rotate-mobile
Attualità Paese

Omicidio di Paese, il commosso addio della comunità a Lino e Rosanna

Lo scorso 3 maggio la guardia giurata Massimo Pestrin, 51 anni, aveva ucciso con undici colpi di pistola il fratello e la cognata. In centinaia oggi, 16 maggio alle eseguie officiate da don Giuseppe Tosin e don Moreno De Vecchi

Due bare di legno bianco, affiancate l'una all'altra, sormontate da rose, girasoli e orchidee. Sopra ognuna di esse, una volta raggiunto l'altare maggiore della chiesa parrocchiale di Paese, è stata posizionata una foto in cui Lino Pastrin e la moglie Rosanna Trento, 62 e 57 anni, appaiono in un momento di felicità. La loro vita si è interrotta tragicamente nel primo pomeriggio dello scorso 3 maggio ad opera del fratello di Lino, Massimo, guardia giurata di 51 anni che li ha freddati, uccidendoli con undici colpi di pistola esplosi con la sua Glock 17. La comunità di Paese, ancora molto scossa, si è stretta nel pomeriggio di oggi, 16 maggio, attorno alla famiglia, i fratelli, le sorelle e i nipoti di Lino e Massimo. Alcune centinaia tra parenti, amici e conoscenti hanno affollato la chiesa parrocchiale.

«Insieme alle famiglie di Rosanna e Lino, attorno ai quali ci stringiamo oggi, anche la nostra comunità in questi giorni è stata gettata per giorni in una cronaca sproporzionata che pensavamo appartenesse solo alle grandi città, dimenticando invece che il male serpeggia invisibilmente ovunque getta inquietudine e dolore e sconcerto» ha detto durante l'omelia don Giuseppe Tosin che ha concelebrato con don Moreno De Vecchi «e c'è il rischio di vivere una tentazione, quella di pensare e di capire senza la pazienza di ascoltare. La tentazione di parlare senza sostare in silenzio e porci le domande vere. La tentazione di cercare solo le responsabilità degli altri senza riconoscere le nostre responsabilità. Le parole di certo non ci aiutano a capire e ad interpretare quello che è successo perchè non ci sono risposte soddisfacenti alle domande che ognuno di noi si pone. Rimaniamo lo stesso nel nostro dolore di fronte a ciò che sembra assurdo, con la nostra incapacità di farci una ragione, con i nostri risentimenti o rancori nei confronti di qualcuno o di ciò che non doveva succedere. Forse abbiamo bisogno di restare in silenzio ed invocare lo spirito di Dio, per poter cogliere nel nostro dolore quella parola di consolazione che il Signore ci vuole rivolgere. Non sia turbato il nostro cuore, abbiate fede in Dio».

«Gli anni della pandemia hanno esasperato ancor di più i disagi, hanno circondato di paura» ha detto ancora il sacerdote «hanno alterato la percezione di sè e degli altri tanto che a volte facciamo fatica a riconoscerci. Pensiamo di essere sempre gli stessi, invece qualcosa è cambiato, forse nelle dinamiche delle relazioni di coppia o famigliari dobbiamo recuperare la dimensione di richiesta di aiuto quando abbiamo il primo sentore che qualcosa non va e ci stiamo perdendo, quando abbiamo la sensazione che i nostri cari vivano una situazione interiore complessa e questo per consentirci di andare in soccorso dell'altro».

Le due bare affiancate

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Omicidio di Paese, il commosso addio della comunità a Lino e Rosanna

TrevisoToday è in caricamento