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Imprese alimentari, sciopero di quattro ore venerdì 9 ottobre

Andrea Meneghel segretario generale Fai Cisl Belluno Treviso spiega le ragioni della mobilitazione in programma per domani. Lavoratori in stato di agitazione da fine agosto

 

Il settore alimentare della Marca trevigiana venerdì 9 ottobre si ferma per quattro ore a fine turno. Lo sciopero è stato proclamato da Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil a livello nazionale per la mancata adesione al rinnovo del contratto nazionale della maggior parte delle imprese coordinate da Federalimentare. Dopo 11 mesi di trattativa, la maggioranza delle associazioni datoriali - fatta eccezione per Unionfood, Assobirra e Ancit - ha rifiutato di terminare il percorso del rinnovo contrattuale rischiando di vanificare il buon esito del risultato. Lo stallo sulla trattativa è avvenuto per il rifiuto di alcune associazioni datoriali di riconoscere alcuni elementi innovativi sia di carattere economico che normativo presenti nel nuovo contratto. Per questo, dalla fine di agosto, i dipendenti del settore sono in stato di agitazione, con il blocco degli straordinari, delle flessibilità e delle prestazioni aggiuntive.

Nella Marca, ad essere colpiti dal mancato rinnovo del contratto nazionale sono soprattutto i dipendenti delle piccole e delle medie imprese alimentari, che sono la maggioranza del comparto: 350 su un totale di 400 imprese, 10mila lavoratori sui circa 15mila addetti complessivi. In particolare, fra le non firmatarie ci sono Assolatte e Federvini, che nella provincia di Treviso rappresentano il 55% per cento del settore, un universo di imprese e microimprese del settore caseario e vitivinicolo che sono fra gli asset strategici dell’economia territoriale. «Il blocco della trattativa è un atto grave - dichiarano Andrea Meneghel, segretario generale della Fai Cisl Belluno Treviso, Danilo Maggiore, segretario della Flai Cgil Treviso (video qui sotto) e Michele Gervasutti della Uila Uil Treviso Belluno - anche perché riguarda lavoratori e lavoratrici che con grande senso di responsabilità e tanti sacrifici durante il lockdown hanno continuato la produzione a favore di tutta la filiera e quindi della popolazione. Invitiamo ancora una volta le associazioni di imprese non firmatarie dell’accordo a ripensarci, perché si tratta di un contratto migliorativo anche per le aziende, mettendole nella condizione di ottimizzare la propria organizzazione del lavoro, innovando sulla formazione, sul welfare, sulla partecipazione, sulla riclassificazione dei lavoratori e sullo smart working. Valutiamo ottimo anche la parte dell’accordo riguardante l’aumento salariale, con 119 euro a regime, a cui si aggiungono 5 euro di welfare e 30 per chi non è coinvolto nella contrattazione di secondo livello, incentivando le imprese a realizzarla».

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