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Social, web e giovani: il Comune di Silea adotta i patti digitali di comunità

Due documenti (uno per la scuola dell’infanzia e primaria e l’altro per la scuola secondaria di primo grado) sanciscono un’alleanza educativa tra famiglie, insegnanti ed enti a livello locale per gestire il rapporto dei più giovani con social e web. Sono frutto dell’iniziativa di un gruppo di genitori

Silea è il primo Comune in provincia di Treviso e il terzo in Veneto ad adottare i “Patti digitali di comunità”: il Comune di Silea e l’Istituto Comprensivo di Silea lo scorso marzo hanno infatti avviato un percorso, condotto dall’Associazione MEC - Media Educazione Comunità, che ha previsto la condivisione e l’adozione di regole di base per gestire l'ingresso nel mondo digitale di bambini e ragazzi, il coinvolgimento dei genitori e degli educatori interessati e la suddivisione in gruppi in base all’età dei ragazzi, arrivando all’elaborazione di due documenti che sanciscono un’alleanza educativa tra famiglie, insegnanti ed enti a livello locale. I “Patti digitali” saranno presentati pubblicamente in una serata aperta a tutta la cittadinanza mercoledì 7 giugno alle 20.30 nell’Aula Magna dell’Istituto Comprensivo.

I genitori che hanno redatto i “Patti digitali”, uno per la scuola dell’infanzia e primaria e l’altro per la scuola secondaria di primo grado, hanno dichiarato la propria approvazione per i contenuti e si sono impegnati a tradurli nella pratica quotidiana, creando così un’alleanza con tutti gli altri genitori che li condivideranno e un ambiente educativo coerente per i bambini e i ragazzi, anche nell’ambito del digitale. Le famiglie coinvolte nella stesura dei due documenti sono state sessanta, il 9% degli allievi e delle allieve che frequentano l’Istituto Comprensivo.

«L’utilizzo del web e dei social fa ormai parte della quotidianità dei ragazzi, – spiega il sindaco Rossella Cendron – ma è importante dar loro delle regole di utilizzo, per aiutarli ad usare gli strumenti nel modo più proficuo e senza incorrere in pericoli: il valore aggiunto di questo progetto, che ci è stato proposto da un gruppo di genitori di Silea e come Amministrazione abbiamo accolto con favore, è la logica comunitaria».

«Un focus fondamentale dell’Amministrazione Comunale e dell’Assessorato all’Istruzione – aggiunge l’Assessore all’Istruzione e alla Cultura Angela Trevisin – è infatti dare concretezza al concetto di comunità educante e questa iniziativa va esattamente in tale direzione. Non solo, l’adozione dei Patti digitali è un modo per aiutare i genitori a gestire insieme ad altri un aspetto sempre più importante e presente nella vita dei figli».

«La consapevolezza della qualità nelle relazioni interpersonali – sottolinea Maria Pia Davanzo, dirigente dell’Istituto Comprensivo di Silea - costituisce il prerequisito di ogni azione educativa si voglia mettere in atto, sia a livello familiare che scolastico. Risulta quindi particolarmente apprezzabile prendere atto che la scuola di Silea pulsa in una comunità educante in cui i genitori sono consapevoli che un patto di carattere educativo, quale è il Patto digitale di comunità, possa favorire una crescita armonica dei bambini e delle bambine. La società odierna, permeata di comunicazione digitale, richiede un nuovo orientamento, al cui interno traiettorie educative condivise possano consentire lo sviluppo di intelligenze emotive, di empatia, di senso critico. I numerosi progetti della scuola che puntano a rendere consapevoli gli alunni rispetto ad un utilizzo corretto e adeguato alle diverse età di social e device, non avrebbero pieno significato senza una sinergia e una condivisione di intenti con le famiglie».

«Con l'arrivo del digitale, che collega un bambino in ogni momento al mondo esterno, - conclude Sara Armellin, uno dei genitori partecipanti ai “Patti digitali” di comunità - le tematiche non riguardano più la singola famiglia, ma tutta la comunità, perché si tratta di nuove forme di socialità, di linguaggi, di svago, dove entra in gioco anche l'inclusione e l'esclusione, così importanti nello sviluppo emozionale e relazionale dei ragazzi. È un percorso: questo Patto è un primo punto di partenza che andrà aggiustato progressivamente. Siamo noi adulti il primo esempio per i nostri figli, siamo noi i primi a doverci dare delle regole».

A chiudere gli interventi è stato Giacomo Trevisan, coordinatore per il Friuli Venezia Giulia dall’Associazione MEC - Media Educazione Comunità che da oltre dieci anni si occupa di educazione all’utilizzo dei media digitali e che ha sottolineato come, a livello nazionale, siano 50 i territori che hanno aderito alla compagna. L’iniziativa si inserisce nel progetto Patti digitali, che nasce dalla convergenza di attività di ricerca svolte da diversi anni al centro di Ricerca “Benessere digitale” dell'Università di Milano-Bicocca e del lavoro del MEC - Media Educazione, Comunità, Aiart Milano e Sloworking.

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