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Stiga: «No a un referendum bis»

A dirlo in queste ore sono i sindacati guidati dalla Fiom Cgil che chiedono per l'azienda di Castelfranco Veneto una seconda consultazione sulla base di un nuovo accordo

«I lavoratori si sono già espressi e hanno bocciato l’intesa sulle deroghe al Decreto dignità». Con queste parole la Fiom Cgil di Treviso ha stoppato la proposta di un referendum bis che incalza in questi giorni alla Stiga di Castelfranco. L’azienda del settore del gardening si è vista imbrigliata dentro i nuovi tetti previsti dalla nuova normativa sui contratti a termine.

«La flessibilità spinta sta raggiungendo limiti non più sopportabili, in particolare se non attenuata da stabilizzazioni dei precari – afferma Enrico Botter, segretario generale della Fiom Cgil di Treviso – Se si vuole continuare ad affidare alla contrattazione fra le parti intese territoriali ad hoc sui contratti a termine, per uscire dall’empasse e dalle contraddizioni normative che agiscono sul mercato del lavoro, qualcosa le imprese devo cedere, in particolare per quanto riguarda i percorsi di stabilizzazione». Sul caso Stiga per la Fiom trevigiana un’altra consultazione è possibile solo se alla base di un nuovo referendum ci fosse un accordo diverso dal precedente e che tale prospettiva prendesse in considerazione. «Come consentito dalle leggi del 2011, firmate dall'allora ministro Sacconi, si riporti in fabbrica l’articolo 18 sul licenziamento – aggiunge Alessandro Da Rugna della Fiom Cgil di Treviso – Questo il presupposto per raccogliere il 50 per cento più uno delle firme e procedere a un ulteriore referendum tra i lavoratori, che hanno sempre l’ultima parola».

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