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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
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Stop al numero chiuso a Medicina, Governo attiva una commissione

Il presidente Zaia commenta in toni entusiasti l'inizio dell'iter voluto dal Governo Meloni per abolire gli sbarramenti alle facoltà di Medicina e Chirurgia: «Sistema che alimenta solo la carenza di medici»

«Non è da ieri ma da molti anni che continuo a denunciare i problemi causati dal numero chiuso per l’acceso alla facoltà di Medicina. Questo Governo, finalmente, dà un segnale concreto che interrompe il nulla di fatto. Spero che tutti prendano coscienza che un bravo chirurgo si seleziona sul campo dopo averlo portato in sala operatoria o che un bravo internista deve dimostrare il suo valore in corsia con il paziente. Di certo non a 19 anni con test di selezione con domande a eliminazione e risposte a crocette».

Così il presidente del Veneto, Luca Zaia, esprime soddisfazione per l’istituzione di una commissione per studiare l’eliminazione dell’accesso programmato alle facoltà di Medicina e Chirurgia da parte del Governo con il ministro per l’Università, Annamaria Bernini. «Personalmente continuo a difendere una visione meritocratica dei percorsi di studio: possibilità di accesso per tutti, e grande selezione nel percorso formativo - aggiunge il Governatore -. Il futuro professionista al quale affidiamo la nostra salute deve formarsi ed essere valutato sulla preparazione che dimostra in aula e sul campo.  Quando mi sono iscritto all’università, tutti sconsigliavano Medicina perché con troppi iscritti si prevedeva fosse una fabbrica di disoccupati; oggi, nell’età di un professionista nel pieno dell’attività, da amministratore mi devo misurare con una carenza cronica di medici nelle nostre strutture sanitarie sia ospedaliere sia del territorio. La limitatezza degli accessi ai corsi di laurea - conclude Zaia - ha progressivamente contrassegnato in negativo l’ultimo decennio. Questa carenza ha condizionato anche gli ingressi dopo la laurea a tante Scuole di specializzazione come pediatria, anestesia, traumatologia o chirurgia, il cui diploma è requisito essenziale per accedere alle strutture del servizio sanitario regionale. È indispensabile intervenire tempestivamente anche rilanciando l’attrattività di alcune specializzazioni sui neolaureati ma iniziando senza dubbio dal superamento di un sistema che con una selezione tanto prematura rischia non solo di negare il fabbisogno di professionisti indispensabili alla nostra sanità ma anche di escludere giovani che potrebbero rivelarsi clinici o chirurghi di grande talento».

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