Giovanni Quarisa è morto a 110 anni: era il carabiniere più vecchio d'Italia

Originario di Pieve del Grappa, viveva da anni in provincia di Vicenza (a Bassano del Grappa) dove lo scorso agosto aveva festeggiato un compleanno da record. Lascia 4 nipoti e 10 pronipoti

Un sorridente Giovanni Quarisa (circondato dai colleghi)

Se ne andato in silenzio sabato notte, 21 marzo, a 110 anni, con la stessa dignità e fierezza con la quale aveva vissuto. Giovanni Quarisa, il carabiniere più longevo d'Italia, dopo aver superato due Guerre Mondiali non è riuscito a sopravvivere al Coronavirus.

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Il 24 agosto 2019, aveva spento 110 candeline sulla torta. Vantava il triplice "primato"  di essere il carabiniere più anziano vivente, il Decano d'Italia e l'uomo più vecchio d'Europa. Giovanni era nato il 24 agosto 1909 a Pieve del Grappa in Provincia di Treviso. A raccontare  la sua storia all'Associazione Giustitalia, oggi, giorno di lutto, come ieri, giorno di festa, la nipote Alessandra Menon. A soli 20 anni (è il 1929) entrava nell'Arma dei Carabinieri (all'epoca la maggiore età era 21 anni ma nella Benemerita si poteva entrare anche da minorenni). Nel 1941 partì per la Seconda Guerra Mondiale e per due anni fu prigioniero a Dubrovnik. Alla fine della Guerra tornava a casa e ricomincia a svolgere i compiti istituzionali dell'Arma (dalla quale si era congedato tanti anni fa). Il 2 giugno 1946 votava per il Referendum Costituzionale e per la nascitura Repubblica italiana. Le sue passioni nella vita erano sempre state due: la Benemerita ed il ciclismo. Una vita passata tra il lavoro e gli affetti di famiglia, mai troppe sigarette od altro vizio, pasti leggeri accompagnati da un solo bicchiere di vino al giorno l’avevano portato a trascorrere i decenni senza mai una seria e compromettente patologia. Da qualche anno era diventato socio onorario dell'Associazione Giustitalia e viveva a Bassano del Grappa nel quartiere San Vito. Numerosa la sua discendenza: due figlie Vilma e Mirella, la più grande che oggi ha 79 anni, quattro nipoti e dieci pronipoti (il più piccolo ha cinque anni). La nipote Alessandra Menon, tramite l'associazione Giustitalia fa sapere: «Con grande dolore e rabbia il funerale non ci sarà. La situazione ha bloccato tutto. Il nonno avrebbe voluto un grande saluto, il suo funerale sarebbe stato un giorno di festa». E la famiglia lancia un appello alle autorità locali e nazionali perché, nel pieno rispetto della sicurezza sanitaria, si possa dare l'ultimo saluto ad un uomo simbolo delle Forze Armate e dell'Italia intera.

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