Molinetto della Croda, per la Corte d'Appello fu un errore umano

Depositate oggi le motivazioni della sentenza di secondo grado che ha assolto Valter Scapol, presidente della locale Pro Loco, gli architetti Annalisa Romitelli, Leopoldo Saccon e il geologo Celeste Granziera dall'accusa di disastro colposo

Molinetto della Croda, teatro della tragedia accaduta il 2 agosto del 2014

Un errore umano sta alla base della tragedia di Molinetto della Croda il 2 agosto del 2014. La Corte d'Appello di Venezia fa sue le argomentazioni del gip Angelo Mascolo con le motivazioni della sentenza con cui il 16 febbraio ha confermato le assoluzioni per Valter Scapol, il presidente della locale Pro Loco, gli architetti Annalisa Romitelli (all'epoca dei fatti responsabile dell'ufficio tecnico del Comune),  Leopoldo Saccon e il geologo Celeste Granziera (questi due ultimi i tecnici della Tepco, lo studio che si occupò della consulenza per la redazione tecnica del Pat), finiti a giudizio con l'accusa di disastro colposo. Travolti dalle acque del fiume Lierza, ingrossato da un piena improvvisa  furono Luciano Stella, Giannino Breda, Maurizio Lot e Fabrizio Bortolin.

«L'errore umano alla base della tragedia -  scrivono i giudici dell'Appello -  è quello già indicato dal giudice di primo grado e risiede nella sottovalutazione del rischio da parte dei soggetti presenti alla festa, che hanno continuato a trascurare la progressiva crescita del livello dell'acqua fino al momento in cui si sono trovati intrappolati sulla pedana interna al capannone, bloccati nell'ultimo anelito di fuga dalla stessa paura e quindi travolti dal crollo del capannone. Una morte terribile, oramai inevitabile anche con il più tempestivo intervento emergenziale, ma causata da una macroscopica trascuratezza nel comprendere quanto stesse realmente accadendo». «Eppure - si legge nelle motivazioni -  ve ne erano tutti gli elementi e tutte le condizioni: le immagini registrate  in un arco temporale ragguardevole, consentono di percepire che 1'altezza dell'acqua crebbe progressivamente ma in maniera non improvvisa: la prima ripresa mostra i commensali mangiare, scherzare e alzare i calici quando l'acqua arriva loro alle caviglie o poco sopra». 

I giudici di secondo grado entrano anche sulla questione relativa al fatto che il Pat contenesse o meno le indicazioni sulla fragilità idrogeologica della zona della tragedia.  «Il PAT - proseguono -  costituisce uno strumento complesso, che va analizzato e compreso in base ad una conoscenza tecnica consolidata, che non ammette letture semplificate e riduzionistiche, implicando una massa di informazioni che, lette in maniera coordinata, sono in grado di fornire il reale quadro della situazione del territorio interessato. Per tale ragione, non appare corretto affermare che il PAT fosse deficitario nell'evidenziare le aree soggette ad esondazione del Lierza, puntualmente previste dalla Valutazioni di Compatibilità Idraulica, parte integrante del PAT».

"Tanto meno - concludono - si può sostenere, come si legge nella stessa pagina dell'appello,  che il Comune avrebbe potuto disporre lo sgombero in caso di pioggia ed imporre agli organizzatori del]'evento un obbligo di vigilanza sulle condizioni atmosferiche, affidando alla polizia municipale il compito di verificarne l'osservanza, dato che  non vi era, per la sera del fatto, alcun allarme meteo, previsto solo per la giornata seguente".

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