Palestre, alla Maenphis di Ponzano è tutto pronto per la Fase 2

Mascherine, guanti, sanificazione dei locali e delle attrezzature più volte  al giorno: così si preparano alla Fase 2 i centri della provincia. Ovviamente riducendo di almeno la metà il numero di clienti

Le palestre trevigiane sono già pronte alle Fase 2

Mascherine, guanti, sanificazione dei locali e delle attrezzature più volte  al giorno. Così si preparano alla Fase 2 le palestre trevigiane, dopo due mesi di chiusura totale. E ovviamente riducendo di almeno la metà il numero di clienti. «Noi siamo pronti - spiega Renato Orazio, titolare palestra Maenphis di Ponzano Veneto - potremo aprire anche già da subito. Ovviamente dovremo spiegare che le regole imposte dal governo sono importanti e per quanto penalizzino in parte la nostra attività. Ma  ci consentiranno di riorganizzare l'attività dopo tanto tempo». Ma quali sono le norme per le quali è possibile riaprire le attività delle palestra? «Nel nostro caso bisognerà evitare il centro benessere e la spa, poi sarà importante rimanere lontani dalle docce. Per un po' di tempo è un sacrificio che i nostri utenti dovranno fare e questo ridurrà la frequenza soprattutto nella fascia oraria della mattina».

«Penso - spiega - ad un contingentamento delle entrate, diciamo 10, massimo 15 persone alla volta, che dovranno prenotarsi. Alla sera, che è il periodo di massimo utilizzo della palestra. è possibile distribuire tutti su quatto turni, fino alle dieci di sera. Poi le persone dovranno essere dotate di mascherine, guanti o gel per la  sanificazione delle mani e rimanere a una distanza di un metro. Noi eseguitemi le sanificazioni dell'ambiente due volte al giorno, dopo il turno del mattina e prima di quello serale. E con le pulizie generali  di fine giornata si provvederà ad una terza disinfezione dell'ambiente». La gente avrà voglia di tornare in palestra? «Tanti avranno paura, non sarà facile riprendere ma qualcuno vorrà ricominciare ad allenarsi, ne sono sicuro».

Sugli cosiddetti aiuti di Stato Renato Orazio ha la idee chiare. «Purtroppo - dice - qui non si è voluto o potuto fare come in altri paesi, in cui per i primi mesi è arrivato denaro a fondo perduto. Non grandi cifre ma sarebbe bastato qualche migliaia di euro per venire incontro alle spese maggiori, posticipando significativamente o cancellando le incombenze fiscali. Invece l'Italia ha scelto la strada dei prestiti. Ma io di indebitarmi non ho nessuna voglia e per la riduzione delle spese, dove possibile, ha preferito  fare per conto mio, come con il proprietario del locale che mi ha dato tempo per rientrare di quanto gli era dovuto».

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