San Liberale, il Vescovo di Treviso: «Viviamo un momento nuovo e difficile»

Lunedì 27 aprile Monsignor Michele Tomasi ha celebrato in Duomo la messa dedicata a San Liberale, patrono della città di Treviso. Nell'omelia i messaggi dei giovani fedeli

In foto un momento della celebrazione di lunedì 27 aprile

Il vescovo Michele Tomasi, nella giornata di oggi, lunedì 27 aprile, ha celebrato la messa di San Liberale, alle ore 17, in Duomo a Treviso. Presenti il prefetto di Treviso, Maria Rosaria Laganà, e il sindaco Mario Conte, che il Vescovo ha salutato: «Voi rappresentate e portate anche oggi qui, come a Pasqua, le Istituzioni e la cittadinanza».

Presenti alla celebrazione anche la presidente dell'Azione cattolica diocesana, Ornella Vanzella, in rappresentanza di tutta l'Ac trevigiana, che tradizionalmente vive in questo giorno il proprio pellegrinaggio annuale in cattedrale, e Maria Marangon, moderatrice delle cooperatrici pastorali diocesane, che oggi avrebbero rinnovato la loro promessa. Ricordando la peste del 1600, da cui è stata colpita la città di Treviso, dopo la quale il vescovo dell'epoca fece scolpire la bella statua in argento che ogni anno viene portata, in questa festa, dal museo diocesano in cattedrale, il Vescovo ha ricordato che «anche quest’anno stiamo vivendo un momento di grande fatica». Il Vescovo ha pregato «il Signore, per intercessione di san Liberale, perché continui a donarci il dono della saggezza e della sapienza per affrontare insieme la situazione presente, tutti orientati al bene comune. Ad impedire la diffusione del contagio, a non aggravare oltremodo i problemi che vengono e che verranno da questo lungo blocco, a farci trovare le forme concrete e fattive della solidarietà che non lasci nessuno indietro. A riuscire, come Chiesa, a mettere nel modo migliore a disposizione di questo mondo i doni della presenza del Signore nella Parola di Dio, nella preghiera, nella comunità, nei Sacramenti, ad essere essere Chiesa che si sa assumere le sue responsabilità e che, come tale, ottiene fiducia. Per il nostro tempo, per tutta la nostra società». Al termine della messa il vescovo Michele ha recitato una preghiera a San Liberale.

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Il testo completo dell'omelia

Ancora una volta ci troviamo a celebrare da questa Cattedrale vuota, nella solennità, dopo i misteri della Passione e della Risurrezione del Signore, del Patrono principale della città di Treviso e della Diocesi, San Liberale. Abbiamo bisogno come non mai di unirci nella preghiera, che è preghiera di affidamento al Signore attraverso i suoi santi, che ci accompagnano con la loro intercessione nel cammino così faticoso in questo tempo di prova.

