L'appello di Treviso Imprese Unite: «Azzerate le tasse»

Dopo l'accensione delle luci dei negozi chiusi c'è stata la consegna delle chiavi al sindaco Conte. Il portavoce Andrea Penzo: «Chiediamo l'azzeramento delle imposte locali e nazionali per tutto il 2020 e strumenti di ammortizzazione sociale prolungati per il periodo di prima apertura»

Uno degli imprenditori impegnati nel flashmob

Sono 300 e determinatissimi, tanto che per portare le loro richieste all'orecchio del premier Conte hanno preso  contatto con il comitato Colao che assiste il governo nella ripartenza, e dicono «basta con le moratorie, serve cancellare le imposte e le tasse almeno per quest'anno, poi si vedrà per i prossimi». Sono le aziende riunite sotto i vessilli di Treviso Imprese Unite che ieri sera hanno dato vita ad un flash mob «per la speranza», spiega  il coordinatore trevigiano Andrea Penzo. Una simbolica accensione delle luci dei negozi prime di ridare le chiavi, questa mattina, al sindaco Mario Conte.

«Abbiamo fatto presente al primo cittadino - spiega Penzo - le nostre richieste: azzeramento delle imposte locali e nazionali per tutto il 2020, strumenti di ammortizzazione sociale prolungati per il periodo di prima apertura perché altrimenti in  tanti perderanno il lavoro ma noi non vogliamo licenziare, vogliamo assumere.. So che il sindaco, che ha preso contatto con l'esecutivo,  ci ha detto che sono allo studio misure per le imposte territoriali e che con i soldi degli incentivi che arriveranno da Roma si metterà mano anche a quelle nazionali, a partire dall'anticipo Iva fino alla dichiarazioni dei redditi in cui dobbiamo pagare anche l'anticipo sul 2021, tenendo conto che abbiamo già versato sul 2020 sulla base di un reddito stimato che non potrà essere reale e che va ricalcolato».

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«Peraltro -conclude Aiello- la drammaticità della situazione, unita all’attesa del Decreto economico contenente misure concrete per la ripartenza, stanno portando molti nostri colleghi esasperati ad infrangere le nuove norme, operando a domicilio, e quindi lavorando in nero, oppure usando l’asporto come espediente per effettuare un vero e proprio servizio al banco o da passeggio attualmente non consentiti. Chiediamo,quindi, di intensificare i controlli per evitare che questi comportamenti vanifichino gli sforzi fatti fino ad ora per il contenimento del virus».

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