Venerdì, 19 Luglio 2024
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Prestazioni sanitarie da recuperare, Cgil: «Non a spese del personale»

Per la segretaria generale trevigiana, Marta Casarin, serve una concertazione nella definizione del percorso di riduzione delle liste d’attesa, nell’organizzazione e nella distribuzione delle risorse

«Bene i cinque milioni di euro messi a disposizione della Regione Veneto ma la corsa al recupero di visite e interventi non ricada sulle spalle degli organici ospedalieri, già provati dal lungo periodo di emergenza sanitaria. Ci sono nodi organizzativi sia in merito al personale medico e ospedaliero che vanno affrontati con criterio e senso del quadro occupazionale, considerata la carenza degli organici». Con queste parole Marta Casarin, segretaria generale della Fp Cgil di Treviso, esprime preoccupazione dopo le dichiarazioni del direttore generale dell'Ulss 2, Francesco Benazzi.

Giovedì 30 settembre l'Ulss 2 aveva annunciato per i prossimi tre mesi il recupero di 22mila prestazioni in lista d’attesa. «Il finanziamento di 5 milioni di euro messo dalla Regione rappresenta sicuramente una boccata d’ossigeno. Risorse che aspettavamo fortemente - continua Casarin - ma come verranno impiegate queste risorse e in che tempi resta ancora da definire. L’obiettivo di evadere così tante prestazioni, ben 22mila in provincia (sono addirittura 400 le tac in lista d’attesa), in tre mesi non può prescindere da una puntuale organizzazione e soprattutto non può pesare su lavoratori e lavoratrici, già sfiancati dalla situazione di emergenza sanitaria e ancora oggi impiegati nel farvi fronte. Il recupero delle prestazioni dovrà essere un percorso concertato - continua la sindacalista trevigiana - Chiedere al personale di gestire quotidianamente una media di 250 prestazioni con turni aggiuntivi, su base volontaria, tenendo aperti gli ambulatori il sabato e la domenica e le sale operatorie in orario serale, non si rivelerà una strategia vincente se non grazie a un’ottimale gestione dei Cup, nell’integrazione tra strutture sanitarie pubbliche e private del territorio e procedendo a un’organizzazione che tuteli la qualità dei servizi e delle prestazioni, nonché di variabili come le quarantene e le eventuali sospensioni dei "no vax". Chiediamo quindi ai vertici dell'Ulss di ponderare la distribuzioni delle risorse in arrivo e di coinvolgere tutti gli attori che possano permettere il raggiungimento di questo obiettivo» conclude.

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