Martedì, 16 Luglio 2024
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Sanità pubblica: «Nella Marca mancano 150 medici di base e 139 guardie mediche»

Liste d’attesa e impegnative non evase, mancanza di personale, case di riposo sempre più care e con sempre meno posti i temi al centro del convegno organizzato giovedì pomeriggio, 29 giugno, da Cisl, Fnp, Fp e Anteas Belluno Treviso

Liste d’attesa, rapporti tra sanità pubblica e privata, carenza di medici e infermieri, case di riposo, legge sulla non autosufficienza. Questi i temi salienti al centro del convegno organizzato da Cisl, Fnp, Fp e Anteas Belluno Treviso giovedì 29 giugno al centro don Ernesto Bordignon di Castelfranco Veneto.

Ad aprire i lavori Franco Marcuzzo, segretario generale della Fnp Belluno Treviso e Massimiliano Paglini, segretario generale della Cisl Belluno Treviso. Seguiranno le relazioni di Marj Pallaro, segretaria generale della Cisl Fp del Veneto (La sanità in Veneto), Ugo Previti, collaboratore della Fnp Belluno Treviso (Le case di riposo in provincia di Treviso e Belluno: un’analisi) e Mario De Boni, segretario generale della Cisl Fp Belluno Treviso(Sanità pubblica e specificità bellunese). Al termine delle relazioni, sono previsti gli interventi di Francesco Benazzi, direttore generale dell'Ulss 2 e di Paola Roma, presidente della Conferenza dei sindaci Ulss 2 e il dibattito. Le conclusioni, con un focus sulla legge sulla non autosufficienza, saranno affidate a Emilio Didonè, segretario generale della Fnp nazionale. Molti i punti critici, altrettante le rivendicazioni della Cisl Fnp, ribadite anche nella piattaforma unitaria nazionale che i Sindacati dei Pensionati hanno presentato al Governo: investimenti per la sanità pubblica, assunzioni e stabilizzazioni, potenziamento dell’assistenza territoriale di prossimità, maggiore integrazione tra sanità e sociale, potenziamento della medicina del territorio e della continuità assistenziale, abbattimento delle liste d’attesa, revisione del sistema di compartecipazione, che impoverisce i cittadini e sposta risorse dal servizio sanitario nazionale al privato, tutela dei non autosufficienti. Al finanziamento della sanità pubblica mancano, secondo i dati dell’ultimo rapporto del Crea, almeno 50 miliardi per avere un’incidenza media sul Pil analoga agli altri Paesi Ue, che è al 9,1% nel 2021: in Italia il rapporto è del 6,3%. La spesa sanitaria negli ultimi 20 anni in Italia è cresciuta del 2,8% medio annuo, il 50% in meno che negli altri Paesi europei. In provincia di Treviso, ogni anno escono dalla Ulss 2 per turnover o pensionamenti 180 infermieri che con grande difficoltà vengono rimpiazzati; per gli Oss c’è una graduatoria di concorso, ma il problema è che vengono sottratti alle case di riposo o al privato sociale; i medici di base mancanti sono più di 150, le guardie mediche 139, i pediatri 6, i medici del 118 una decina.

Convegno Cisl Castelfranco Veneto-2

I commenti

«Siamo a Castelfranco - ha esordito Franco Marcuzzo - nella terra di Tina Anselmi, madre della riforma che ha garantito il diritto alla salute per tutti, per una riflessione profonda sullo stato della sanità pubblica, che anche nelle province di Treviso e di Belluno con la pandemia ha mostrato tutta la sua fragilità».

