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Appello a Zaia: «Soldi alle famiglie che hanno ospitato i profughi ucraini»

Lettera al presidente della Regione dalle associazioni ucraine insieme a Cisl Veneto e Forum Terzo settore. «I cittadini non hanno ricevuto nessun contributo a copertura dei costi sostenuti per l'accoglienza»

Sostenere i cittadini e le famiglie venete che, con profondo senso di solidarietà e generosità hanno accolto in questi mesi nelle proprie case gli ucraini in fuga dalla guerra. È quanto propongono al presidente del Veneto, Luca Zaia, sei associazioni ucraine del territorio (Amvo Noi Migranti Odv, Roksolana, La Rondine, Associazione Ucraina Insieme, Comunità ucraina di Vicenza e Malve di Ucraina) in un appello condiviso e sostenuto da Cisl Veneto e Forum terzo settore Veneto.

La lettera

Ad oggi sono ben 10mila, di cui circa 4mila minori, le persone che hanno trovato ospitalità e accoglienza nella nostra regione (dati Protezione civile). "Sappiamo che a dare un tetto e il necessario per vivere a queste persone sono stati soprattutto i privati cittadini - si evidenzia in sintesi nella lettera inviata al governatore del Veneto -: famigliari e conoscenti immigrati, in gran parte colf e badanti, e a volte i loro datori di lavoro, oppure volontari che hanno messo a disposizione un alloggio. Sono cittadini che non hanno ricevuto alcun contributo a minima copertura dei costi sostenuti, se non per la gratitudine di chi è stato ospitato". Le associazioni, Cisl Veneto e il Forum propongono insieme che una parte dei fondi raccolti dalla sottoscrizione attivata dalla Regione del Veneto, che oggi prevedono contributi destinati ai profughi, possa essere destinata anche a contributo economico per chi si è fatto carico di ogni spesa di ospitalità.

I commenti

«Dare un supporto alle famiglie e ai cittadini, ucraini e italiani, che finora hanno sostenuto da soli i costi dell’accoglienza - dice Marina Sorina, presidente di Malve di Ucraina a nome di tutte le associazioni ucraine del Veneto, spiegando le motivazioni dell’appello a Zaia -, oltre che un giusto riconoscimento per quanto con generosità hanno fatto, è anche un modo per favorire questa forma di ospitalità, espressione di vera e concreta solidarietà umana verso le singole persone profughe e verso un popolo».

«La guerra in Ucraina ha fatto nascere un forte sentimento di solidarietà verso questo popolo vittima di un’aggressione criminale da parte della Russia - sottolinea da parte sua Gianfranco Refosco, segretario generale di Cisl Veneto – come è nella cultura veneta: molte persone e molte famiglie si sono attivate concretamente, aprendo le proprie case all’accoglienza di chi è fuggito dalla guerra. È però necessario che questa ospitalità venga promossa e sostenuta, anche contribuendo alle spese che sono state generosamente sostenute».

«Quest’accoglienza spontanea e “diffusa” è una grande opportunità, anche dal punto di vista di un modello che spesso ha visto negli anni scorsi mobilitarsi le persone, i cittadini, le comunità, e poi essere frustrato dalla macchina burocratica, che preferisce gestire questi fenomeni senza la partecipazione attiva dei cittadini ma attraverso strumenti, di fatto, di controllo - conclude Marco Ferrero, portavoce del Forum Terzo settore Veneto -. Pensiamo a com’era nata l’accoglienza degli albanesi negli anni ‘90, anche quella spontanea, poi finita con le persone rinchiuse nello stadio di Bari; oppure come in questi anni l’accoglienza sia stata rilegata ai margini delle città, ghettizzando le persone e non favorendo i meccanismi di integrazione».

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