Omicidio di Willy, l'autore del post razzista è uno studente trevigiano

Svolta choc nelle indagini sull'autore del post che inneggiava ai responsabili del massacro di Colleferro. Dietro al profilo fake di Manilo Germano ci sarebbe un 23enne trevigiano

Willy Monteiro

«Come godo che avete tolto di mezzo quello scimpanzé, siete degli eroi». Le parole choc del post che ha indignato l'Italia sono state scritte da uno studente trevigiano di 23 anni. E' questa la clamorosa svolta nelle indagini sull'autore delle frasi che inneggiavano agli autori del massacro di Colleferro in cui ha perso la vita il 21enne Willy Monteiro Duarte.

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Nelle scorse ore gli agenti della polizia postale, aiutati dai vigili del fuoco di Treviso, hanno fatto irruzione nell'appartamento di un 23enne trevigiano dal cui computer sarebbe stato pubblicato il post che inneggiava agli autori del massacro di Willy. Le frasi, pubblicate con un profilo fake a nome Manlio Germano, sottosegretario AN nel film "Caterina va in città" di Paolo Virzì e interpretato da Claudio Amendola, avevano indignato l'Italia intera innescando la caccia all'autore di quelle parole pesantissime. Il finto Manilo Germano, dopo il polverone sollevato dal suo post, aveva provato a scusarsi con queste parole: «Innanzitutto: denuncerò alcune persone che hanno divulgato le mie foto, le mie informazioni, il mio indirizzo su Facebook (per fortuna non abito più da 4 anni lì). Quello che ha scritto il post non ero io ma dei miei amici che avevano in mano il mio telefono, io mai oserei pensare certe cose, non è giusto che mi prenda certe responsabilità per due stronzi». A quel punto però il Manlio Germano ha già fatto il pieno di insulti di ogni sorta, tanto più che, oltre alla presunta passione calcistica per l'US Latina, palesa il credo politico di Fratelli d'Italia. I post continuano, sanno di sberleffo, Manlio Germano ricorda a tutti di essere in realtà un personaggio cinematografico, di votare PD e di non pensare realmente a quelle cose scritte. Il profilo alla fine viene rimosso. Coordinata dalla Procura di Latina la polizia postale non impiega molto a risalire all'indirizzo IP da cui è stato scritto il post e qui arriva la sorpresa: il computer non si trova nella zona di Latina ma a Treviso, in casa di un ragazzo di soli 23 anni. Nella perquisizione effettuata giovedì mattina, 17 settembre, gli agenti non hanno trovato in casa il giovane ma hanno sequestrato telefono, computer e chiavette usb per analizzarli nelle indagini. Il 23enne dovrà ora rispondere dell'accusa di istigazione a delinquere aggravata dall'odio razziale, un reato che può essere punito con una pena fino ad 8 anni di carcere.

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