Previmedical, dipendenti scrivono all'azienda: «Smart working per tutti»

Dopo la richiesta avanzata a fine novembre da Filcams Cgil Treviso e Fisac Cgil per attivare sull'intero personale lo smart working, i lavoratori tornano sulla questione

La sede Previmedical a Preganziol

Nell’evidenziare la preoccupazioni dei lavoratori dell’headquarter di Preganziol, la Filcams Cgil trevigiana chiede un incontro ai vertici di Previmedical per discutere delle modalità di attuazione del piano di messa in smart working dell’intero personale attraverso  l’apertura di un tavolo negoziale per definire una regolamentazione di aspetti quali: diritti, doveri, diritto alla disconnessione, utilizzo della strumentazione personale e aziendali. Parallelamente sono gli stessi lavoratori che, penna alla mano, hanno indirizzato al presidente di Previmedical una lettera appellandosi all’accoglimento di tali richieste. La lettera, ad oggi, è stata sottoscritta da 150 lavoratori.

«Negli ultimi mesi - si legge nella missiva sottoscritta dai dipendenti - ci siamo spesso trovati ad ascoltare parole rivolte a tutti i cittadini, sul senso di responsabilità che ognuno di noi ha verso se stesso, ma soprattutto verso gli altri, e sul comportamento che è necessario mantenere nella vita quotidiana per prevenire e limitare la diffusione del Covid. Viene spesso e da più parti ribadita con forza l’importanza di questo aspetto, sia sul piano privato che sul piano professionale, evidenziando in particolar modo l’efficacia del lavoro agile come strumento diffuso di prevenzione, e invitando a estenderlo il più possibile nei luoghi di lavoro. Il nostro ruolo in questi mesi - continuano i lavoratori di Previmendical - è stato di disponibilità e responsabilità, dimostrando che il lavoro che svolgiamo può essere gestito anche da remoto, garantendo continuità nella copertura delle prestazioni sanitarie integrative e nell’applicazione del Welfare aziendale dei principali contratti collettivi nazionali senza ricadute sulla produttività aziendale. Ci auguriamo che questo nostro impegno venga adeguatamente considerato e riconosciuto da parte dell’azienda e per questo chiediamo la massima estensione del “lavoro agile” per tutelare tutti: colleghi e familiari, ma anche la stessa operatività aziendale. Non possiamo pensare che nel 2020, a fronte di una drammatica crisi sanitaria, questa decisione sull’organizzazione del lavoro sia condizionata dalla necessità della proprietà di “avere tutti in azienda”. Di fronte all’emergenza in atto noi lavoratori abbiamo dato quanto più possibile per adempiere alle esigenze aziendali e per proseguire con il lavoro, garantendo il servizio assicurativo - sottolineano i dipendenti -. Ricordiamo, infatti, che abbiamo dimostrato grande disponibilità mettendo a disposizione i nostri mezzi personali, come pc, connessione internet, elettricità. Ora siamo noi a chiedere di dimostrare altrettanta apertura, adottando misure moderne e coraggiose, come la regolamentazione dello smart working per tutte le figure professionali, così come si addice ad un’azienda capace di ascoltare e dialogare, non di ostacolare o avere pregiudizi, di fronte a un modo di lavorare che è cambiato drasticamente nei mesi».

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