprattutto vedevo la necessità - nel limite di quel confinamento improvviso, di quell’assordante silenzio - di sperimentare la realtà della buona notizia del Vangelo prendendoci realmente cura gli uni degli altri». Un affidamento che, venerdì sera si è ripetuto, recitando insieme ai numerosi concelebranti e fedeli, una preghiera al santo composta da papa Francesco. Nella vicenda narrata dall’evangelista Luca lo smarrimento e il ritrovamento di Gesù 12enne al tempio di Gerusalemme. Monsignor Tomasi ha letto una vicinanza con ciò che stiamo vivendo: «Quell’episodio ha creato in loro un dolore e un’angoscia che rende così vicini a noi Maria e Giuseppe alle nostre paure e tribolazioni, alle nostre angosce e fatiche, soprattutto in questo tempo così complicato. Penso alla distanza e all’assenza di tanti che hanno perso i loro cari, o che hanno visto ridurre le loro relazioni vitali, come gli anziani, a casa o nelle case di riposo, e le tante persone che hanno bisogno di intensità di contatto che le norme tendono a impedire. Se Maria e Giuseppe, vicini al Signore Gesù con un legame così speciale e unico, giungono a rimproverarlo per la sua fuga, noi ci sentiamo meno fragili e deboli, autorizzati in un certo senso a invocarlo con forza, a ricordargli di essere vicino e presente. A continuare a chiedergli aiuto e forza nella prova che ci fa piccoli e sperduti, in questa novità, inaspettata, che ha fatto irruzione nella nostra vita. Novità - ha ricordato il Vescovo - che forse avremmo potuto attenderci con una maggiore attenzione alla verità, alla giustizia sociale, alla salvaguardia del creato, ma che nondimeno ci ha sorpresi e che ancora oggi, a distanza di un anno dal suo inizio, facciamo ancora fatica a comprendere del tutto.

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Maria e Giuseppe ci danno un grande insegnamento - ha aggiunto monsignor Tomasi - Essi non compresero ciò che aveva detto loro, dice l’evangelista, eppure si rimisero in cammino, riflettendo e pregando su quanto era loro accaduto e ricominciarono la loro vita insieme. La nostra fatica, la paura, anche l’angoscia fanno parte della nostra vita di fronte all’irruzione di eventi improvvisi, ma non sono l’ultima parola, non sono esse a darci il senso della vita. Nel limite, anche nella mortalità della nostra esistenza, siamo chiamati a cogliere il senso del vivere e dell’amare, e a imparare a scoprire nella quotidianità la presenza sempre nuova e vitale di Gesù. Come allora ragazzo a Nazareth, così ora, egli Risorto vive con noi, si mette a nostra disposizione. Come la vita della famiglia di Nazareth, anche la nostra e quella delle nostre famiglie è un compito «artigianale» di costruzione di relazioni buone, di solidarietà fraterna, di cura reciproca. Anche di trasmissione della fede come sostanza, sostegno e forza di vita”. È papa Francesco che esorta a riprendere cammini fatti di “tenerezza e di coraggio, di realismo e di ascolto della vita concreta delle nostre famiglie, perché possano essere davvero cellule della società e piccole chiese domestiche. Quanta strada - ammette il Vescovo - abbiamo ancora da fare, società e Chiesa, perché questo si realizzi davvero, e perché le famiglie abbiano il sostegno e l’accompagnamento di tutti noi. Sostegno ed accompagnamento di cui hanno bisogno e a cui hanno diritto. È questo - ha concluso mons. Tomasi - il senso dell’anno che inizia proprio oggi, un percorso di ascolto delle esigenze e dei bisogni delle famiglie, perché diventino davvero protagoniste della vita della Chiesa e della società. Le affidiamo all’intercessione tenera e forte di san Giuseppe, Padre dal coraggio creativo».

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