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Lunedì, 22 Aprile 2024
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Report Mal'aria, Treviso resta tra le città più inquinate d'Italia

Pubblicata l'indagine annuale di Legambiente riferita ai dati del 2021. Il capoluogo della Marca è tra le 11 città più inquinate d’Italia per le polveri Pm2,5 e tra tra i primi 17 capoluoghi per Pm10

Il nuovo report "Mal’aria" di Legambiente conferma che, anche nel 2021, Treviso è stata tra le città più inquinate d’Italia dalle polveri sottili PM10 e PM2,5.

Per le PM10 il capoluogo della Marca è tra i 17 capoluoghi di provincia (su 102 esaminati) più inquinati d’Italia, cioè tra quelli che raggiungono o superano una concentrazione media annua di queste polveri sottili pari o superiore a 30 picogrammi per metro cubo d’aria. Per rientrare nei parametri di salubrità dell’aria stabiliti dall’organizzazione Mondiale della Sanità la concentrazione di PM10 a Treviso dovrà essere ridotta del 49%. Per quanto riguarda le polveri PM2.5 (ormai considerate le più pericolose per la salute proprio perché sono le  la particelle più fini) Treviso è tra le 11 città più inquinate d’Italia cioè quelle che raggiungono o superano una concentrazione media annua di 20 picogrammi per metro cubo dell’aria che respiriamo.

In questo caso, per rientrare nei parametri dell’Oms la riduzione di concentrazione necessaria è del 75% rispetto alla situazione attuale. Per quanto riguarda il biossido di azoto la concentrazione media annua nella nostra città è di 24 picogrammi per metro cubo che vanno ridotti del 59% per raggiungere la condizione di salubrità. Nel consueto rapporto annuale "Mal'aria" di Legambiente che fotografa la situazione del 2021, cinque città del Veneto su sette sono tra le più inquinate d'Italia. La novità di quest'anno è stata il confronto delle medie annuali degli inquinanti con i nuovi parametri decisi dall'Oms per tutelare la salute umana.

Il commento di Legambiente

«La situazione del Veneto è drammatica - dichiara Luigi Lazzaro presidente regionale dell'associazione del cigno verde - i nuovi parametri decisi dall'Oms ci dimostrano quanto lontani siamo da una situazione salubre per i cittadini. Se da un lato la situazione orografica del Veneto è decisamente un dato di fatto, dall'altro questo impone la messa a terra di misure eccezionali e strutturali». Legambiente fa notare come, con mezza regione in allerta rossa,  la limitazione del traffico, assolutamente necessaria, non è sufficiente e per questo incalza con l'appello ai sindaci per far rispettare le limitazioni ed alla Regione per attivare delle misure ancora più decise. «È importante che tutti facciano la propria parte - conclude Lazzaro - i sindaci  devono far rispettare le ordinanze ed utilizzare i fondi del Pnrr per risanare l'aria, la Regione deve impegnarsi per l'attivazione di strategie complessive in sinergia con le politiche ambientali nei settori dell'agricoltura e dell'energia, oltre a rilanciare un coordinamento tra assessorati per la transizione ecologica».

Regione: investito un miliardo in tre anni

«Sono sulla stessa lunghezza d’onda del presidente regionale di Legambiente quando afferma che ciascuno deve fare la propria parte perché, la partita dell’ambiente non è e non deve essere una partita dove esiste un solo giocatore, ma dove devono entrare in campo più giocatori. La palla deve essere calciata da tutti e, solo così, alla fine potremo fare gol». Lo afferma l’Assessore all’Ambiente della Regione del Veneto, Gianpaolo Bottacin, dopo aver appreso le dichiarazioni di Legambiente“preoccupata, come tutti, del precario stato di salute dell’aria veneta di queste ore. «Conosciamo la situazione dell’inquinamento dell’aria nel nostro territorio, su cui la Regione del Veneto mantiene sempre altissima l’attenzione. “Un’attenzione che è stata confortata e gratificata dagli ultimi dati di ARPAV che evidenziano, in Veneto, un dimezzamento degli inquinanti nell’aria. Qui si parla di numeri, non di opinioni, di statistiche, fatte da tecnici e scienziati: gli stessi che ci ricordano come sia difficile aver opportuni ricambi di aria in Veneto per la sua specificità territoriale unica nel mondo.  Per questo motivo – ha continuato - sappiamo e dobbiamo onestamente esserne consapevoli tutti, che i parametri proposti da OMS sono tecnicamente improponibili nella nostra regione, a meno che non chiudiamo il bacino veneto come ha suggerito qualcuno di recente, spostando i veneti e le loro attività altrove. Desidero anche rassicurare Legambiente e anche tutti i cittadini sulle azioni che man mano la Regione ha messo e mette in campo per contrastare lo smog. – ha aggiunto Bottacin - Ricordo, infatti, che l’accordo del Bacino Padano (oltre al Veneto ci fa parte la Lombardia, il Piemonte e l’Emilia Romagna) è stato integrato, l’anno scorso, con misure straordinarie e condivise e che è in fase di revisione anche il nuovo Piano dell’aria: significa che le azioni messe in campo per contrastare l’inquinamento dell’aria da parte delle quattro Regioni sono le medesime, anche se con amministrazioni regionali di colore diverso».

