Il nuovo Dpcm chiude le palestre per un mese: «La delusione è tanta»

Springolo, Head coach di CrossFit: «Abbiamo fatto di tutto per rispettare le norme, ma non è bastato. Sarà dunque un altro periodo di sacrificio per il mondo del benessere fisico»

L'interno del CrossFit Postumia

Misurazione della temperatura, ingressi contingentati, sanificazione degli ambienti e rigidissime norme sanitarie da rispettare. Tutto questo era strettamente necessario per frequentare le palestre in tempo Covid. "Era", perché da lunedì le palestre (come anche in centri benessere, i centri termali e le piscine) saranno costrette a non riaprire a causa del nuovo Dpcm firmato nella notte tra sabato e domenica dal Premier Conte. Nonostante fossero tra i luoghi non sanitari più monitorati di tutti, insieme ai cinema e ai teatri, ancora una volta le palestre sono state al centro dell'attenzione del Comitato tecnico scientifico e del Governo, tanto che dopo aver dato loro una settimana di attesa, aspettando la decisione se tenerle aperte o chiuderle dando loro del tempo per adeguarsi ai protocolli di sicurezza, il fatidico momento è infine arrivato. Il Governo, infatti, domenica ha deciso che fino al prossimo 24 novembre le serrande debbano rimanere chiuse.

«Il problema del Covid-19 è un problema reale di un virus raffinato. Con l’ultimo decreto ci vediamo quindi costretti a chiudere i battenti per (almeno) un mese, nonostante le linee guida delle precedenti disposizioni siano state seguite in maniera ligia da tutte le realtà sportive, o quasi. Crediamo che l’incisività del virus sia legata al sovraffollamento in luoghi dove non sia possibile avere un controllo, non laddove si attuino tutte le norme igieniche e di distanziamento in maniera scrupolosa - dichiara Matteo Springolo, Head coach di CrossFit Postumia e CrossFit 30037 - Palestre e centri sportivi si sono, al tempo, tempestivamente adeguati, impegnandosi sia dal punto di vista economico che gestionale. I controlli da parte di NAS o altri organi preposti, che si occupano di tematiche sanitarie, non hanno riscontrato nessuna anomalia nel nostro settore. Elogiandoci, anzi, come scrupolosi nel seguire le regole imposte. Abbiamo dunque fatto quello che si doveva, ma a quanto pare non è bastato: convincere i nostri leader che garantiamo luoghi di fitness sicuri si è rivelata un’impresa ardua. Che sia questa chiusura, delle palestre nella fattispecie, dettata non solo dall’emergenza in atto ma anche da motivazioni che esulano dalla sfera sanitaria? Sarà un altro periodo difficile e di sacrificio per il mondo del benessere fisico. Ci auguriamo però che termini presto, così da poter offrire nuovamente i nostri servizi al fine di rafforzare la salute delle persone».

Oltre al fattore del movimento, che è fondamentale per la prevenzione della salute psico-fisica, c'è da dire che effettivamente quasi tutte le palestre, dopo la riapertura di maggio, si sono attenute scrupolosamente alle regole. Le linee guida sono state seguite a discapito delle conseguenze, ovvero costi di gestione maggiorati, minor numero di ingressi, guadagni inferiori e, se si vuole solo guardare al lato economico, come ben si sa dietro la chiusura di una palestra ci sono sempre stipendi e famiglie e la domanda che molti ora si pongono è questa: "Come verrà ora garantito che si potrà andare avanti?". Perché, oltre ad essere state chiuse per mesi, dalla riapertura le palestre hanno avuto regole rigidissime da rispettare e ora è arrivata per tutte loro una beffa tremenda.

«Abbiamo sanificato la palestra, attivato l'app per i corsi, distanziato gli attrezzi, acquistato contenitori, colonnine gel, guanti, mascherine, termoscanner e visiere - scrive in un accorato post sui social Massimo, affezionato cliente di CrossFit Postumia - Abbiamo compilato ogni tipo di documento per la sicurezza e per il Garante della Privacy, acquistato detersivi, nominato un responsabile del termometro e il "comandante" degli spogliatoi, oltre che discusso con i clienti per il rispetto delle regole...Ma ce l'abbiamo fatta. E' stato un sacrificio silenzioso, perché per noi la palestra è un credo, una passione. Ma non basta! Gli sportivi, in piena tempesta, diventano scomodi e non essenziali, sono il superfluo sacrificabile, il capro espiatorio di una gestione fallace e contraddittoria, massacrati da una vessazione mediatica riservata neanche ai peggiori criminali. Siamo da sempre coloro che allegeriscono il SSN sensibilizzando le persone, attraverso la cura del corpo e della mente, perché siamo educatori e sentiamo la responsabilità morale di continuare con ogni mezzo, ad aiutare il prossimo a stare meglio, ad essere disciplinato, a rispettare le regole in una comunità e a preservare la salute fisica e mentale. Ma c'è un limite a tutto».

Così invece Davide, anche lui cliente della palestra di Quinto: «Attendiamo di sapere cosa faranno le Federazioni sportive da lunedì, ma non è ammissibile che lo sport faccia da capro espiatorio ai fallimenti della politica dopo tutti gli investimenti che hanno dovuto fare le palestre per adeguarsi alle disposizioni sanitarie! È una vergogna! Bisogna scendere in piazza!». Insomma, una situazione non facile da affrontare e che pone, per l'ennesima volta (a ragione o a torto, scegliete voi), gli sportivi al centro delle tematiche governative in riferimento al contenimento della diffusione del Coronavirus.

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