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A Quinto apre, in anticipo, il Centro delle donne libere dalla violenza

Promosso da La Esse e Domus Nostra, finanziato su bando dalla Regione del Veneto, in questa fase di emergenza sarà gestito da remoto e attivo H24

Nelle prime due settimane del mese di marzo 2020 le chiamate al 1522, il numero nazionale per le segnalazioni di violenza e stalking, sono diminuite del 55% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ma la riduzione delle richieste di aiuto non è il riflesso di una riduzione del fenomeno: le misure restrittive adottate in questa fase di emergenza accrescono la difficoltà nel richiedere aiuto da parte di una donna costretta alla coabitazione forzata con un uomo maltrattante. In questa situazione diventa importante informare che i servizi sono sempre attivi e raggiungibili anche attraverso un messaggio o un’applicazione per smartphone. Con questo obiettivo la cooperativa La Esse e la casa religiosa Domus Nostra hanno deciso di non rinviare oltre l’avvio del Centro delle donne libere dalla violenza, che da questa settimana sarà attivo da remoto e appena possibile aprirà, dal lunedì al venerdì, nella sua sede a Quinto di Treviso.

L’iniziativa nasce con finanziamento della Regione del Veneto, ottenuto all’inizio del 2020, grazie alla sinergia tra le due realtà trevigiane che mettono insieme le rispettive competenze e l’esperienza maturata in anni di lavoro con le donne e i minori, per garantire un contatto immediato. Per tutta la durata dell’emergenza sarà attivo il numero 3401008065, con segreteria H24, disponibile anche con chat Whatsapp, e sarà possibile scrivere a centro.antiviolenza@donnelibere.org e attraverso la pagina Facebook. Il nuovo Centro Antiviolenza accoglie e sostiene le donne nel loro percorso di uscita da situazioni di maltrattamento famigliare e violenza di genere, con il supporto di una rete di professioniste. L’equipe di lavoro coinvolge psicologhe, educatrici ed avvocate da anni impegnate in progetti e servizi per l’empowerment delle donne che subiscono maltrattamenti in famiglia, sia nel Centro Antiviolenza del Comune di Venezia che nel trevigiano, dove gestiscono la casa rifugio Casa Luna del Comune di Treviso che dispone anche di una pronta accoglienza.

In questo periodo il Centro Antiviolenza non è aperto al pubblico ma da remoto garantisce ascolto telefonico per la prima fase di accoglienza e valutazione del rischio e supporto nella messa in sicurezza per donne in pericolo. Un aiuto anche nella connessione con i Servizi Sociali Comunali e dell’Aulss di riferimento, e con le realtà del privato sociale, soprattutto per comprendere l’organizzazione di tutti questi servizi durante il periodo di emergenza. Il servizio potrà dare inoltre sostegno psicologico, consulenza legale e orientamento nella ricerca di lavoro. Le operatrici concorderanno di volta in volta il canale più opportuno per agire in sicurezza, oltre al contatto telefonico, sarà possibile usare le piattaforme online skype, hangouts, zoom.

«Siamo consapevoli delle difficoltà che molte donne stanno vivendo in queste settimane, come emerge dalle prime rilevazioni, infatti, si fa molta più fatica a cercare aiuto, e quando lo si fa, è sempre sottovoce – affermano le referenti del Centro, Claudia Ceccarello, psicologa, e Fanny Barlese, educatrice – c’è chi approfitta dei pochi momenti in cui è sola, mentre è in bagno o porta fuori la spazzatura, o utilizza app e messaggi per non farsi sentire. Alla luce del numero elevato di casi di accoglienza in urgenza registrati, abbiamo deciso di destinare parte dei fondi del nuovo progetto anche all’ospitalità, avviando un accordo con le strutture alberghiere, sia nelle vicinanze del Centro Antiviolenza che del Pronto Soccorso, per accogliere temporaneamente le donne e i loro figli minori che richiedono un immediato allontanamento da casa per una situazione di pericolo».

È provato che, in tempi di incertezza economica ed instabilità sociale, gli abusi tra le mura di casa aumentano: solo a marzo, il mese del #IoRestoaCasa, si sono registrati in Italia cinque femminicidi. Si attende inoltre un aumento delle richieste di aiuto al termine dell’emergenza, come è già successo in Cina, dove è stato rilevato un forte incremento dei casi di violenza domestica, confermato dall’impennata del numero di denunce per violenza e maltrattamento registrate al decadere delle misure di isolamento.

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