Il noto avvocato Nicodemo Gentile parla di violenza sulle donne alle Canossiane

Il noto penalista ha lasciato questo messaggio agli studenti: "Si può stare ai margini, applaudire gli altri, oppure essere protagonisti della propria vita"

All'interno dell'iniziativa "Incontro con l'autore", venerdì mattina i ragazzi delle Canossiane di viale Europa hanno presenziato alla conferenza di Nicodemo Gentile, noto avvocato penalista che ha seguito i casi di Meredith Kercher, Sarah Scazzi, Melania Rea e tanti altri. In qualità di avvocato difensore, ha raccontato le tante storie dei femminicidi di cui sentiamo parlare tutti i giorni. Quali sono le cause e quali dinamiche hanno portato a questi efferati eventi? Qual è la differenza tra gelosia e possesso? Si tratta di manipolazione affettiva, ovvero questi uomini cercano di isolare le loro compagne da ogni contatto con amici, le distolgono da sport e attività varie, alla ricerca di un rapporto esclusivo, assoluto. Donne che spesso controllano in ogni mossa attraverso strumenti informatici come lo smartphone. Sono queste alcune dinamiche che trasformano talvolta persone ritenute "normali" in assassini: "Hanno la faccia pulita come tutti voi", afferma e mette in guardia le adolescenti da comportamenti siffati: "Non pensate che le cose accadano agli altri!" aggiunge. 

Ma non ci sono solo storie di femminicidi nel racconto di Gentile. Ha parlato di persone scomparse, come nel suo ultimo libro edito da Faust Edizioni "Nella terra del niente: storie di scomparse, storie di famiglie ", in cui racconta delle tante persone, dal 1974 in Italia più di sessantamila, che da un momento all'altro non si trovano più. Cosa avviene a quelle famiglie? Com'è la vita di chi rimane? In quelle case l tempo si ferma "come l'orologio della stazione dopo la strage di Bologna (1980)". Nicodemo Gentile ha anche riflettuto sulla sua professione e sul futuro dei ragazzi: cosa vuol dire essere un penalista? Cos'è una verità processuale? Bisogna difendere una persona anche se si sa la verità? Il messaggio finale agli studenti più grandi è stato chiaro: "Si può stare ai margini, applaudire gli altri, oppure essere protagonisti della propria vita".

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