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In foto una ricostruzione di come potrebbe essere oggi il boss Matteo Messina Denaro

In foto una ricostruzione di come potrebbe essere oggi il boss Matteo Messina Denaro

Il boss Messina Denaro nella Marca: «Ormai il Veneto è una regione infiltrata»

Andrea Zanoni, consigliere regionale del Partito Democratico, commenta le voci sulla possibile presenza del mafioso in una cantina di Salgareda chiedendo interventi alla Giunta Zaia

Matteo Messina Denaro, il ricercato numero un Italia, potrebbe essersi nascosto per diversi giorni in Veneto, ospite nella casa di un palermitano, Vincenzo Centineo, nel Comune di Salgareda.

La clamorosa rivelazione arriva da un collaboratore di giustizia, Emanuele Merenda, ex esattore della mafia, di Sant'Angelo di Brolo (Messina) e membro di una organizzazione criminale in Veneto portata a galla e smantellata in questi giorni dall'inchiesta sull'infiltrazione della camorra casalese ad Eraclea, nel Veneziano. Secondo il pentito di mafia, il boss trapanese si sarebbe rintanato in una cantina di un "edificio di colore giallo", ospite di Centineo, 69 anni, finito agli arresti nel febbraio scorso sempre nell'ambito dell'inchiesta sui Casalesi di Eraclea. Per la precisione, Messina Denaro sarebbe stato ospitato per alcuni giorni in uno stabile di Campodipietra, frazione a pochi chilometri da Salgareda. Merenda è considerato attendibile dagli inquirenti. Centineo - originario di Gangi - risulta in stretto contatto con il boss dei casalesi, Luciano Donadio, con il quale si sarebbe spartito il business del pizzo agli imprenditori veneti e dei prestiti a strozzo tra il Veneto e il Friuli. Queste le parole di Merenda nel corso di un interrogatorio: «Centineo mi ha detto che ha ospitato Matteo Messina Denaro per quattro o cinque giorni a Campodipietra». E ancora: «Centinaio mi ha spiegato che prestava denaro senza garanzie ad interessi elevatissimi. Mi ha anche detto che i soldi che impiegava provenivano dal gestore di una cantina di Campo di Pietra riconducibile a dei siciliani che erano dei pezzi da novanta». Matteo Messina Denaro, 57 anni, è ricercato dal 1993, per associazione di tipo mafioso, omicidio, strage, devastazione, detenzione e porto di materie esplodenti, furto e altro. E' originario di Castelvetrano, in provincia di Trapani. E' considerato tra i latitanti più ricercati e pericolosi al mondo e risulta essere attualmente il boss più ricco e potente di tutta Cosa nostra, arrivando a esercitare il proprio potere ben oltre i confini della propria provincia, come in quelle di Agrigento e Palermo.

Il commento di Andrea Zanoni

«Trovo sconcertante ed inquietante venire a conoscenza del fatto che proprio nella mia provincia ha trovato rifugio Matteo Messina Denaro, boss della mafia, latitante da 20 anni e ricercato in tutto il mondo, successore niente popò di meno del boss Totò Riina. Ormai, con le recenti e molteplici indagini, arresti e processi per Mafia per fatti accaduti in Veneto non possiamo più considerarci una regione a rischio infiltrazioni bensì infiltrata. Da tempo in Consiglio regionale come Gruppo Pd presentiamo mozioni, interrogazioni, emendamenti per dare forza e concretezza alla legge regionale n.48 del 2012 contro le infiltrazioni mafiose, alla quale la giunta Zaia assegna pochissimi fondi, direi briciole. Anche quest’anno solo in seguito ad un nostro emendamento al bilancio 2020 abbiamo ottenuto un aumento dei fondi stanziati che in partenza erano di poche migliaia di euro ma che restano evidentemente insufficienti. Zaia e la sua giunta prendano consapevolezza che il Veneto è una regione infiltrata e che perciò bisogna lottare con costanza e maggior determinazione contro questo fenomeno criminoso, destinando le risorse necessarie».

Questo il commento alla vicenda da parte del consigliere regionale Andrea Zanoni. Martedì 26 novembre il vicepresidente della Commissione ambiente in Consiglio regionale, sarà relatore all’incontro “Mafia e traffico di rifiuti in Veneto” organizzato a Paese dal locale Circolo del Partito Democratico dove interverranno sempre come relatori Francesco Trotta, criminologo, autore del libro “M come Mafia”,  Michela Pavesi, zia di Cristina Pavesi uccisa dalla Mala del Brenta, Anna Foffani Consigliere comunale e Segretaria del Circolo PD di Paese, il tutto presso la sala Conferenze Scuola Media Casteller Via Panizza, 4. Durante l’incontro verrà trattato anche il tema del processo contro Cosmo Ambiente che si terrà proprio il giorno dopo, ovvero mercoledì 27 novembre, un processo per traffico di rifiuti, nato dopo  un’indagine condotta dalla Procura Distrettuale Antimafia di Venezia che porto’ al sequestro a Paese di 200mila tonnellate di rifiuti contenenti anche amianto e metalli pesanti. Al centro del dibattito di questi giorni l’inspiegabile ed inquietante scelta del sindaco di Paese di non volersi costituire parte civile in questo processo a differenza di quanto deciso dal Sindaco di Noale, dalla Regione Veneto e dalle associazioni Legambiente, Italia Nostra, Ecoistituto e WWF Italia.

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