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Sabato, 22 Gennaio 2022
Attualità Sernaglia della Battaglia

Era un luogo simbolico della nostra cultura, chiude l'Osteria Pillonetto

Il 31 dicembre chiuderà i battenti lo storico locale di Sernaglia, caro a personaggi del calibro di Andrea Zanzotto. Per la proprietaria Silmava, che la gestiva da oltre 40 anni, arriverà il tempo della pensione

E' arrivato il tempo di chiudere i battenti e di andare in pensione. Il 31 dicembre la storia dell'Osteria Pillonetto di Sernaglia della Battaglia scrive l'ultimo capitolo e per Silmava Pillonetto, che del locale si è occupata dal sin dal lontano 1981, anno in cui morì il padre Giocondo, è arrivato il tempo del riposo.

«Sono stanca - dice -  una stanchezza che mi fa compagnia da quarant'anni. Io le vacanze le ho viste solo una volta, per il resto le ho fatte al lavoro. Ma l'osteria non chiuderà i suoi “balconi”, la piazza su cui si affaccia è già spoglia di suo. In realtà ci sarebbe stata l'opportunità di fare del locale una osteria storica, dato che ha scavallato i 70 anni dalla fondazione, ma io non ho non ho mai voluto esplorare questa possibilità. Ci saranno, forse, altre occasioni per fare rivivere questo luogo: una associazione privata, se ci sono i soldi chissà, una fondazione. Vorrei però che i locali restassero un luogo simbolico di un certo modo di fare cultura, ma per il momento mi prendo un po' di tempo per me, per riposare”.

L'Osteria Pillonetto fu fondata nel 1948 da Giocondo Pillonetto, che di Sernaglia fu il sindaco della ricostruzione, l'uomo che seppe ricondurre alle radici i tanti compaesani finiti per lavorare e cercare una vita migliore all'estero. Il locale divenne nel tempo il luogo dell'incontro di personaggi famosi, da Andrea Zanzotto, che definì il padre di Silmava un “fratello maggiore, se non proprio un maestro” a, fra gli altri, Toti dal Monte, Carlo Conte, Berpi Maffioli, Goffedro Parise, Giovanni Comisso e Mario Rigoni Stern.

«Quelli furono anni meravigliosi – dice Silmava – a cui poi ho cercato di dare continuità con le presentazioni di libri, incontri, mostre di pittura, piacevoli dissertazioni di arte. E poi è arrivata la pandemia e con lei anche i tempi di lavoro sono mutati e le abitudini dei clienti sono radicalmente cambiate. Se mi guardo indietro mi accorgo che l'osteria praticamente ha poggiato tutta sulle mie spalle, adesso dopo tanto tempo è venuto il tempo di mettere nero su bianco l'ultima pagina".

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