«Oggi - ha aggiunto Massimiliano Paglini - il nostro Paese non è più in grado di garantire i diritti democratici costituzionali, a partire da quello universale alla salute. Ciò che ha generato le attuali difficoltà della sanità pubblica sono stati i pesanti tagli al fondo sanitario nazionale nel decennio prima del Covid. Il sistema oggi regge e ha retto fondamentalmente grazie allo spirito di abnegazione dei lavoratori e delle lavoratrici». Quattro le proposte basilari citate da Paglini nel suo intervento introduttivo: aumento del personale, rafforzamento dell’assistenza territoriale con attenzione particolare alle aree interne e alla montagna, potenziamento delle case di comunità come ammortizzatore sociale e luogo di sinergia fra assistenza pubblica, volontariato e terzo settore e realizzazione degli Ospedali di comunità. «Confidiamo che arrivino presto risposte in primis dalla Regione - ha detto Paglini -. La crescita delle liste d’attesa determina un aumento della spesa privata e in tanti casi la rinuncia alle cure, una tendenza che coincide con il calo degli investimenti in sanità, la fuga del personale e la mancanza di assistenza sul territorio. Un’inversione di tendenza è necessaria. Si stanno creando due Italie, cittadini di serie A e cittadini di serie B, chi può permettersi le cure perché ha i soldi per farlo e chi non può che aspettare di buon grado il proprio turno anche se necessita di cure rapide. Non è così che si garantiscono i diritti democratici».

Convegno Cisl Castelfranco Veneto-3

Il tema del personale come “fattore determinante per garantire il diritto alla salute” è stato al centro dell’intervento di Marj Pallaro, segretaria generale della Cisl Fp del Veneto. «La sanità pubblica non funziona se non abbiamo personale in numero adeguato sia per qualità che quantità di lavoratori. In Veneto c’è una grossa carenza di professionisti legata a molteplici motivi, noi come Fp stiamo facendo il più possibile per mantenere i lavoratori presenti all’interno del sistema e per incentivare i giovani ad affrontare questi percorsi di studi sia per quanto riguarda la figura dell’operatore sociosanitario, sia per quanto concerne medici e infermieri».

Mario De Boni, segretario generale della Cisl Fp Belluno Treviso: «La salute non è solo il benessere fisico, ma anche sociale. Il sistema sociosanitario regionale dev’essere una casa comune che garantisce cure uguali e gratuite per tutti, una casa che oggi è in pericolo perché sono stati fatti tagli lineari soprattutto al personale imponendo limiti restrittivi alla spesa. Oggi siamo di fronte a carenze strutturali. La provincia di Belluno ha bisogno di circa 250 operatori sanitari. Riguardo agli infermieri, l’ultimo bando della Ulss1 prevedeva 68 assunzioni, ma la graduatoria utile contava solo 46 professionisti, dei quali non tutti hanno accettato l’incarico; si può dunque stimare che in Ulss 1 la carenza sia di 30 unità. Nelle case di riposo sono stati chiusi 150 posti letto a determinare un fabbisogno di 30/40 infermieri, il tutto in un territorio complesso e poco attrattivo. Va aumentato il fondo sanitario nazionale, vanno rinnovati i contratti e adeguati alle responsabilità e ai carichi di lavoro, va applicato un contratto unico, quello della sanità; va fatta la riforma delle Ipab; tutte le Rsa devono essere pubbliche. Per tutte queste ragioni bisogna che tutti noi diventiamo custodi della salute pubblica».

«I problemi della sanità - ha concluso Emilio Didonè, segretario generale della Fnp nazionale, nel suo intervento conclusivo - vengono da lontano. Siamo il secondo Paese più vecchio al mondo e gli anziani hanno più bisogno di sanità, tanto è vero che gli ammalati cronici che sono il 30% consumano il 70% del servizio sanitario nazionale in costi, servizi e finanziamenti. In questo contesto, il servizio sanitario ha bisogno di un ammodernamento, di un riordino che metta al centro le persone. Il servizio sanitario nazionale pubblico universale non si svende, ma si difende e far politica significa programmare, far vedere il futuro». Ampi e articolati, infine, i contributi di Francesco Benazzi, direttore generale della Ulss 2 e di Paola Roma, presidente della Conferenza dei sindaci Ulss 2.

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