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Effetto Pedemontana: «Rischio crescita commerciale sconsiderata attorno ai caselli»

A lanciare l'appello è Federico Capraro, presidente di Confcommercio Treviso: «Il livello del consumo di suolo raggiunto, la proliferazione delle strutture commerciali medie e grandi ci obbliga ad alzare la guardia e a chiedere una pianificazione unica regionale»

Il casello della pedemontana

«L’inaugurazione del tratto Bassano - Montebelluna della Superstrada Pedemontana è stata sicuramente un’iniezione di orgoglio per il Veneto e per noi trevigiani. Per il mondo delle piccole imprese è una risorsa allo stato puro. Ora l’obiettivo è di mantenerla come arteria di sviluppo “sostenibile”, capace di rafforzare l’economia, di modernizzare il territorio, di garantire il rafforzamento delle geografia di collegamenti anche in ottica turistica. Perché il rischio è che si generino meccanismi di crescita commerciale sconsiderati attorno ai caselli, che diventano nuovi poli di attrazione e di traffico». A parlare è Federico Capraro, presidente di Confcommercio Treviso che, nel giorno dopo la festa e del legittimo orgoglio non esita a ribadire che questa tappa, che apre a nuovi collegamenti e prospettive, chiede una logica di gestione sovracomunale. «Chiediamo un cambio di passo a tutti gli attori in campo. Dalle Associazioni di categoria alle Amministrazioni municipali, ora è il momento dell’impegno. Il livello del consumo di suolo raggiunto, la proliferazione delle strutture commerciali medie e grandi ci obbliga ad alzare la guardia e a chiedere una pianificazione unica regionale, perché gli interventi commerciali importanti non possono essere lasciati in gestione ai singoli comuni. Il Montello Hill, il più grande centro commerciale del Veneto orientale, coi suoi 25000 metri quadri coperti, è già un primo effetto-casello Pedemontana. Ogni centro commerciale ha un raggio d’azione di 30 chilometri e fa chiudere centinaia esercizi di vicinato, contribuendo a desertificare i piccoli centri urbani. Nel trevigiano, stiamo scontando 20 anni di mancata programmazione commerciale, decenni di rincorsa alle concessioni edilizie, di caccia ai brand per riempire buchi ed ex contenitori. Il presidente regionale Bertin ha giustamente chiesto una scadenza per le concessioni edilizie per non trasformare i progetti buoni in speculazioni e per non garantire gli interessi privati a danno della collettività. Sono totalmente d’accordo. Lo sviluppo, per essere realmente sostenibile, deve partire dal basso, ovvero dal suo territorio, dalle reali esigenze dei suoi attori principali, imprenditori e cittadini. L’auspicio è che questa grande opera porti sviluppo, nel senso più autentico del termine, inteso come velocità, risparmio di tempo, creazione di reti, collegamenti, opportunità e che non diventi occasione per nuove cementificazioni».

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