Dal Vangelo previsto per questa festa siamo ancora una volta confermati nella nostra beatitudine di credenti: “Beati quelli che non hanno visto ed hanno creduto!”. Di fronte all’atto di fede così bello e personale di Tommaso, che proclama con uno slancio del cuore direttamente a Gesù, “mio Signore e mio Dio!”, Gesù lo accoglie, certo, ma rilancia in un certo senso, pensa non soltanto a Tommaso e agli altri discepoli presenti come lui in quella stanza, tanto tempo fa, ma a tutte le generazioni cristiane; pensa, dunque, anche a noi. Noi che non abbiamo visto direttamente le sue opere, che non abbiamo vissuto i suoi giorni eppure ci ritroviamo per dirgli, e per dirci gli uni agli altri, che crediamo in Lui. Crediamo che Lui, il Crocifisso è Risorto, che ha vinto la morte, che ci incontra nella nostra storia, che non ci lascia da soli, che ha ancora sempre intenzione di prendersi cura di noi. Questa è la fede che ci è stata donata, che ci è stata trasmessa dai nostri padri e dalle nostre madri, dai nostri nonni, da tutte le generazioni che hanno tentato, nel bene e nel male, nelle consolazioni e nelle prove di vivere la loro fedeltà al Signore Gesù Cristo, nelle condizioni concrete del loro tempo. Come sanno bene i ragazzi e le ragazze che in questi giorni hanno riflettuto guidati dai catechisti e dalle catechiste delle nostre parrocchie - e su stimolo del nostro ufficio catechistico - sulla figura di San Liberale, con lui si risale di molto nel tempo in questa catena ininterrotta di trasmissione della fede. Addirittura al IV secolo dopo Cristo, nella seconda metà del Trecento e all’inizio del Quattrocento. Più di milleseicento anni fa. Un soldato romano che ad Altino, all’epoca sede episcopale, si rivolge al suo Vescovo, Eliodoro, colpito sicuramente dalla sua testimonianza di vita e di fede, dal racconto che questi faceva della vita di Gesù, dalla sua fede. Per lui Gesù era veramente il Figlio di Dio, veramente Dio. All’epoca era ancora diffusa l’eresia degli ariani, che credevano che Gesù fosse un uomo molto importante, sicuramente unico, ma che fosse una creatura, e non Dio. Ci sembrano forse questioni lontane, ma che allora dividevano la Chiesa da decenni. E che hanno lasciato tracce molto importanti, per esempio nel Credo che recitiamo nelle nostre celebrazioni, come faremo fra poco. Quando riconosciamo che Gesù, il Figlio di Dio, è “Dio da Dio, luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre” diciamo le parole di due importanti Concili della Chiesa che all’inizio e alla fine del secolo di San Liberale si sono riuniti per definire proprio quei contenuti di fede: in Gesù noi incontriamo proprio Dio, proprio il Creatore dell’Universo, proprio il fondamento di tutte le cose, proprio colui che ci fa esistere e vivere. Ed è proprio lui che ci accompagna, lui, vero Dio e vero uomo, che ci ama e che non ci lascia soli, che cammina in questa nostra storia, in questo nostro tempo. Per annunciare questa fede San Liberale ha impegnato tutta la sua vita, ha insegnato – ha fatto il catechista, ha insegnato la fede. Per questa fede ha dovuto anche soffrire nelle contrapposizioni tra i gruppi e le fazioni che la pensavano diversamente. Per questo ha vissuto un grande amore concreto e ha vissuto sacrifici e penitenze, a favore dei poveri e dei bisognosi. Le sue reliquie sono state poi portate da Altino a Treviso, e sono custodite nella cripta di questa Cattedrale: oggi le abbiamo portate qui, davanti all’altare, per onorare la memoria del nostro patrono. Così come abbiamo portato la sua statua in Cattedrale, come facevate ogni anno: intorno al 1600, la città è colpita dalla peste e si affida al suo patrono per essere liberata dal contagio. Passata l’epidemia, il Vescovo di allora fa scolpire la statua d’argento, segno di ringraziamento di tutta la città. Ogni anno il 27 aprile, giorno di san Liberale, la statua viene portata in Cattedrale, per ricordare ai cristiani e a tutti i cittadini la protezione del patrono. Anche quest’anno viviamo un momento nuovo e difficile. Anche quest’anno stiamo vivendo un momento di grande fatica, abbiamo visto nei mesi passati tanta vicinanza, tanta solidarietà, tanta forza da parte di tutti.  Ora ci troviamo in una fase in cui assieme dobbiamo decidere come andare avanti assieme. Alcuni atteggiamenti e sentimenti li esprimo prendendo in prestito solo due delle tantissime belle preghiere e riflessioni che voi ragazzi mi avete inviato. Inizio con Manuel, che riflette su quanto abbiamo vissuto sinora e prega: “Caro Gesù, in questo momento di lontananza ho riflettuto molto su cosa sono i veri valori della vita, come ad esempio la famiglia. Sono abituato a vedere spesso i miei nonni ai quali voglio molto bene e do per scontato che loro ci siano sempre... ora che non li vedo da quasi due mesi sento la necessità di rivederli, di riabbracciarli e di raccontare loro un sacco di cose. Mi manca molto anche andare a catechismo, giocare con i miei amici e frequentare la scuola. All’inizio era molto bello non andarci e non doversi alzare presto, ma adesso questa brutta situazione inizia ad essere pesante. Ti ringrazio Gesù per non aver chiamato a te nessuno dei miei famigliari o qualcun altro che conosco, però mi spiace molto per tutte quelle persone che non sono riuscite a guarire. Proteggi le loro famiglie perché quando ci sono queste cose spiacevoli a volte le persone si allontanano da te, inconsapevoli del tuo grande progetto in paradiso. Grazie Gesù, ti voglio bene”.

Lo sguardo sulla vita colorato dalla fede si apre alla vicinanza a tutti, e cerca di non dimenticare nessuno, sa accettare anche la fatica di situazioni complicate, come anche di decisioni difficili, sa riconoscere quanto sia consolante il dono della fede. In questa fiducia Alessia riesce a dare un senso a quanto vive: “Io resto a casa Signore! E non mi sento sola e abbandonata, perché tu mi hai detto: Io sono con voi tutti i giorni. Sì, e soprattutto in questi giorni di smarrimento, o Signore, nei quali se non sarà necessaria la mia presenza, raggiungerò ognuno con le sole ali della preghiera”. Io prego il Signore per intercessione di san Liberale che continui a donarci il dono della saggezza e della sapienza per affrontare insieme la situazione presente, tutti orientati al bene comune. Ad impedire la diffusione del contagio, a non aggravare oltremodo i problemi che vengono e che verranno da questo lungo blocco, a farci trovare le forme concrete e fattive della solidarietà che non lasci nessuno indietro. A riuscire, come Chiesa, a mettere nel modo migliore a disposizione di questo mondo i doni della presenza del Signore nella Parola di Dio, nella preghiera, nella comunità, nei Sacramenti. Nella prima lettura che abbiamo sentito, i prigionieri Paolo e Sila potrebbero scappare dalla prigione, ma non lo fanno, restano e con questo restare annunciano la salvezza al guardiano della prigione che, per la disperazione di aver perso i suoi illustri carcerati, stava per togliersi la vita, e così sono strumento di salvezza per lui e per i suoi famigliari. Io chiedo al Signore che ci aiuti con la forza e la fantasia del suo Santo Spirito a trovare le vie per essere, insieme, Sacramento di salvezza per tutti. Per il nostro tempo. Ad essere Chiesa che si sa assumere le sue responsabilità e che, come tale, ottiene fiducia. Per il nostro tempo, per tutta la nostra società. E con la preghiera di oggi tento di rispondere anche a Mattia, che mi chiede così: “Caro Vescovo, puoi chiedere a san Liberale di aiutarci anche oggi così possiamo tornare a salutare i nonni e a giocare con i nostri amici”. Chiediamo insieme, per intercessione di San Liberale, che riusciamo a vivere in solidarietà autentica, per il bene di tutti.

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