Morti sul lavoro: in Veneto 113 vittime nel 2018

Maglia nera alla provincia di Verona con ben 28 incidenti in dodici mesi. La Marca, con 19 decessi, però è seconda a parti merito con la provincia di Padova. Dati molto preoccupanti

«Un anno da dimenticare. O forse sarebbe meglio dire ‘da ricordare’ per imparare e capire una volta di più quanto sia importante la sicurezza nei luoghi di lavoro. Ma, evidentemente, non per tutti i datori di lavoro pare sia una priorità».

Per Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio sicurezza sul lavoro Vega, non c’è altro modo per introdurre il nuovo tragico bilancio degli infortuni mortali sul lavoro in Veneto, elaborato sulla base degli ultimi dati Inail. Un bollettino di morte che in Regione, da gennaio a novembre 2018, conta ben 113 vittime. A guidare la drammatica classifica c’è Verona con 28 infortuni mortali, seguita da Padova e Treviso con 19, da Venezia (16), da Vicenza (14), da Belluno (9) e Rovigo (8). Questa la mappatura regionale dell’“insicurezza sui luoghi di lavoro” che pone ancora una volta il Veneto in cima alla graduatoria nazionale, secondo solo alla Lombardia dove le vittime sono 150. Le donne coinvolte in un infortunio mortale nel 2018 in Veneto sono 15 (su un totale di 97 in tutto il Paese). Quasi la metà delle vittime in regione aveva un’età compresa tra i 40 e i 54 anni.

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Come se non bastasse, poi, ad aumentare in Veneto è anche il numero degli infortuni non mortali, passati da 68.963 a 70.837 (quasi 2000 in più nel 2018). Ancora una volta Verona in testa alla graduatoria con 14.959, seguita stavolta da Vicenza (13.554), da Padova (13.292), Treviso (12.560), Venezia (11.687), Belluno (2.558) e Rovigo (2.227). Più di 55 mila gli infortunati di nazionalità italiana e oltre 15 mila gli stranieri. Mentre sono 22.648 le donne. L’età più a rischio tra i 40 e i 54 anni. «Ciò che più angoscia - conclude. Rossato -  è il pensiero che per chiudere il dramma delle morti sul lavoro in Veneto nel 2018, mancano ancora i dati ufficiali di dicembre. Questi non sono numeri che raccontano un paese civile che lavora, bensì piuttosto il resoconto di una guerra civile».

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