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Piazza Marconi

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Riqualificazione di Piazza Marconi: a Valdobbiadene continuano le polemiche

I comitati spontanei continuano la battaglia di sensibilizzazione a difesa dell’identità territoriale e nel rispetto della memoria storica e culturale delle proprie radici

Prosegue il confronto avviato dai cittadini di Valdobbiadene, riunitisi in due comitati spontanei, relativo al progetto di riqualificazione di Piazza Marconi proposto dall’amministrazione comunale e fortemente contestato per la sua mancanza di personalità, funzionalità e rispetto verso la memoria culturale della città e dei suoi abitanti. I due comitati ‘Ridateci la nostra piazza’ e ‘Non uccidete la piazza di Valdobbiadene’, continuano con tenacia la loro battaglia di sensibilizzazione a difesa di una precisa identità territoriale, contro il  progetto prescelto, opera tra l’altro di una commissione non valdobbiadenese. 

“Pur condividendo la necessità di un intervento di riqualificazione, abbiamo distribuito capillarmente in città i nostri volantini – spiegano i comitati – perché non possiamo accettare una soluzione anonima che snaturi urbanisticamente la piazza senza rispettarne la personalità, costruita in anni di storia che oggi sono la nostra memoria culturale. Vogliamo che questo luogo, inserito in un contesto territoriale riconosciuto Patrimonio UNESCO, resti il simbolo autentico delle nostre radici e punto di riferimento della vita sociale di Valdobbiadene. Proprio per questo in data 10 giugno 2020 abbiamo inviato una pec alla Soprintendenza con la richiesta di un appuntamento per illustrare le nostre perplessità sul progetto".

"In un’ottica di futuro sviluppo di Valdobbiadene, ed essendo la piazza il principale snodo viario, si rende inoltre necessario studiare una strategia vincente anche sul piano della viabilità, pensando a parcheggi adeguati, rendendo più fluido e funzionale il collegamento tra parte nord e sud del paese senza penalizzare il centro cittadino rischiando il suo isolamento. Quanto ci auspichiamo – concludono i comitati – è una onesta presa di visione delle criticità non indifferenti che abbiamo sollevato, nell’ottica di mettere da parte ideologie e personalismi per pensare a un bene collettivo superiore”.

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