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Lunedì, 6 Dicembre 2021

Basta stragi sul lavoro: i sindacati annunciano un nuovo presidio

Lettera aperta dei segretari generali provinciali di Cgil, Cisl e Uil (Visentin, Paglini e Fraioli). La mobilitazione unitaria si terrà nella giornata di venerdì 30 luglio alle ore 17 in Piazzetta Aldo Moro

«Mettere la cultura della sicurezza sul lavoro al primo posto, per fare diventare la prevenzione importante non solo a parole ma anche con i fatti, ad esempio potenziando gli organici dello Spisal che, con soli diciotto ispettori, è decisamente insufficiente».

E' quanto hanno detto Mauro Visentin, Massimiliano Paglini e Gian Luca Fraioli, segretari provinciali della Cgil, Cisl e Uil di Treviso, nel presentare la lettera aperta che le organizzazioni sindacali hanno inviato a tutte le sigle di rappresentanza datoriale, al presidente della Regione Luca Zaia e alle istituzioni locali e che domani, venerdì 30 luglio, verrà presentata ai lavoratori nel corso di un sit in organizzato in Piazza Aldo Moro a Treviso, a cui sarà presente anche Monica Battistetti, madre di Mattia, morto sul posto di lavoro a soli 23 anni lo scorso 29 aprile, e i parenti di Aziz Diop, l'altro 23enne di origine senegalese rimasto vittima di un incidente alla"Fornaci Grigolin" di Ponte della Priula il 21 luglio scorso. «Sembra che le prese di posizione, i moniti, gli appelli a presidiare la salute e a tutelare la sicurezza nei luoghi di lavoro - scrivono i tre segretari -  non abbiano eco alcuno, come se la difesa della vita e dell’integrità fisica delle persone fossero opzionali, subordinate al risultato economico o a interessi altri. Solo pochi mesi sono trascorsi da quando le Organizzazioni Sindacali scriventi hanno siglato il Patto della Marca Trevigiana per la Sicurezza e la Salute delle lavoratrici e dei lavoratori per richiamare Istituzioni e mondo imprenditoriale verso un impegno straordinario e congiunto al fine di porre un freno all’escalation di sangue. Ma altro sangue è stato versato».

La lettera dei sindacati

«Le recenti proposte di alcune rappresentanze imprenditoriali guardano all’obbligatorietà del Green Pass in accesso a tutti i luoghi di lavoro - continua il documento -  finalizzato al presidio della salute dei dipendenti. Non ci è del tutto chiaro perché tale approccio di garanzia della salute non si applichi anche al presidio quotidiano della sicurezza dei medesimi lavoratori. Un diverso sistema di valori questo che sa più di attenzione all’andamento della produzione e al profitto che altro. È invece nell’interesse di tutte e di tutti e della collettività intera il riservare da parte delle Aziende la medesima attenzione per la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, non solo per prevenire i potenziali contagi da Covid-19 ma anche gli altri rischi a cui quotidianamente lavoratrici e lavoratori in varia misura sono esposti, in questo territorio che ne è cuore economico come in tutte le altre parti della nostra regione. Ecco perché - concludono Visentin, Paglini e Fraioli -  anziché lanciare proposte giuridicamente discutibili e, a nostro avviso, fuori dalle regole contrattuali, è inderogabile ormai trovare una comunione di intenti e un’alleanza, spinta da salda determinazione da parte di tutti i Soggetti coinvolti, per rimuovere tutti gli ostacoli, nessuno escluso, che limitano nelle fabbriche, negli uffici e in tutti i luoghi di lavoro, il costante presidio della sicurezza e l’abbattimento dei rischi. Per le Organizzazioni Sindacali e crediamo per tutti coloro che rappresentano una collettività, una comunità, una realtà produttiva ed economica, privata e pubblica, la tutela di ogni singolo lavoratore e lavoratrice deve essere priorità assoluta. Non è più il tempo per nascondersi dietro un dito, dietro ad affermazioni di principio o a retoriche frasi di circostanza, servono fatti, serve concretezza, a cominciare - prima che troppe mani si ricoprano di sangue - proprio dai controlli ispettivi nei luoghi di lavoro, nelle fabbriche e nei cantieri. Così come inderogabile e improrogabile mettere subito in campo una campagna straordinaria di formazione per la sicurezza e la prevenzione sui luoghi di lavoro, che sia mirata, effettiva e aggiuntiva a quanto previsto attualmente dalla normativa. Formazione che deve essere tracciabile e certificata e deve assurgere a fattore premiante nei bandi di appalto per la realizzazione delle opere o di fornitura di merci e servizi per tutti gli Enti Pubblici e per tutte le Aziende private associate alle Rappresentanze di categoria che pongano tale principio - la sicurezza - in cima alla loro scala di valori. Nel ricordare che tale posizione e tali parole possono sembrare dure ma che non potranno mai minimamente riscattare un lutto, una morte, facciamo ancora una volta appello alle nostre Istituzioni e al mondo imprenditoriale tutto perché nessuno più perda la vita nel lavoro».

Il commento di Cna Treviso

Cna esprime la propria vicinanza ai famigliari dei caduti sul lavoro e ribadisce la centralità di investire in sicurezza. Quello della sicurezza, infatti, è un tema che tocca particolarmente l’artigianato e la piccola e media impresa dove titolari, famigliari dei titolari, dipendenti e collaboratori lavorano gomito a gomito. Perciò la sicurezza è sentita come un bene comune. Nella tragica contabilità dei 6 morti sul lavoro nella Marca negli ultimi quattro mesi, infatti, uno di loro, Mirko Merotto, era il figlio del titolare dell’azienda agricola di famiglia. «La sicurezza sul lavoro è un tema strategico, abilitante – afferma Mattia Panazzolo, direttore di CNA territoriale di Treviso -. Come Associazione, con i nostri associati, siamo da sempre impegnati su due fronti: diffondere e incrementare la cultura della sicurezza nelle aziende e aiutare gli imprenditori ad avvalersi di tutti gli strumenti a disposizione (formazione finanziata, bandi, incentivi) che vanno ad abbattere i costi della messa a norma».

Il tema della qualità dei controlli da parte dell’Ispettorato del Lavoro e degli altri enti preposti è senz’altro uno dei nodi, dove per qualità si intende il miglior uso delle banche dati per un’accurata selezione delle ditte da controllare e, nell’ispezione, la scelta di concentrasi sugli aspetti sostanziali. «Gli ispettori del lavoro possono avere una funzione strategica e di stimolo fornendo all’impresa suggerimenti  su come adeguarsi sempre meglio alla normativa, non in un’ottica burocratico-procedurale ma per una effettiva, reale maggior sicurezza di tutti i lavoratori – conclude Panazzolo -. Serve muoverci tutti, ciascuno con il proprio ruolo, per ottenere l’obiettivo delle zero “morti bianche” nella nostra provincia, risultato che si ottiene con una collaborazione sempre più stretta tra tutti gli attori in campo, superando le contrapposizioni e anche la legittima rabbia che segue fatti così gravi».

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