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Giovedì, 22 Febbraio 2024
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Ad Opendream visita guidata alla mostra con quattro professionisti del mondo dell’arte

Un appuntamento con i curatori della mostra e due grandi esperti del settore per riflettere sulla collettiva “Non c'è + nessun Virgilio a guidarci nell'Inferno” e aprirsi ai significati più profondi dell’arte contemporanea

Non uno ma ben due i Virgilio che ieri, nell’area eventi di Opendream, hanno provato a guidare il pubblico al significato più profondo dell’esposizione NON C’È + NESSUN VIRGILIO A GUIDARCI NELL’INFERNO, un progetto, patrocinato dalla Città di Treviso, ideato da Martina Cavallarin che ne cura gli aspetti assieme al co-curatore Antonio Caruso, e coinvolge 14 artisti attivi in diverse discipline dell’arte contemporanea. Nell’incontro di ieri, quattro professionisti del mondo dell’arte hanno provato a scandagliare le dinamiche, il senso e le finalità dell’arte contemporanea.

Oltre ai curatori della mostra Martina Cavallarin e Antonio Caruso, il talk ha avuto come guide d’eccezione la Dott.ssa Elisabetta Barisoni, Responsabile di Ca’ Pesaro - Galleria Internazionale d'Arte Moderna di Venezia, e il Dott. Stefano Coletto, Curatore della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia. Due personalità di assoluto rilievo che hanno analizzato il significato più profondo della mostra ospitata - fino al 12 dicembre 2021 - nell’area eventi di Opendream a Treviso, compiendo un viaggio alla ricerca di una guida che in realtà non c’è, sulla scia della metafora dantesca.

Proprio partendo dal titolo della mostra, ispirato da una scritta a spray sul muro di una casa popolare nel sestiere veneziano di Cannaregio, Elisabetta Barisoni ha sottolineato come oggi si sia superato il concetto di arte “alta e bassa”, andando oltre la classificazione delle discipline e consegnando alle nuove generazioni la libertà di vivere l’arte contemporanea con immediatezza e piena libertà di azione: “Gli artisti non ci dicono cosa sta succedendo, non devono darci risposte ma continuare a farci domande, ad aprirci gli occhi sulle incongruenze del nostro tempo, come ha raccontato Dante nei suoi gironi infernali”.

“L’artista contemporaneo non è abbagliato dalla luce del presente ma ne vede l’ombra - ha quindi citato Stefano Coletto – ed è questo il ruolo dell’arte, restituire luci differenti al nostro presente. Il titolo della Mostra ci invita a riflettere proprio su questo, non avere nessun Virgilio, nessuna guida, significa che non c’è più la ragione a sostenerci. Dunque, che tipo di razionalità cerchiamo per rispondere a questo tempo? Gli artisti, durante la pandemia, sono rimasti bloccati, hanno cercato di rispondere raccontando la quotidianità, l’interno delle case in cui tutti siamo rimasti. Personalmente durante il lockdown mi sono interrogato molto sull’importanza del nostro lavoro rispetto a chi è medico, infermiere… “

“Una riflessione che abbiamo fatto tutti – ha proseguito Barisoni – ho visto gli artisti “paralizzati” e anche io mi sono sentita così. Mi sono chiesta a cosa serve uno storico dell’arte durante una pandemia, qual è il significato di un lavoro come il mio rispetto a chi è medico o ingegnere, a “chi fa”. Una riflessione per me già iniziata con la chiusura di Ca’ Pesaro per gli ingenti danni causati dall’Acqua Granda. Ma la marea di gente che ha riempito il nostro museo quando abbiamo riaperto ha dimostrato l’urgenza con cui sentivano il bisogno di cultura, di arte”.

“Perché l’arte ha una sua forza – ha ribadito Coletto – una forza non legata alla bellezza. Stare di fronte a un’opera è un’esperienza complessa, è un’energia che possiamo assorbire e vivere. E l’arte, se non la facciamo, non c’è”. “L’arte contemporanea non dà risposte ma consente di ottenere gli strumenti per reagire – ha chiosato la curatrice Martina Cavallarin – L’arte, insomma, non è il fine ma il mezzo per parlare delle cose, quel dispositivo che ci consente una vera presa di coscienza”. Presa di coscienza a cui siamo tutti chiamati, come sottolineato da Antonio Caruso, co-curatore della Mostra: “Il Virgilio di Dante, la guida nell’inferno, non è il Virgilio storico ma solo un personaggio inventato da Dante. È Dante stesso e, così come il Sommo Poeta ha fatto nella Divina Commedia, tutti noi siamo chiamati a interpretare ciò che avviene nella società”.

“In tal senso, l’importanza dei musei, dei luoghi d’arte, l’abbiamo compresa un po’ di più con la pandemia – ha quindi evidenziato Barisoni – l’ho capito parlando con i visitatori alla riapertura di Ca’ Pesaro, erano felici di potersi riappropriare degli spazi espositivi perché visitare il museo, contemplare le opere era per loro un momento di pace e soprattutto di riflessione. Solo quando ci sono stati negati questi luoghi, ne abbiamo capito davvero l’importanza. E oggi non possiamo permetterci di dimenticare che il sistema Italia, per chi ci guarda da oltre confine, è sostenuto anche dall’arte, per uno straniero l’Italia è soprattutto arte”. La mostra è aperta fino al 12 dicembre.

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