Al Ca' Foncello di Treviso impiantato il primo pacemaker senza fili

Il pacemaker leadless è una delle più importanti innovazioni nell'ambito della cardiostimolazione adottate dall'ospedale trevigiano. Ecco di cosa si tratta

Nella giornata del cuore, che si celebra oggi, martedì 29 settembre, arriva dal Ca’ Foncello una bella notizia in ambito cardiologico. E’ stato impiantato, nell’Unità Operativa Complessa di Cardiologia dell’Ospedale di Treviso diretta dal dottor Carlo Cernetti, il primo pacemaker senza fili (leadless). L’équipe medica di Elettrofisiologia, che ha effettuato l’intervento, era composta dal dr. Martino Crosato, dal dr. Luca De Mattia e dal dr. Paolo Squasi diretti dal responsabile, dottor Vittorio Calzolari. Il pacemaker leadless, che ha la capacità di percepire l’attività atriale garantendo quindi il mantenimento della sincronizzazione elettrica tra le camere cardiache, è una delle più importanti innovazioni nell’ambito della cardiostimolazione. Prodotto negli Stati Uniti e disponibile sul mercato da poco tempo, viene impiantato in casi selezionati in centri specializzati (con comprovata esperienza di elettrofisiologia in ospedali dotati anche di cardiochirurgia).

Fino ad ora il pacemaker senza fili era assimilabile ad un pacemaker molto semplice, ossia in grado di stimolare il ventricolo ogniqualvolta la frequenza scenda sotto determinati valori. Recentemente tale tecnologia è stata implementata con un sofisticato algoritmo che, mediante una complessa analisi del movimento stesso del dispositivo all’interno del ventricolo, riesce a individuare nel tempo l’attività atriale così da erogare poi lo stimolo di attivazione ventricolare corretto dopo il recepimento della contrazione atriale, garantendo la fisiologica sequenza di attivazione delle camere cardiache: prima l’atrio, quindi il ventricolo, permettendo un miglioramento della performance cardiaca e evitando un corteo di possibili sintomi, spesso di difficile individuazione, noti come sindrome da pacemaker, che si possono avere quando le camere atriali e venticolari perdono la sincronia di contrazione tra loro.

Il paziente a cui è stato impiantato il dispositivo (uno tra i primi sai in ambito regionale sia nazionale), era un portatore di pacemaker da lunga data avendo eseguito il primo impianto nel 1987 per blocco atrioventricolare completo. Recentemente il paziente aveva presentato segni e sintomi di infezione a livello del device che hanno reso  necessaria la rimozione dell’intero sistema precedente: si è trattato di intervento molto impegnativo e ad elevato rischio, eseguito dall’équipe del dr. Calzolari con successo.

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Essendo il paziente privo di un’attività elettrica spontanea, è stato posizionato un elettro-catetere provvisorio unicamente nel ventricolo e, dopo un adeguato periodo di trattamento con terapia antibiotica mirata che ha risolto l’infezione, programmato l’impianto del nuovo pacemaker definitivo. La scelta è ricaduta sul pacemaker senza fili che risulta essere ampiamente meno esposto ai problemi infettivi rispetto ai pacemaker tradizionali. Volendo recuperare la sincronia tra atrio e ventricolo, persa con la stimolazione provvisoria (e che sarebbe stata ugualmente persa con il pacemaker leadless di prima generazione) si è optato per il pacemaker leadless di ultima generazione, dotato dell’algoritmo che riesce a garantire la corretta sequenzialità di contrazione delle camere cardiache. L’intervento, che prevede l’inserimento del dispositivo da una vena della gamba, è avvenuto con successo senza complicanze e il pacemaker da subito ha ripristinato la corretta contrazione cardiaca, risolvendo immediatamente i sintomi lamentati dal paziente.

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