Domenica, 25 Luglio 2021
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Tamponi rapidi validi come i molecolari: «Esposto alla magistratura»

Lo annuncia Maria Teresa Turetta, segretario regionale del sindacato Cub, sulla scia delle polemiche seguite alle rivelazioni de l'Espresso. Il commento del dottor Rigoli

Il dottor Rigoli durante il punto stampa di lunedì 11 gennaio

Le procedure con cui la Regione Veneto ha dato il via all'utilizzo dei test rapidi per il Covid-19 saranno oggetto «di un esposto alla magistratura». Lo aveva annunciato domenica 10 gennaio Maria Teresa Turetta, segretario regionale del sindacato Cub con una nota al vetriolo pubblicata sulla scorta delle polemiche seguite alle rivelazioni de l'Espresso sulla politica sanitaria di palazzo Balbi.

«Adesso vogliamo capire quale sia l'iter autorizzativo che ha portato la Regione a blandire i cosiddetti test rapidi. Vogliamo capire quali siano le somme in ballo per le commesse. E vogliamo capire se tale condotta abbia o meno nuociuto ai lavoratori della sanita? e piu? in generale se abbia nuociuto ai veneti. Per questo stiamo predisponendo un esposto che alle brevi indirizzeremo a chi di dovere. In ultimo, suona davvero sospetta la tempistica per cui la tanto osannata circolare del Ministero della sanita? sia spuntata sui media veneti, guarda caso, qualche ora dopo che l'Espresso aveva letteralmente sbertucciato palazzo Balbi per la gestione della seconda ondata pandemica». Parole dure rispetto alle quali Turetta puntualizza che l'esposto al quale il sindacato sta lavorando «è quasi pronto» e che questo sarà indirizzato in primis «alla magistratura».

Le parole del dottor Rigoli

Lunedì 11 gennaio la Regione ha risposto invitando il dottor Roberto Rigoli al punto stampa sull'emergenza Covid in Veneto tenuto dal Governatore Zaia. Il 4 gennaio l'associazione microbiologi clinici italiani, aveva diffuso un documento ufficiale in cui si afferma che i tamponi molecolari rimangono lo standard per la diagnostica Covid ma, allo stesso tempo, viene specificato come la biologia molecolare non possa essere considerata un vero e proprio sistema di screening. Il documento faceva delle distinzioni sui vari tipi di tamponi rapidi, dettando nuove linee guida per identificare i positivi. Il documento è stato citato anche nell'ultima circolare del Ministero della Salute. «Con la nuova circolare del Ministero va rivisto l'approccio diagnostico - ha spiegato il dottor Rigoli - Non è sufficiente considerare solo la proteina "Spike" nella diagnostica molecolare. Bisogna valutare molteplici fattori. I test antigienici sono di tre livelli. Quelli di prima generazione sono a saponetta con la "bandina" rossa che viene letta ad occhio. I tamponi di seconda generazione sono quelli con "bandina" fosforescente, letta in maniera semiautomatica dai macchinari. Quelli di terza e ultima generazione, infine, rilevano la fluorescenza amplificandola e sono i più sensibili e precisi. Il Veneto sta provando questi test già da diversi mesi. La diagnostica veneta ha anticipato il documento pubblicato dal Ministero. Con la Liguria stiamo lavorando a un test rapido che darà esito entro tre minuti» annuncia Rigoli. 

La circolare ministeriale spiega che servono tre criteri: clinico, epidemiologico e di laboratorio per individuare un positivo al Covid. Il criterio di laboratorio, fino a pochi giorni fa, doveva sempre essere verificato attraverso il tampone molecolare. La nuova circolare del Ministero dice però i test rapidi di terzo livello sono uguali a quelli molecolari e potranno quindi essere considerati nel numero di tamponi fatti a livello nazionale per individuare il prima possibile eventuali soggetti positivi. Anche i tamponi rapidi di prima e seconda generazione potranno essere usati per gli screening. La definizione di "caso positivo" è stata stravolta da questa nuova circolare. Il positivo al test rapido potrà essere messo in isolamento senza la conferma del tampone molecolare. Se il paziente è negativo ma sintomatico, il test andrà ripetuto dopo due/quattro giorni per accertarne la positività con un un nuovo tampone di terza generazione o molecolare. «I tamponi stanno passando sempre di più dallo screening rinofaringeo a quello nasale perché ci si è accorti che c'è più antigene nel naso che non in gola. Gli studi sui tamponi salivari hanno dato ottimi risultati ma al momento non hanno ancora una validazione ufficiale, così come il test fai da te» ha concluso Rigoli. I dipendenti della sanità veneta faranno tutti tamponi di terza generazione. Circa 300 i test di terza generazione già a disposizione a livello regionale. «Saranno distribuiti a tutte le Ulss e utilizzati già nei prossimi giorni» fanno sapere dalla Regione.

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