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A Monastier i racconti di vita inediti su Giovanni Paolo II

Dopo 31 anni l’amico Marcello Bedeschi porta la sua testimonianza alla prima celebrazione eucaristica ufficiale per il centenario della nascita del Santo Padre durante la quale sono state diffuse le motivazioni degli 11 riconoscimenti del XVI edizione del Premio Giovanni Paolo II

 

I racconti inediti della vita di San Giovanni Paolo II svelati dopo 31 anni dall’amico Marcello Bedeschi durante la santa messa celebrativa, a Monastier, per il centenario dalla nascita di Papa Wojtyla: le sue incursioni nel reparto di oncologia pediatrica quando era ricoverato al Gemelli, le sciate in montagna quando veniva confuso con il “sosia del Papa”. Racconti di vita perché proprio a chi si è particolarmente distinto per aver tutelato e promosso la sacralità della vita umana sono andati gli 11 riconoscimenti della XVI edizione del Premio Internazionale “Giovanni Paolo II” promosso dall’associazione Aglaia, presieduta dal maestro Espedito De Marino, con il consulente generale al Premio e referente per il Triveneto Uff. Gianni Bordin e con il patrocinio dell’Unci di Treviso e Udine e Presidio Ospedaliero “Giovanni XXIII” e del comune di Monastier. Le motivazioni dei premi sono state comunicate sabato scorso durante la celebrazione che si è svolta nel duomo di Santa Maria Assunta a Monastier.

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Tra i premiati anche 6 trevigiani: il dottor Roberto Rigoli Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Microbiologia e Virologia dell’ULSS 2 che “ha dedicato tutta la sua vita alla ricerca sui virus –recita la motivazione- ed è impegnato nei laboratori di ricerca insieme ad altri colleghi che studiano le strategie per sconfiggerli; il Prefetto di Treviso Maria Rosaria Laganà “per la sua azione incisiva nell’incarico di far restituire alla società i beni confiscati alla criminalità organizzata e che durante la pandemia si sta impegnando  nel coordinare le attività di soccorso sanitario e sociale”; il Prof. Filippo Gherlinzoni Direttore dell’Unità di Ematologia presso l’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso “che ha contribuito alla formazione di numerosi giovani medici con il suo insegnamento e i suoi studi”; Don Gianni Biasi Parroco della Chiesa di S. Romano di Negrisia di Piave che “Si è adoperato dal 2006 - con l’associazione Light for hope - a costruire ponti come invitava a fare San Giovanni Paolo II con particolare attenzione verso Israele, Palestina e Giordania”; Giorgio Polegato “che ha contribuito al finanziamento di opere per i bambini bisognosi con umiltà e generosità e si è impegnato personalmente in una campagna contro il razzismo”; Antonio Ongaro Presidente Ass.ne Retina Veneto Aps, affetto da malattia genetica che lo ha portato giovanissimo alla cecità perché  “Ha promosso iniziative di sostegno a persone colpite da patologie oculari, con raccolte fondi per lo sviluppo della ricerca scientifica” e il Dottor Marzio Chizzolini Direttore Unità Operativa Complessa Oculistica di Camposampiero Cittadella “ che ha portato la sua professionalità non solo nelle unità operative delle nostre ULSS ma anche, come volontario, nei Paesi dell’Africa centrale”. Tra gli altri premiati S.E. Rev. Alberto Bottari De Castello Arcivescovo e Nunzio apostolico emerito; Mons. Bernard Munono Muyembe Segretariato del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e il Dott. Roberto Schiavone Presidente del Corpo Internazionale di Pubblica Assistenza Humanitas Soccorso Italia – ONLUS di Salerno.

“La vera e propria cerimonia di consegna degli importanti riconoscimenti - ha detto durante la lettura delle motivazioni Maria Gomierato - non può svolgersi oggi per ottemperare alle disposizioni in tema di prevenzione del virus, ma contiamo di farla al termine dell'emergenza covid”. Durante la celebrazione eucaristica presieduta da Monsignor Edoardo Menichelli e concelebrata da Mons. Luigi Dal Bello, Marcello Bedeschi, amico per più di 30 anni di Papa Giovanni Paolo II, ha raccontato i momenti più belli e inediti dell'amicizia con il Santo Padre. «Per 31 anni ho tenuto per me queste testimonianze che ora posso raccontare perché sono bellissime esperienze di vita ma soprattutto dell'amore che Giovanni Paolo II aveva per i giovani, per gli ammalati per le persone più fragili- ha raccontato Marcello Bedeschi -Ricordo ancora quando andavo a trovarlo mentre era ricoverato al policlinico Gemelli. Papa Wojtyla è stato ricoverato ben 9 volte per un totale di 300 giorni in ospedale. La sua stanza era vicina al reparto della pediatria oncologica e quando gli facevo visita molto spesso non era presente nella sua stanza e lo trovavamo invece tra i bambini del reparto oncologico».

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La passione per la natura lo portava anche a trascorrere qualche ora nelle montagne a sciare. E proprio a questi momenti Bedeschi lega un racconto che ha fatto sorridere i partecipanti alla celebrazione. «Ho avuto modo di condividere con Lui delle giornate in montagna. La Sua discrezione era tale che si confondeva tra gli altri sciatori. Un giorno ci fermammo ad ammirare la natura, perché Lui amava osservare ogni angolo del creato, che è un dono di Dio. Con noi si fermarono anche dei ragazzi. Il Santo Padre si tolse gli occhiali e fu proprio in quel momento che uno dei giovani sciatori, guardando stupito Giovanni Paolo II, disse che non immaginava potesse esistere un sosia del Papa. In realtà la persona che aveva di fronte era proprio il Papa ma in quel momento solo io e Lui lo sapevamo». Esperienze inedite mai raccontate prima che hanno arricchito di emozione la particolare celebrazione eucaristica, la prima ufficiale, a causa del covid, nell’anno del centenario della nascita di quello che ora è per tutti noi San Giovanni Paolo II. Esperienze che hanno messo in luce il profondo amore che Papa Wojtyla aveva per i giovani per le persone più fragili ed ammalate.

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