Stranieri in lieve aumento nella Marca: calano i richiedenti asilo, aumentano le famiglie

Presentato il dossier realizzato da Anolf Cisl, Caritas di Treviso e di Vittorio Veneto, Migrantes, cooperative La Esse e Una Casa per l’Uomo, con il contributo di Veneto Lavoro

Rimangono. Né fuga né invasione. A dirlo è il sedicesimo rapporto sulla presenza di cittadini stranieri nella Marca. Nel 2018 il 72% dei primi rilasci di permessi di soggiorno è per motivi familiari (+5%), -60% i permessi di soggiorno per motivi legati a richiesta asilo e protezione. Le acquisizioni di cittadinanza italiana sono ulteriormente calate del 28%, ma in 15 anni in provincia sono 43mila i nuovi cittadini italiani.

Presentato mercoledì 18 dicembre, nella sede di La Esse, il 1rapporto sulla presenza di cittadini stranieri è stato curato da Anolf Cisl Belluno Treviso, Caritas di Treviso e di Vittorio Veneto, Migrantes Treviso, La Esse e Una Casa per l’Uomo, con l’apporto di Veneto Lavoro. Un importante strumento di documentazione e di analisi per chi si occupa di politiche locali e, più in generale, per comprendere la reale evoluzione dei fenomeni migratori. Alla conferenza stampa sono intervenuti Francesca Dettori, presidente di La Esse, Francesca Marengo, referente del dossier per La Esse, don Davide Schiavon, direttore della Caritas Tarvisina, don Bruno Baratto, direttore di Migrantes, Cinzia Bonan, segretario generale Cisl Belluno Treviso, Giorgio Gallina, presidente di Una Casa per l’Uomo, Letizia Bertazzon di Veneto Lavoro. 

I NUMERI

Come nel 2017, anche nel 2018 il numero totale di residenti stranieri è cresciuto leggermente. Il numero di stranieri residenti in provincia a fine 2018 è pari a 93.074, è cresciuto di 1.755 persone rispetto al 2017 (+1,9%). La popolazione straniera residente nella provincia di Treviso è composta da 44.973 uomini e 48.101 donne; di questi 20.522 sono minori. Per quanto riguarda i cittadini di provenienza extraUE, l’analisi dei permessi di soggiorno rileva che, nel 2018, circa il 72% del totale dei primi permessi rilasciati è da ricondurre a motivi familiari, soprattutto a ricongiungimenti familiari (dal 2012, in Veneto i primi permessi rilasciati per motivi familiari si mantengono intorno ai 10 – 12.000). Calano del 60% i primi rilasci di permessi per motivi legati alla richiesta di asilo e alla protezione umanitaria. Ancora in calo le acquisizioni di cittadinanza italiana (-28,3% rispetto all’anno precedente), fenomeno verificatosi anche a livello regionale e nazionale a partire dal 2017. I 3.092 stranieri diventati cittadini italiani nel 2018 vanno a comporre gli oltre 43.000 diventati neo-cittadini italiani dal 2002 ad oggi. Come nel 2017, anche nel 2018 è aumentata in particolare la componente maschile (+1.153 uomini), anche se la componente femminile continua a rimanere prevalente (51,7%). Nella provincia di Treviso sono presenti migranti di 150 nazionalità diverse, ma la quota delle prime 10 è pari al 74% del totale.

Presentazione Dossier 2018-2

LE NAZIONALITÁ

Continuano a confermarsi primi Paesi di provenienza: Romania, Cina, Marocco, Albania, Macedonia, Kosovo. Crescono i rumeni (+ 2,3%, pari a +473 persone), i cinesi (+ 2,4%, pari a +202 persone), gli indiani (+6,4%, pari a +148 persone), i senegalesi (+3,0%, pari a +82 persone) e gli ucraini (+2,4%, pari a +87 persone). Tra gli altri gruppi nazionali presenti in provincia, crescono con percentuali rilevanti, ma nettamente inferiori rispetto allo scorso anno, i nigeriani (+12,5%, pari a +264 persone), i brasiliani (+9,4% pari a +99 persone), i pakistani (+8,9% pari a +48 persone). L’aumento di molti gruppi nazionali può essere riferito a una crescita dei ricongiungimenti familiari che, dal 2017, hanno visto rilevante aumento. Calano invece altri gruppi nazionali (soprattutto di area balcanica), anche se con percentuali leggermente inferiori rispetto allo scorso anno. 

