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Una mostra curata dall'associazione Talking Hands (Foto tratta da Facebook)

Una mostra curata dall'associazione Talking Hands (Foto tratta da Facebook)

Il Prefetto di Treviso vieta a due richiedenti asilo di partecipare al Salone del mobile

I due stranieri, ospitati alla caserma Serena, avevano chiesto al Prefetto Laganà un permesso di 2 giorni per partecipare alla mostra con le loro opere alla Milano Design Week

Sta facendo molto discutere in queste ore la decisione del Prefetto di Treviso di vietare a due richiedenti asilo di lasciare per due giorni il loro alloggio all'ex-caserma Serena per partecipare a Milano all'inaugurazione della mostra “Design Collisions” che ospita i lavori dei ragazzi di Talking Hands.

Come dichiara l’associazione stessa: «La partecipazione all'evento evidentemente avrebbe costituito una grande opportunità di formazione e di crescita professionale, anche per il risalto mediatico che è stato dato al progetto stesso ed alle opere realizzate, tra gli altri, anche dai due ragazzi in questione e che s’è guadagnata un post e un “great” nientemeno che da Alice Rawsthorn, critica del design e firma del New York Times, un faro per chi nella cultura del progetto vede un driver potente dei cambiamenti sociali e non soltanto la disciplina del prodotto, degli interni, dei servizi». «La scelta della Prefettura - commenta il politico trevigiano Luigi Calesso - è di ben difficile comprensione se si pensa, da un lato, che analoghe richieste avevano avuto risposta positiva nel recente passato e, dall’altro, a come tutti, a parole sottolineino l’importanza dell’integrazione dei richiedenti asilo attraverso il lavoro e la formazione professionale che sono esattamente i percorsi all’interno dei quali i due ragazzi sono inseriti, grazie all’iniziativa di Talking Hands. Non solo, quindi, è un’associazione a garantire quella opportunità di autonomia attraverso il lavoro che dovrebbe assicurata ai rifugiati dalle istituzioni, ministero dell’Interno in  primis, ma le istituzioni, al contrario, di fatto mettono in difficoltà i richiedenti asilo nel momento in cui hanno bisogno di lasciare per pochi giorni il loro alloggio per seguire un momento importante della vita del loro laboratorio, della loro attività artigianale». Tra l’altro, come scrive Talking Hands: “precludere ai richiedenti asilo la partecipazione ad eventi di tale tipo (laddove comportino il pernottamento fuori città, peraltro, in un posto specificamente individuato, con soggetti identificati e gravitanti intorno al progetto stesso) comporta anche la compromissione di occasioni di lavoro”. «Mi sembra - conclude Calesso - che l’incomprensibilità della decisione del Prefetto e la sua contraddittorietà rispetto alle unanimi dichiarazioni sulla necessità che i richiedenti asilo sviluppino la propria autonomia attraverso il lavoro ed il rafforzamento delle competenze professionali meriti una interrogazione in consiglio comunale e, probabilmente, anche in Parlamento».

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