Possamai (PD): «Necessarie misure più stringenti, la Regione non lasci soli i Comuni»

«Il report di Legambiente, purtroppo, non porta alcuna novità positiva: cinque capoluoghi del Veneto si confermano tra le città più inquinate di Italia. Sono necessarie misure più stringenti e strutturali per tutelare la salute pubblica, con il coinvolgimento di tutte le istituzioni. In particolare la Regione non lasci soli i Comuni, ma assuma la regia con provvedimenti validi per l’intero Veneto». A chiederlo, commentando il rapporto annuale Mal’aria di Legambiente che ‘salva’ soltanto Belluno e Rovigo, è il capogruppo del Partito Democratico a Palazzo Ferro Fini Giacomo Possamai, anche a nome dei colleghi Anna Maria Bigon, Vanessa Camani, Jonatan Montanariello, Andrea Zanoni e Francesca Zottis. «È impressionante leggere che per rientrare nei limiti previsti dall’Oms le città italiane dovranno ridurre in media del 33% le concentrazioni di Pm10, addirittura del 61% quelle di Pm2,5 e del 52% per il biossido di azoto. Segno evidente che i provvedimenti presi finora sono stati inefficaci. Ciascuno ha il dovere di fare la propria parte, dalle amministrazioni locali al Govwrno: i fondi del Pnrr ad esempio sono una grande occasione per la transizione ecologica dei Comuni, che devono farsi trovare pronti con progetti adeguati. Si tratta però di interventi che non incidono nel breve periodo, sono quindi indispensabili anche misure per l’immediato su cui la Regione deve essere chiamata in causa: essere soddisfatti perché i dati sono migliori rispetto a dieci anni fa è davvero una troppo magra consolazione».

Le proposte

Luigi Calesso, portavoce di Coalizione Civica Treviso, commenta: «Per raggiungere gli obiettivi di riduzione sono necessari interventi a livello nazionale e regionale, ma anche le amministrazioni comunali, a cominciare dalla nostra (vista la pessima situazione in cui ci troviamo) possono fare molto per contribuire alla riduzione dell’inquinamento atmosferico».

  • Delineare la città (in particolare i suoi spazi pubblici) intorno a un modello di mobilità che non richieda l’utilizzo dell’autoveicolo e vietandolo in alcune zone: pedonalizzazione di alcune zone dei quartieri e riduzione della velocità massima nelle altre, disponibilità di servizi pubblici (e privati) raggiungibili a piedi o in bicicletta in 15 minuti;
  • Priorità ai ciclisti rispetto agli autoveicoli, ad esempio eliminando i sensi unici per chi va in bicicletta e realizzando le “case avanzate” ai semafori (spazio per i ciclisti prima delle auto al semaforo), altrimenti la bici rimarrà uno strumento di diporto e non verrà utilizzata nella quotidianità del lavoro, dello studio, delle commissioni.
  • Incrementare percorsi, orari, frequenze del trasporto pubblico urbano perché diventi anch’esso concretamente e ragionevolmente alternativo all’utilizzo dell’autoveicolo privato nelle attività quotidiane che vanno dal lavoro alla fruizione di spettacoli ed eventi nella serata. Ovviamente, andranno, privilegiati i mezzi ecologici, in particolare quelli elettrici.
  • Eliminare l’inquinamento derivante dall’ultimo miglio della distribuzione delle merci (sia ai clienti finali che ai rivenditori) limitando l’utilizzo dei mezzi a combustione nei centri storici per arrivare progressivamente alla loro completa sostituzione con cargo byke e veicoli elettrici.
  • Incentivare la mobilità elettrica condivisa (auto e van) anche attraverso progetti di sharing mobility per chi non vuole o non può acquistare l’automezzo elettrico ma è disponibile a utilizzarlo.

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