NUOVI NATI E MINORI

I nuovi nati da entrambi i genitori stranieri sono stati 1.300 nel 2018; -3,8% rispetto al 2017, 55 nati in meno, una cifra inferiore alla diminuzione precedente (-66). L’incidenza percentuale sul totale dei nati resta pressoché stabile al 19,7%. La popolazione a cittadinanza straniera continua ad essere più giovane di quella italiana: il 22,0 % del totale degli stranieri, pari a 20.522 ragazzi e ragazze, sono minorenni, rispetto ad una incidenza dei minori tra gli italiani pari al 16,4%. C’è stata una lieve ripresa, pari a 311 minori in più, con un aumento relativo dell’1,5% rispetto al calo dell’1,9% del 2017, calo che si protrae dal 2013; la loro incidenza percentuale sul totale dei residenti stranieri rimane pressoché stabile al 13,2%. Nella sostanziale stabilità di questo segmento di popolazione si ipotizza concorra anche il proseguire del calo delle acquisizioni di cittadinanza italiana.

SCUOLA

Durante l’anno scolastico 2017/2018 nella provincia di Treviso gli alunni con cittadinanza non italiana sono stati 17.971, 71 in più rispetto al precedente anno scolastico. Il 70,8% di questi giovani è nato in Italia da genitori stranieri, percentuale in costante aumento. Si arresta per ora il calo iniziato nel 2013/2014, con uno 0,4% in più, sostanziale conferma delle cifre dell’anno precedente. L’incidenza percentuale sul totale degli alunni si conferma sul 13,3% (seconda dopo Verona, 14,8%, e alla pari con Padova 13,3%, con media regionale al 13,3%). Le nazionalità rappresentate erano 112.

I NEO-CITTADINI ITALIANI

Gli stranieri che hanno acquisito la cittadinanza nel 2018 sono stati 3.092, con un calo del 28,3%, pari a -1.220 persone rispetto al 2017, il 60% in meno rispetto al picco del 2016. In ogni caso, in 15 anni ben 42.462 persone sono diventate di cittadinanza italiana.

I RICHIEDENTI ASILO

A fine giugno 2018 erano presenti nei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) e nei posti resi disponibili dalla rete SPRAR 1.846 persone, circa un terzo in meno rispetto al 2016 (nel quale l’aumento rispetto all’anno precedente era stato invece superiore al 75%). A livello nazionale, vi è stato nel 2018 un forte calo negli arrivi via mare, con una diminuzione dell’80% rispetto al 2017 e con ovvie ricadute sulle presenze a livello locale. Nel 2018 nei due progetti SPRAR in provincia di Treviso sono transitate in totale 119 persone di 18 nazionalità differenti; i gruppi nazionali più rappresentati sono i maliani (22.7%), seguiti dai nigeriani (15.1%) e dai pachistani (10%); l'80% ha meno di 30 anni. 

