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Venerdì, 7 Ottobre 2022
Attualità Spresiano

Iter interminabile di dieci anni, Fassa Bortolo rinuncia ad investire 30 milioni in Sicilia

La lunga attesa per dare il via libera al nuovo impianto di Enna, per l'estrazione e la lavorazione del calcare, ha convinto l'azienda trevigiana a gettare la spugna tra autorizzazioni concesse e poi negate, ricorsi e controricorsi. Sarebbero stati garantiti almeno cento posti di lavoro

Dopo dieci anni di autorizzazioni concesse e poi revocate, ricorsi e controricorsi, l'azienda trevigiana

Fassa Bortolo rinuncia al progetto Agira. La società – marchio storico nel mondo dell’edilizia, leader in Italia e tra i più affermati in Europa – aveva già annunciato quattro anni fa che, nel caso in cui fossero perdurate le lungaggini burocratiche che stavano bloccando l’avvio dell’iter di realizzazione dell’impianto di Agira, avrebbe rinunciato a proseguire con questa. Purtroppo, così è stato.

Nel 2010 la società aveva dato il via alle attività propedeutiche di ricerca di un sito produttivo in Sicilia, che garantisse – nella medesima area – uno spazio destinato all’estrazione della materia prima e alla sua trasformazione. Fassa Bortolo ha individuato nel 2013 un sito di interesse, ricadente tra l’altro nel vigente Piano Regionale delle Attività Estrattive, che ha prontamente acquistato con contratto preliminare, per dedicarsi poi all’avvio del processo di ottenimento di tutte le autorizzazioni necessarie all’attivazione del progetto stesso. Gli obiettivi temporali prevedevano l’inizio della costruzione dell’infrastruttura, comprensiva di cava di estrazione e stabilimento produttivo e il suo completamento entro tre/quattro anni.

Successivamente, tuttavia, una serie di lungaggini burocratiche, vicende giudiziali e accuse infondate, non solo hanno rallentato il progetto ma ne hanno modificato l’importanza nel piano globale di sviluppo aziendale. Fassa Bortolo è un’impresa che ha una grande e lunga esperienza nella costruzione di nuovi siti produttivi – l’azienda vanta oggi ben 19 impianti produttivi tra Italia ed estero -, ma mai si è trovata di fronte a simili complessità. La società, in questo caso, si è trovata infatti ad affrontare barriere che nel tempo sono diventate veri e propri impedimenti allo sviluppo di un investimento da 30 milioni di euro che avrebbe generato, in un territorio ad altissimo tasso di disoccupazione, la creazione di oltre 100 posti di lavoro tra personale diretto ed indiretto, oltre al recupero ambientale di un’area oggi fortemente degradata.

L’evoluzione del mercato dell’edilizia, inoltre, sta imponendo all’azienda lo sviluppo di prodotti sempre più tecnologici e diversificati, che hanno imposto una modifica all’orientamento degli investimenti. Oggi, infatti, non potendo escludere ulteriori possibili azioni ostative, non è più possibile pianificare con certezza i tempi di costruzione dello stabilimento di Agira – su cui, peraltro, l’azienda è ancora in attesa di pronunciamento del CGA Sicilia (Consiglio di Giustizia Amministrativa). Il progetto rischia di diventare obsoleto ancora prima di nascere, e per questo Fassa Bortolo ha deciso di non proseguire oltre, non sussistendo più le condizioni per sostenere un investimento di simile importanza.

La società ritiene doveroso ringraziare tutte le istituzioni e gli enti che dal 2013 a oggi si sono spesi e hanno creduto nel progetto: in particolare il Presidente della Regione Sicilia On. Musumeci e il Sindaco di Agira, la Senatrice Maria Gaetana Greco, entrambi molto favorevoli all’iniziativa. Un grazie, poi, a Legambiente, che aveva ben compreso l’importanza del progetto sotto il profilo del rispetto per l’ambiente. Una sensibilità, quest’ultima, che Fassa Bortolo ha sempre ritenuto prioritaria in ogni suo nuovo stabilimento.

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