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Oras Motta di Livenza, lavoratori verso lo stato di agitazione

L'annuncio delle sigle sindacali Cisl Fp, Cgil Fp e Uil Fpl: «Professionisti in fuga dall’ospedale riabilitativo di alta specializzazione. Non si può prescindere da un investimento straordinario di risorse»

Medici specialisti, infermieri, terapisti e operatori in fuga dall’Oras di Motta di Livenza. I lavoratori chiedono un impegno serio al Cda e al management dell'ospedale riabilitativo di alta specializzazione per arginare l’emorragia di professionisti acuita dall'emergenza pandemica. In assenza di risposte concrete, le federazioni del pubblico impiego di Cgil, Cisl e Uil hanno già il mandato dei lavoratori per proclamare lo stato di agitazione. È quanto emerso da una partecipata assemblea sindacale svoltasi lo scorso 8 febbraio.

«Quello che è emerso - spiegano Fabio Zuglian, Sara Tommasin e Beniamino Gorza delle segreterie territoriali Cisl Fp, Cgil Fp e Uil Fpl - è un quadro di grande difficoltà, che deriva non solo e non tanto dall’emergenza pandemica, che ha avuto pesanti ripercussioni su tutta l’organizzazione, ma soprattutto, ad avviso dei lavoratori, da un management che non è stato in grado di rispondere adeguatamente alle nuove sfide. Il risultato è che dall’Oras se ne stanno andando professionisti che difficilmente potranno essere sostituiti, sia per il know-how mutuato in tanti anni di esperienza, sia perché alcune professionalità sono assolutamente irreperibili sul mercato». Una perdita di un capitale umano e professionale difficilmente rimpiazzabile e che da sempre ha rappresentato la base dell’eccellenza riabilitativa che contraddistingueva l'ospedale di Motta, un segnale che per le Organizzazioni Sindacali non può essere sottovalutato né superficialmente ascritto alla fisiologica ricerca di nuove opportunità lavorative. «Quello che, come organizzazioni sindacali, abbiamo potuto apprezzare incontrando i lavoratori - proseguono Zuglian, Tommasin e Gorza - è un grande senso di appartenenza e dedizione al lavoro e un profondo desiderio di poterlo svolgere nel modo migliore ponendo al centro le esigenze del paziente; tale vissuto è ormai associato, purtroppo, alla frustrazione derivante dall’impossibilità di esprimere efficacemente la propria professionalità e dalla difficoltà nel farsi ascoltare. Tutti ci attendiamo dal consiglio di amministrazione, recentemente rinnovato, un concreto segnale di discontinuità, ritenendo che una situazione così compromessa meriti davvero un cambio di paradigma».

Le organizzazioni sindacali si rendono disponibili per iniziare un nuovo percorso, che sottolineano: «Non può prescindere da un investimento straordinario di risorse, a partire dalla formazione, indispensabile per mantenere elevati livelli assistenziali offerti agli utenti, ma anche di natura economica: mentre ai dipendenti della sanità pubblica la Ulss 2, proprietaria dell’Oras, ha riconosciuto 1.200 euro di stanziamento straordinario Covid per il lavoro svolto durante l’emergenza, ai dipendenti Oras in questi mesi rischiavano di saltare anche quelle poche risorse che da qualche anno finanziano il premio di produzione, mediamente inferiore a 300 euro lordi all’anno per dipendente». Cisl Fp, Cgil Fp e Uil Fpl chiedono anche maggiore trasparenza favorendo una partecipazione attiva dei lavoratori, ad esempio attivando il Comitato unico di garanzia. «Ci attendiamo - concludono Zuglian, Tommasin e Gorza - una data di incontro con il nuovo consiglio di amministrazione che dia risposte concrete ai lavoratori, e che ci sia un impegno per arginare l’emorragia di professionisti fidelizzando nuovamente chi ancora lavora in Oras. In caso contrario le Organizzazioni Sindacali hanno già il mandato dei lavoratori per proclamare lo stato di agitazione».

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