IL LAVORO

Rispetto al totale degli occupati in provincia, anche nel 2018 il peso degli stranieri si mantiene elevato, pari al 10,6%. La loro presenza è particolarmente importante nel lavoro dipendente. Il tasso di occupazione degli stranieri (15-64 anni) è del 56,1% (68,2% quello degli italiani); il tasso di disoccupazione è pari al 21,4% (8% quello degli italiani). Per quanto riguarda il lavoro dipendente, nel 2018 si sono confermate le dinamiche positive degli anni precedenti – trainate dalla forte crescita dei rapporti di lavoro a termine – con un ulteriore rafforzamento del trend positivo avviatosi nel 2015. Per gli stranieri (come anche per gli italiani) prosegue la fase di espansione occupazionale: il bilancio delle posizioni di lavoro in essere a fine 2018 è positivo per 3.700 unità (circa 5mila tra gli italiani). Nel primo semestre del 2019, invece, continua a rafforzarsi il tempo indeterminato e si ridimensiona il ricorso del lavoro a termine. I dati del terzo trimestre (a settembre 2019) confermano i trend della prima parte dell’anno. Nell’insieme, il peso degli stranieri si conferma elevato in tutti gli ambiti occupazionali; è tuttavia particolarmente alto in agricoltura, nelle costruzioni ed in alcuni comparti del settore industriale (oltre che nel lavoro domestico). La prima cittadinanza per numero di assunzioni in provincia è quella rumena (circa 1/4 delle assunzioni), seguono i cinesi, gli albanesi e i marocchini. L’inserimento lavorativo dei diversi gruppi nazionali varia notevolmente e mette in evidenza alcune peculiarità settoriali. Nel lungo periodo sono inoltre evidenti trend differenziati sulla base della cittadinanza: si possono individuare comunità fortemente interessate dalla crisi che hanno registrato pesanti perdite occupazionali (ancora non recuperate) ad esempio Ghana e Marocco, gruppi in costante crescita con progressivo rafforzamento nel mercato del lavoro, ad esempio Cina, India, Romania e Albania, e cittadinanze in progressiva diminuzione come Polonia e Croazia. Le assunzioni degli stranieri nel lavoro dipendente continuano ad interessare soprattutto gli uomini, prevalentemente i profili professionali più bassi; le qualifiche più elevate, comunque contenute, sono più diffuse tra le donne che tra gli uomini. Al 30 giugno 2019 i disoccupati stranieri (domiciliati in provincia) secondo gli elenchi dei Centri per l’impiego sono circa 16.400 e rappresentano il 27% del totale degli iscritti; nel 54% dei casi si tratta di donne.

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IL COMMENTO 

«La crescita rilevata nel 2017 si conferma: anche il protrarsi del calo di acquisizioni di cittadinanza contribuisce a questo risultato, tuttavia va riconosciuto che a trainarla sono soprattutto i nuovi permessi di soggiorno per motivi familiari, la quasi totalità per ricongiungimento. Riteniamo che questo dato, insieme ai risultati delle dinamiche occupazionali, dimostri che è in ripresa la tendenza a portare in provincia la famiglia, considerato che nella Regione Veneto già dal 2013 i nuovi permessi di soggiorno per motivi familiari si sono mantenuti intorno ai 10-12.000. Il calo consistente dei permessi di soggiorno legati all’asilo o alle varie forme di protezione si ricollegano ovviamente alla politica relativa agli sbarchi. A fronte delle risultanze principali che i dati ci consegnano a fine 2018, riteniamo importante la seguente considerazione: i cittadini stranieri presenti in provincia sono ormai da tempo una componente strutturale del territorio, al netto delle difficoltà del territorio stesso per quanto riguarda le dinamiche innescate dalla crisi economica ed occupazionale del 2008 e protrattasi a lungo. Pur nella ricerca ancor oggi di possibilità migliori di lavoro e di vita all’estero, i cittadini stranieri tendono a rimanere: non si è realizzata né la fuga massiccia ipotizzata dopo i primi anni di crisi, né l’invasione di cui si torna a parlare dal tempo dell’innesco del problema umanitario nel Mediterraneo. E con coloro che rimangono, quali interventi si possono e si vogliono fare, perché diventino finalmente una risorsa di cui il territorio ha bisogno, considerato il degiovanimento che già lo scorso anno avevamo messo in luce? Quali politiche di inserimento ad una integrazione positiva sarebbero richieste per attuare questa prospettiva dalla quale tutti potremmo trarre profitto? Sono interrogativi che vanno sollevati, per poter aprire un dibattito costruttivo sul presente e sul futuro del nostro paese».

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