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Paura e solitudine: la pandemia dei giovani nei colloqui dello Spazio Ascolto

Questi i sentimenti prevalenti dei bambini e dei ragazzi di Paese come escono dal rapporto sulle attività svolte nell'ultimo anno dal servizio pedagogico istituito dall'Amministrazione comunale e messo a disposizione degli alunni degli ultimi due anni delle scuole elementari e delle medie

Smarrimento, paura, tristezza. E soprattutto una sensazione di solitudine, che ha reso più pesanti le situazioni di disagio all'interno della famiglia, magari causato da problemi tra i genitori provocati dalla pandemia o dalle dinamiche connesse alle separazioni.

Sono i sentimenti prevalenti nei bambini e nei ragazzi di Paese come escono dal rapporto sulle attività svolte nell'ultimo anno dallo Spazio Ascolto, servizio istituito dall'Amministrazione comunale e messo a disposizione degli alunni degli ultimi due anni delle scuole elementari e delle medie. Lo Spazio ascolto, gestito da pedagogisti e integrato, nel 2021, con un investimento di circa 15 mila euro che voleva rispondere proprio alle esigenze degli alunni delle elementari, ha collezionato i racconti del lockdown e soprattutto dei diversi periodi di didattica a distanza di 281 giovanissimi, provenienti dai plessi scolastici delle scuole elementari di Postioma, Tre Forni, Paese, Castagnole, Padernello e Porcellengo. Ottantuno hanno invece richiesto l'accesso dalle sedi delle medie di Paese e Postioma.

«E' un fenomeno - ha detto Katia Uberti, sindaco di Paese - che emerge nettamente e caratterizza il periodo della pandemia, che senza dubbio i più giovani hanno sofferto in maniera particolare ma molto silenziosa. E' qualche cosa che dobbiamo approfondire con grande attenzione perché si tratta di dinamiche che potrebbero avere conseguenze importanti sul processo evolutivo della crescita di ragazzi e bambini».

I racconti di questo tempo, in cui gli adulti hanno fatto indubbiamente fatica a governare i rapporti con i figli e che sono stati resi ancor più complicati dalla didattica a distanza, ci dicono che molti giovani hanno trovato una valvola di sfogo negli strumenti digitali che avevano a disposizione: telefoni, tablet, computer ma anche la televisione. E non sempre sotto la supervisione di mamma e papà, con il risultato di accessi a contenuti non sempre appropriati in relazione all'età.

La gran parte di coloro che si sono rivolti al servizio (per la cui fruizione comunque serve una dichiarazione di liberatoria da parte dei genitori) ha confessato di aver vissuto in maniera "dolorosa" la separazione dai contesti a cui erano abituati: il tempo libero passato con gli amici, lo sport e altre attività non scolastiche. Il risultato è una sensazione di "solitudine", dovuto alla rottura di meccanismi, soprattutto di interazione sociale, che si pensavano consolidati e di "routine". La "normalità" inoltre è qualche cosa che la gran parte di questi giovani fatica a recuperare, in particolare, soprattutto per i più piccoli, la "fisicità" del contatto con gli altri.

«Quello che traspare - torna a dire la Uberti - è che la fragilità di bambini e ragazzi, in una certa misura tipica dell'età adolescenziale, è diventata in questa fase sofferenza vera e propria. E' un sentimento di cui soprattutto gli studenti delle medie non parlano facilmente con i genitori, percepiti in alcuni casi come dei soggetti che "giudicano" le scelte del minore. Questo elemento ha presentato elementi di radicalizzazione negativa soprattutto nei nuclei familiari in cui, per effetto del lockdown, ci sono stati dei problemi di natura economica. E' nato un sentimento per cui in tanti si sono sentiti imbottigliati in un meccanismo percepito come più grande di loro e da cui non hanno visto una via d'uscita».

Una via di fuga sono stati allora gli strumenti digitali, in particolare internet. «C'è un cambiamento - torna a dire il primo cittadino - nel mondo di intendere, direi quasi di concepire il rapporto con il mondo. Per i ragazzi più grandi questo fenomeno era già iniziato da prima della pandemia con l'affermarsi delle piattaforme social, ma si è acuito durante la fase in cui di fatto la libertà è stata costretta all'interno delle misure di contenimento del virus. E' evidente il bisogno di una educazione digitale non solo dei ragazzi quanto dei genitori: dobbiamo chiederci di più come stanno i nostri figli, cercare di essere ancora più presenti. Solo così gli aiuteremo ad uscire situazione che rischia di essere una vera involuzione della sfera personale».

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