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Personale di Triveneto Sicurezza all'aeroporto di Treviso

Personale di Triveneto Sicurezza all'aeroporto di Treviso

Aeroporto Canova, Save taglia gli stipendi degli addetti alla sicurezza

Insorgono i sindacati: «Tutto il personale dell'aeroporto di Treviso è in cassa integrazione da marzo 2020 ed è presumibile che rimarrà nella medesima situazione anche nel 2021»

Un taglio del 25% degli stipendi, l'annullamento del premio di risultato e maggiore flessibilità lavorativa. È il tributo che, secondo i sindacati, è stato chiesto da Save, società che gestisce dal 1987 l'aeroporto Marco Polo di Venezia e dal 2007 lo scalo di Treviso, ai dipendenti di Triveneto Sicurezza. Quest'ultima è quasi tutta sotto il controllo del gruppo Save e svolge i servizi di controllo in ambito aeroportuale. Triveneto Sicurezza occupa attualmente 464 persone a tempo indeterminato più altre 100-150 con contratti stagionali, delle quali circa il 50% sono donne.

La richiesta di decurtazione dello stipendio, in questo momento di difficoltà, per Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil è «irricevibile e inammissibile», spiegano le sigle. Tutto il personale è in cassa integrazione da marzo 2020 ed è presumibile che rimarrà nella medesima situazione anche nel 2021. «I toni trionfalistici di Save e delle Istituzioni locali non trovano ragione se non viene garantito il lavoro di qualità e la continuità salariale e occupazionale – affermano Alberto Irone, Patrizia Manca e Massimo Marchetti, rispettivamente segretari generali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil territoriali - Questa prospettiva di drastico ridimensionamento dei salari degli addetti alla sicurezza aeroportuale del Canova impiegati nella società del Gruppo Save, la Triveneto Sicurezza Srl, è una doccia fredda dopo la notizia dell’approvazione del masterplan che apriva a una nuova fase. Il Canova non può diventare una scatola vuota, senza lavoratori e senza buona occupazione» sottolineano i segretari generali di categoria. Una posizione questa già espressa unitariamente dai Sindacati anche a livello confederale.

«È più che necessario garantire i posti di lavoro di chi già sta soffrendo da un anno a questa parte - aggiungono Irone, Manca e Marchetti –. Non è dunque accettabile che se da una parte si investe sullo sviluppo dell’aerostazione dall’altra si tagli sui salari di chi vi opera. Una scelta che porterebbe diversi lavoratori a cercare altro impiego per poter far capo ai bilanci familiari. Se Save ha a cuore il destino dello scalo trevigiano, non solo in termini di profitto ma anche di responsabilità sociale d’impresa, riveda questa decisione quanto prima. Così anche le nostre Istituzioni locali, che al di là dei trionfalismi, devono metterci la faccia e intervenire direttamente perché in ballo c’è il lavoro dei trevigiani».

I sindacalisti hanno chiesto la bozza del Bilancio consuntivo del 2020 (non ancora pubblico) per esaminare le varie spese aziendali. «A nostro avviso alcune potrebbero essere riviste - dicono Giacchi, Marcomini e Visentin - ad esempio i 240mila euro di affitto dei locali (che risultano al Bilancio 2019) che Triveneto Sicurezza paga alla propria capogruppo Save spa. Non accettiamo le richieste aziendali ricordando che il personale si è sempre comportato in modo professionale e competente, aumentando la sicurezza negli aeroporti di Venezia e Treviso, intercettando tempestivamente oggetti pericolosi e superando a pieni voti le varie ispezioni. Controlli che hanno fatto guadagnare certificazioni di security aeroportuale a Triveneto Sicurezza e a Save, di conseguenza. Se la società precede unilateralmente i sindacati agiranno in qualsiasi modo per tutelare le 600 famiglie coinvolte» concludono.

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