Oras, tolti gli striscioni per il rinnovo del contratto: diffidata la direzione

Lavoratori e sindacati accusano la direzione dell'ospedale riabilitativo di alta specializzazione a Motta di Livenza per aver tolto gli striscioni all'esterno della struttura

Gli striscioni di protesta rimossi dall'esterno dell'Oras

Mobilitazione per il rinnovo del contratto della sanità privata, la Cisl Fp Belluno Treviso, insieme a Cgil Fp e Uil Fpl, ha diffidato la direzione dell’Oras, l’Ospedale Riabilitativo di Alta Specializzazione di Motta di Livenza.

striscioni ORAS-2

Giovedì mattina, 24 settembre, la dirigenza dell’ospedale ha fatto togliere dalla recinzione della struttura tutti gli striscioni appesi dai lavoratori la scorsa settimana, in occasione dello sciopero del comparto, e lasciati in quella posizione per sensibilizzare la cittadinanza riguardo al problema del contratto nazionale scaduto da 14 anni. «Dalla dirigenza - afferma Fabio Zuglian, Segretario generale della Cisl Fp Belluno Treviso - ci saremmo aspettati sostegno alla vertenza che riguarda circa 1500 lavoratori e lavoratrici della sanità privata nella Marca. La trattativa sul rinnovo del contratto è stata interrotta perché le associazioni datoriali Aris e Aiop, che dopo aver firmato la preintesa, non hanno proseguito con la sottoscrizione del contratto collettivo nazionale. L’atteggiamento della direzione dell’Oras ci delude e ci amareggia ed è contrario allo stato di agitazione formalmente dichiarato, che consente ai dipendenti l’affissione di striscioni e bandiere al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica. Le ragioni addotte dalla direzione, come l’intralcio del traffico, non sono sostenibili».

striscioni ORAS3-2

«L’atteggiamento dimostrato dalla direzione dell’Oras - scrivono le organizzazioni sindacali nella diffida inviata all’amministratore delegato della struttura, e, per conoscenza, al direttore generale della Ulss 2 e ai dipendenti - si configura come come attività antisindacale e per questo la richiesta è che gli striscioni vengano ripristinati. In caso contrario - conclude Zuglian - avvieremo le opportune azioni, anche in sede giudiziaria, a tutela del diritto di espressione e propaganda sindacale in azienda garantito dall’Art. 21 della Costituzione e dall’Art. 1 dello Statuto dei lavoratori».

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